SANT’ALBERTO DI BUTRIO

Si tratta di un antichissimo eremo fondato da Sant’Alberto, un inquieto monaco che dopo avere girovagato a lungo per l’Appennino fra Lombardia, Emilia e Liguria, si fermò sulla collina di Butrio (620 m.), dove aveva trovato una grotta che gli faceva da riparo naturale. Qui sarà affiancato da altri eremiti e si inizierà la costruzione di un vero e proprio eremo, anche perché Obizzone Malaspina, signore feudale del territorio, donerà alla comunità monastica la piccola contea di Pizzocorno e, questa accetterà la regola cenobitica benedettina. Sant’Alberto rimarrà, per tutto il medioevo, un piccolo e isolato monastero. Eppure sarà circondato di straordinarie leggende e vicende romanzesche. In primo, che vi avesse soggiornato lo stesso imperatore Federico Barbarossa, in una delle sue discese in Italia, l’altra, ben più strabiliante e poco credibile, che vi avesse trovato rifugio e quivi fosse deceduto Edoardo II di Inghilterra, dopo essere stato spodestato della corona ed essere miracolosamente fuggito dall’Inghilterra.

In realtà, il fatto è del tutto improbabile, perché sappiamo quasi per certo che il re è stato trucidato in carcere (1327) e che suo figlio, una volta salito sul trono, abbia punito con la morte i congiurati e fatto costruire un imponente mausoleo per custodire le spoglie del padre. Certo è che una leggenda inglese parla della sua miracolosa salvezza, di una sua fuga in Europa continentale, di anni e anni di peregrinazioni e, infine, la ritrovata pace in un eremo.

Nel piccolo chiostro di Sant’Alberto vi mostreranno anche il rozzo sarcofago di pietra grezza che avrebbe contenuto le ossa dell’antico re, prima che il figlio le facesse riportare in patria, tuttavia.....

Il massimo dello splendore, l’eremo lo raggiunse fra il XIII e il XIV secolo, quando fu abbellito con affreschi di vario genere e fu terminata la costruzione del complesso monastico, comprendente tre piccole chiese, Santa Maria, la prima, risalente al secolo XI, Sant’Alberto e Sant’Antonio, intercomunicanti fra loro e dando quindi l’impressione di un unico complesso monastico.

Il monastero conobbe la decadenza che, a partire dal secolo XVI, investì l’intero sistema monacale in tutta Europa. Trasformato in parrocchia dopo il Concilio di Trento, sembrava destinato a sparire nel nulla come realtà monastica, fino a che, alla fine del secolo XIX, venne rivitalizzato dalla comunità di Don Orione, e poi ancora dalla presenza di un monaco cieco in odore di santità, frate Maria, i cui supposti carismi miracolistici hanno generato l’interesse della religiosità popolare e hanno fatto dell’eremo meta di pellegrinaggi. Oggi il complesso è stata ampiamente e perfettamente ristrutturato, è abitato da un piccola comunità di monaci, ed è meta costante di pellegrinaggi di diversa natura. Dal punto di vista artistico vi è poco da segnalare, se non il fatto che la visione d’insieme di questo complesso in pietra, situato sullo spuntone di un monte che si apre su di una vasta valle, è davvero suggestivo.