LUNGO IL NAVIGLIO GRANDE, FRA VILLE DI DELIZIA
E ANTICHI BORGHI  DI CAMPAGNA
 

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Per lungo tempo Milano è stata avvolta da una sorta di tapis roulant d’acqua, la cerchia dei navigli, che poi proseguivano verso il Ticino e verso l’Adda. Era la cornice e il sottofondo architettonico che imprimeva alla città il suo carattere magico e trasognato che tanta nostalgia ha lasciato nei milanesi di ieri e di oggi, al punto che le antiche stampe e foto di quei canali avvolti di nebbia, di quelle darsene vibranti di vita, di barconi carichi di merci sui quali si affacciavano balconi sventolanti variopinte biancherie, sono ormai parte della memoria condivisa di generazioni che hanno visto solo tangenziali e circonvallazioni.  In realtà quel grande serpente d’acqua che avvolgeva la città e la legava, come un cordone ombelicale, ai fiumi che scendevano  dai laghi verso il Po fu la tangenziale e l’autostrada dei tempi andati, il mezzo più semplice, veloce ed economico per spostare merci, specie se pesanti, (un barcone sul naviglio Grande, sfruttando la corrente, poteva portare carichi superiori a quelli di un moderno autotreno) dalla campagna alla città e viceversa.  Il naviglio creava un legame vero fra la città e la campagna, proprio perché la rendeva raggiungibile facilmente e dunque permetteva che almeno in parte beneficiasse dello splendore e dell’eleganza di magioni che in città sarebbero stati chiamati palazzi e, in campagna, ville di delizia. Non è dunque un caso che proprio lungo la rettilinea del naviglio grande, quello che sbocca nel Ticino, si vedessero sorgere, già a partire dal secolo XVI, le prime grandi ville dell’aristocrazia. Ma, ancora prima, cioè ai tempi di Ludovico il Moro, questa parte della campagna milanese era amatissima dal principe che soleva, tutte le volte che la politica glielo permetteva, raggiungere i casini di caccia sparsi fra una sponda e l’altra del naviglio o del Ticino e, fra essi, il castello di Cusago o la grande villa-cascina presso Vigevano, detta la Sforzesca. E’ un’area punteggiata di ville che raramente sorsero isolate, giacché ai nobili dispiaceva che nessuno dei loro pari potesse invidiare lo splendore e l’eleganza della sua residenza di campagna, e dunque sorgevano a quasi a fungaia presso questo e quel minuscolo villaggio contadino. Ecco allora i centri di Cassinetta di Lugagnano, Robecco sul Naviglio, di Pontevecchio, di Boffalora. E, per altro verso, cioè su quello della Martesana,  Cernusco, Pioltello, Carugate, Brugherio.  Gli Sforza amavano, soprattutto, il naviglio Grande e il Ticino, lungo le cui sponde andavano a caccia e avevano fatto costruire imponenti ville e cascine. In particolare Ludovico il Moro amava la zona del Ticino vicino a Vigevano, cioè i boschi che costeggiavano il fiume in prossimità della Sforzesca, la grande villa-reggia che lo ospitava per le battute di caccia, ma anche per osservare da vicino l’andamento produttivo delle cascine ducali, come la Pecorara, dove aveva introdotto l’allevamento di pecore da lana pregiata di provenienza spagnola.


Villa Visconti - Maineri


Villa Visconti Maineri - Il lato verso il naviglio


Villa Krenzlin

 

Da Milano a Cassinetta di Lugagnano

 

Il naviglio Grande, a Castelletto di Abbiategrasso,  si snodava in tre direzioni, quella che portava a Cassinetta di Lugagnano e quindi a Boffalora Ticino, quella che proseguiva fino a Vigevano e, infine quella del naviglio di Bereguardo che conduceva a sud verso il Ticino di Motta Visconti e del celebre ponte di barche. Poco prima di Castelletto, a Gaggiano, sorgeva la prima grande  villa di delizie, Villa Marino, oggi una carcassa che però a quanto sembra si cerca di recuperare. Il primo nucleo di ville di delizia si trova a Cassinetta di Lugagnano , dove abbiamo una serie davvero importante di edifici di rilevante valore architettonico e artistico. Cassinetta e Lugagnano erano un tempo identificati come due centri abitati diversi.  Lugagnano deriva “lucanianus” e quindi rimanda ad un abitato sin dai tempi romani. In questo luogo sorgeva, già a partire dal secolo XIII, un castello appartenente al feudo di Casterno.  Cassinetta, invece, indica null’altro che la piccola cascina appartenuta al nobile Maffiolo Birago, maestro della Corte Ducale di Filippo Maria Visconti, e chiamata appunto la “Biraga”. La zona era ricca di cascine, fra cui la “Bardena”, tuttora esistente, o la Piatta, e le ville sorte in quest’area hanno sostituito cascinali preesistenti. 
Dal punto di visto storico e anche artistico, quello più significativo è senz’altro villa Visconti Maineri. Dinanzi al palazzo, abbiamo la Roggia Visconti, della cui esistenza abbiamo traccia fin 1392 e di essa sappiamo che serviva per azionare il mulini di Martino Piatti e Biagio Pietrasanta, oltre che per irrigare i campi di Caterina Visconti figlia, di Bernabò  e moglie di Gian Galeazzo Visconti. I campi  circostanti dovevano dunque essere di proprietà Visconti, sebbene si abbia testimonianza che la famiglia De Bozzoli avesse fatto erigere, alla metà del secolo XVI, un’ imponente corte rustica proprio in quest’area. Sebbene non si abbiano notizie certe, si suppone che stato Prospero Visconti (di cui abbiamo un ritratto nello storico salone) ad averlo acquisito e ad avere dato inizio alla ristrutturazione del palazzo così come lo vediamo oggi. Non sappiamo chi fu l’architetto che lo disegnò, tuttavia la costruzione rispecchia interamente i canoni del cosiddetto “barocchetto teresiano”, dominante in Lombardia a inizio secolo XVIII.   L’impianto è a H, disposto su tre piani, ed è posto parallelamente al naviglio, verso il quale mostra un fianco e non la facciata come apparentemente potrebbe sembrare.  Vi sono due giardini; uno all’italiana e un altro all’inglese, risalante intorno al 1850, con Coffee House, due gazebo, ghiaccia e alberi disposti ad anfiteatro. La cappella presenta due ambienti, uno aperto sulla strada, che consentiva alla popolazione locale di accedere ad essa e assistere alle funzioni, ed uno dove era sistemato l’altare e, diviso da grate, consentiva ai proprietari di assistere alle funzioni senza mescolarsi con la popolazione.  Sempre lungo il naviglio, subito dopo villa Maineri Visconti, sorgono, in direzione Robecco,  villa Krentzlin e quindi villa Castiglioni. Villa Krentzlin apparteneva un tempo ai Beolchi, nobile famiglia residente a Cassinetta già dal secolo XVI. La villa fu acquistata dai Krentzlin nell’ ‘800 e tuttora è di loro proprietà. Villa Castiglioni è un edificio tipico della prima metà del secolo XVIII, eretto da Carlo Federico Castiglioni, che ne fu l’architetto e anche il primo proprietario.  L’elemento più significativo di questa villa è la cappella dedicata a San Giuseppe, coeva alla villa e progettata anch’essa dal Confalonieri. Di impianto neoclassico con belle lesene corinzie. Fra l’abside e la sala, abbiamo una balaustra in ferro battuto, disegnata dal Confalonieri, di notevole originalità e valore artistico.  Sul lato sinistro, rispetto a  villa Visconti Maineri, sorge villa Negri, anch’essa utilizzando parte dell’area dove sorgeva l’antica cascina Biraga. Fu fatta erigere nella seconda metà del secolo XVIII da un generale austriaco Dembowski. La villa fu quindi acquistata, nel 1875, da Gaetano Negri, celebre sindaco di Milano e originario di Cassinetta. Dall’altra sponda del naviglio, lungo la via principale che conduce al ponte, abbiamo due ville di fine Settecento e inizio Ottocento, villa Morlin Visconti e villa Eusebio.  La prima fu costruita nel 1825 da Paola Cravenna Clari, a seguito delle complicate, ma abituali nelle famiglie aristocratiche, vicende ereditiarie, nel 1923 divenne proprietà di Edoardo Morlin Visconti, patrizio di San Gallo e, attualmente, ai suoi eredi diretti. La villa si inserisce nel contesto abitativo di Cassinetta senza pretese particolari di originalità o grandiosità. E’ una villa fatta per essere abitata e sono da segnalare, al suo interno, importanti collezioni di ceramiche (Capodimonte, Sèvres, Meissen, Faenza) e di pezzi giapponesi e cinesi del Seicento e del Settecento. Stesso discorso per villa Eusebio che, costruita alla fine del secolo XVIII, dalla famiglia Mazza, è stata acquistata nel Novecento dagli Eusebio. E’ una costruzione lineare, disposta su tre piani, dove ancora l’abitabilità è preferita alla dimensione della pura rappresentanza del prestigio. Infine, proprio ai limiti del paese, due ville di notevole interesse: Villa Trivulzio e villa Birago Clari. Quest’ultima fu la prima ad essere edificata sulla sponda destra del naviglio e fu la più vasta sia per dimensioni del giardino che per la struttura architettonica dell’edificio.  Fu fatta costruire nel secolo XVI dalla nobile famiglia dei Birago; nel 1696 passò ai Clari, famiglia alessandrina di giureconsulti; quindi una movimentata serie di successioni di proprietà nel secolo XIX, è oggi proprietà Monzini. Purtroppo la villa è in stato di abbandono e versa in gravi condizioni di degrado. Villa Trivulzio è invece uno dei più significati esempi di villa neoclassica. Cortile, edificio e giardino si trovano sul medesimo asse per creare, secondo i canoni architettonici dell’epoca,  la migliore fuga  prospettica possibile. La data di costruzione sfugge, in quanto i documenti di famiglia sono andati dispersi e altre notizie in altri archivi non si sono mai reperite. Tuttavia si attribuisce l’opera al Piermarini o, comunque, alla sua scuola e si ritiene che i Trivulzio, ai quali appartenne fino al secolo XX, la fecero costruire non oltre l’ultimo ventennio del secolo XVIII. E’ un edificio di tre piani,  con pianta a L; la parte centrale, lievemente sporgente in avanti, è divisa da lesene ioniche singole agli estremi e accoppiate al centro. Al piano terra, le cucine, la sala da pranzo, un salotto, un grande salone, un altro salotto, tutti perfettamente arredati con mobilia originale. Al primo piano le camere da letto. Al terzo piano, le camere per la servitù.

 

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Notizie utili:

A Cassinetta di Lugagnano abbiamo il celebre Ristorante Del Ponte, una delle glorie dell'alta cucina milanese, sebbene non sia sempre facile trovare posto se non previo prenotazione con largo anticipo.
Da tenere presente, però, che tutta la zona circostante il piccolo borgo è punteggiata di ottime trattorie di campagna, con prezzi e tempi di attesa sicuramente più abbordabili, rispetto al Ristorante del Ponte. Fra essi ci piace segnalare

 


La chiesa di impianto barocco annessa a Villa Visconti - Maineri

 

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Cassinetta di Lugagnano