OLTREPO PAVESE

           

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FRA PO E PRIMI DECLIVI

ALTA COLLINA

ANTICO CASCINALE

L'EREMO DI SANT'ALBERTO DI BUTRIOvai

 



L’Oltrepo pavese è un lembo di terra di Lombardia alla destra del Po, un caso geografico eccezionale che si ripresenta solo nel mantovano, dove lembi di terra ancora più ridotti sono situati sulla sponda destra del grande fiume.


La forma di questo terreno è un curioso triangolo che ricorda vagamente un grappolo d’uva; è un area a se stante, per conformazione, per storia, per sentimento del vivere. Quasi una micro-regione che vive di influssi culturali diversi, ma nella quale il sangue ligure la fa ancora da padrone nel modulare caratteri umani e attitudini verso la vita. Si tratta di gente schiva, laboriosa, essenziale. Sicuramente noiosa per i ciarlieri, riposante per i taciturni. Come la Gallia di Cesare può essere divisa in partes tres: la pianura che segue il corso del Po, dove la cascina lombarda e le grandi estensioni coltivate a seminativi sono dominanti. La bassa e media collina dove la vite è signora sovrana; e infine l’alta collina che confina con le aree montane dell’appennino, dove dominano i boschi di cerri, di castagni, di conifere. Dal punto di vista artistico-archittetonico ha poco da offrire: qualche castello male in arnese e privo di qualsiasi importanza artistica; un eremo-abbazia (vai alla pagina), interessante più per l’ aspra bellezza del luogo ove è situato che per le sue antiche pietre. Eppure una gita nell’Oltrepo è un’esperienza straordinaria per la bellezza e la varietà dei suoi panorami, per il rapido mutare della natura, per la dolcezza delle sue colline, per il senso di pace che offrono le sue vallate, per il sublime incanto del paesaggio che si presenta davanti agli occhi quando si percorrono i crinali delle sue colline più elevate.


Da sempre è stato il grande bacino per le scorte vinicole delle famiglie milanesi. Una volta si partiva con la giardinetta , la zia, la nonna, i figli, le damigiane e si faceva una discreta scorta di vini sfusi. Tempi andati. Adesso è tutto diverso, ci sono aziende accreditate, etichette validissime, degustazioni, eventi, e via andare. Però una cosa è sicuramente rimasta la stessa, la felicità della gita in macchina, tutti assieme, alla ricerca del vino buono, della trattoria con i piatti giusti, la giornata in mezzo al verde, fra viti campi crinali boschivi.


Oggi le tipologie di vini prodotti sono moltissime, così come la qualità del prodotto raggiunge livelli spesso di eccellenza. I vecchi prodotti vinicoli popolari, la rossa croatina frizzante, il bianco riesling, che veniva pronunciato reeslin, i moscati, rappresentano un fatto marginale, oppure si tratta di prodotti riqualificati e trasformati in qualcosa di più strutturato. La produzione di eccellenza si orienta verso i pinot spumantizzati o fermi, verso i rossi, se non da invecchiamento e meditazione, certamente strutturati e fermi. Le cantine dove si possono degustare eccellenti prodotti e fare ottimi acquisti sono innumerevoli, grandi e piccoli produttori si sono attrezzati con spazi accoglienti e si sono dati quello stile, tipico dei vigneron  francesi, per cui una cantina è anche un luogo di comunicazione sociale e uno strumento per affermare l'immagine della propria azienda.


La cucina è forse il lato più dolente della gita nell’Oltrepo, per il combinarsi di due fattori indipendenti. Da una lato la scarsa tipicità di questa cucina, che non ha un’identità ben precisa come quella delle confinanti colline piacentine o come quelle delle vicine colline dell’Alto Monferrato. Si tratta di piatti eclettici e universali in terra di Lombardia, ossia i soliti salumi, i risotti, le tagliatelle, gli arrosti, i brasati, i bolliti. Dall’altro, il fatto che i troppi turisti hanno finito per lo più per sottrarre alle osterie del luogo quel tratto di genuina e spontanea rusticità che dava il vero sapore ai piatti presentati. Ma ad ogni male c’è un rimedio e in questo caso il rimedio è venuto da fuori, ossia dai tanti milanesi e foresti che hanno comprato un pezzo di terra e un cascinale da queste parti ed è venuto loro in mente di trasformarsi in locandieri. In questo caso l’amore per la terra e il gusto appassionato delle cose ben fatte e genuine, il piacere di piatti preparati a regola d’arte, e magari con un tocco di fantasia, ha permesso di avere luoghi dove non solo si mangia benissimo, ma anche dove è un piacere entrare .

I Vini

La vocazione vinicola del territorio ha finito per prevalere su tutto ed è possibile dire che si tratta di un'area economica a monocoltura. I vini a denominazione di origine controllata sono una ventina; ci sono aziende, e soprattutto cantine sociali, che sfornano volumi da capogiro e che si presentano con impianti e sistemi industriali ad altissimo contenuto tecnologico. Accanto ad esse, molti produttori di notevoli dimensioni, in grado di  fornire prodotti di ottimo se non anche di eccellente livello, che hanno saputo conquistarsi spazi non solo mercato italiano, ma su quello internazionale. E poi tante aziende di medie e piccole dimensioni a conduzione famigliare, anch'esse orientate verso un prodotto di qualità ad alto contenuto tecnologico, perché non c'è più spazio per la dimensione romantica e  artigianale del vino.  Di seguito alcune dei D.O.C. più tipici; fra i  bianchi: Sauvignon, Moscato, Riesling (italico e renano), Chardonnay, Malvasia, Cortese e Pinot nero che è la base dei noti spumanti; fra i rossi: Bonarda, Barbera, Oltrepò pavese rosso, Buttafuoco, Pinot nero (vinificato in rosso) e Sangue di Giuda. Predominante è il Pinot nero vinificato in bianco, perché appunto è alla base degli spumanti, tanto richiesti dal mercato. Tuttavia i vini storici, quelli che sicuramente hanno rappresentato la tradizione più antica sono i Riesling, il Moscato, la Bonarda, il Sangue di Giuda e il Buttafuoco.