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Si
tratta di un antichissimo eremo fondato da Sant’Alberto, un inquieto
monaco che dopo avere girovagato a lungo per l’Appennino fra
Lombardia, Emilia e Liguria, si fermò sulla collina di Butrio (620
m.), dove aveva trovato una grotta che gli faceva da riparo
naturale. Qui sarà affiancato da altri eremiti e si inizierà la
costruzione di un vero e proprio eremo, anche perché Obizzone
Malaspina, signore feudale del territorio, donerà alla comunità
monastica la piccola contea di Pizzocorno e, questa accetterà la
regola cenobitica benedettina. In realtà, il fatto è del tutto improbabile, perché sappiamo quasi per certo che il re è stato trucidato in carcere (1327) e che suo figlio, una volta salito sul trono, abbia punito con la morte i congiurati e fatto costruire un imponente mausoleo per custodire le spoglie del padre. Certo è che una leggenda inglese parla della sua miracolosa salvezza, di una sua fuga in Europa continentale, di anni e anni di peregrinazioni e, infine, la ritrovata pace in un eremo. N Il massimo dello splendore, l’eremo lo raggiunse fra il XIII e il XIV secolo, quando fu abbellito con affreschi di vario genere e fu terminata la costruzione del complesso monastico, comprendente tre piccole chiese, Santa Maria, la prima, risalente al secolo XI, Sant’Alberto e Sant’Antonio, intercomunicanti fra loro e dando quindi l’impressione di un unico complesso monastico. Il
monastero conobbe la decadenza che, a partire dal secolo XVI,
investì l’intero sistema monacale in tutta Europa. Trasformato in
parrocchia dopo il Concilio di Trento, sembrava destinato a sparire
nel nulla come realtà monastica, fino a che, alla |