L’ABBAZIA DEL CERRETO.  Arte e storia

 

 

 

Le origini storiche dell’abbazia del Cerreto non sono precisamente cistercensi, bensì benedettine.

Il primo monastero sorse per iniziativa dei conti Cassini che dona­rono nel 1084 a due preti, Vitale e Oldone, dei terreni per edificare un monastero dedicato alla Vergine Maria, a San Nicolò e ai beati Pietro e Paolo. In breve divenne un’importante realtà economica e sociale, grazie al disboscamento e alla bonifica dei territori circo­stanti e grazie alle continue donazioni che fe­cero crescere in ma­niera esponenziale il patrimonio dei mo­naci benedettini e permisero che intorno al monastero si formasse una nutrita comunità di arti­giani e lavoratori della terra che operavano alle dipen­denze dei mo­naci.

Poco meno di cinquant’anni dopo, questa importante realtà religiosa e so­ciale fu coinvolta nello scontro fra papa Innocenzo II e l’antipapa Anacleto II, es­sendosi apertamente schierata con quest’ultimo. Quando l’antipapa fu sconfitto, la primi­tiva comunità benedettina venne fatta sloggiare e sosti­tuita con i monaci cistercensi della abbazia milanese di Santa Maria di Chiaravalle, di cui il Cerreto, divenne un’abbazia figlia. Bisogna anche dire che  le anti­che costruzioni vennero comple­tamente abbattute o rifatte secondo lo stile tipi­camente cistercense e che la chiesa che oggi vediamo ricalca in tutto e per tutto il modello architettonico di Santa Ma­ria di Chia­ravalle. In particolare, è sormontata da un’ imponente torre campanaria ottagonale, esattamente come nell’abbazia madre, e questo è un fatto del tutto ec­cezionale nelle costruzioni dei cister­censi.

Per oltre tre secoli la vita al Cerreto trascorse sostanzialmente tranquilla e serena, adempiendo i monaci alle funzioni del culto e pro­seguendo il loro in­stancabile la­voro di bonifica e messa a coltura dei territori intorno all’Adda. Poi, con la deca­denza del mondo me­dioevale e con l’affermarsi in Italia delle feroci e avide signo­rie cittadine, l’abbazia del Cerreto fu tra­scinata nella ge­nerale crisi dell’ordine e fu coinvolta nelle infinite contese politiche e militari che vedevano il permanente scontro di Venezia, Mi­lano, Mantova e con esse le diverse fazioni della Chiesa schierate ora con questo ora con quel potente signore. Nel 1439, papa Eugenio IV, a seguito del fatto che i monaci del Cer­reto avevano sostenuto l’antipapa Felice V, pose l’abbazia sotto commenda della curia romana e trasferì ad essa i be­nefici che derivavano dai suoi posse­dimenti.

Dopo il Concilio di Trento, e con la complessiva riorganizzazione della Chiesa, l’abbazia del Cerreto fu, nel 1571, istituita a Parroc­chia. Poiché la re­gola cister­cense vietava che la chiesa dell’abbazia potesse avere fun­zione di parrocchia, fu costruita una piccola chiesa adiacente ad essa e un monaco di­venne il parroco dei villaggi di contadini e artigiani che sorge­vano tutto in­torno all’abbazia e nei territori di  suo possesso.

Ovviamente l’abbazia seguì lo spirito e le espressioni artistiche dei tempi. Con l’affermarsi del barocco, importanti modifiche struttu­rali vennero in­tra­prese, così come furono introdotti addobbi e de­cori di gusto tipicamente ba­rocco. Si aprirono, ad esempio, finestre ovali nelle singole cappelle, si rifece la facciata, si utilizza­rono marmi e mattoni lavorati, si affrescarono gli interni e, infine, ad opera di Ste­fano da Legnano, fu realizzato il coro ligneo della chiesa, un’opera di notevole valore artistico.

Il crollo definitivo dell’ordine monastico si ebbe con l’arrivo in Ita­lia di Na­poleone e con la costituzione della Repubblica Cisalpina. Un decreto del 1798 soppresse l’Ordine cistercense e tutti i beni da esso posseduti fu­rono in­camerati dal governo repubblicano. I beni del Cerreto vennero ven­duti nel 1801 ai principi Trivulzio e infine passarono ad un’altra impor­tante famiglia nobiliare italiana, i duchi di Gal­liera, che diedero vita con questi terreni all’Opera Pia De Fer­rari Brignole Sale e poi, alla morte dell’ultimo erede, tutto passò all’Ospedale “Duchessa di Galliera” di Ge­nova. Tuttavia, già alla fine del secolo XIX il nuovo Stato italiano si rese conto del grande patrimonio artistico, rappresentato dalla chiesa ab­baziale del Cer­reto, che stava andando in malora. Furono stanziati i primi fondi ed iniziò da allora il pro­cesso di recupero della chiesa al suo antico splendore. Furono eliminate le aggiunte e le modifiche in stile barocco sulla facciata; la torre fu ripristi­nata nelle sua forma originale, a parte la guglia abbattuta da un fulmine an­cora nel se­colo XVII. In­somma, dopo decenni di lavori e di impegno, la chiesa oggi è stata ridata ai fedeli e agli amanti dell’arte nel sua sostanziale configurazione originale.

Per quanto concerne la sua struttura architettonica è da osservare che si tratta di una chiesa a croce latina a tre navate. La navata cen­trale è compo­sta da quattro doppie campate rettangolari, mentre le navate laterali si compongono di otto pic­cole campate. Il transetto presenta  un’unica cam­pata per ognuno dei suoi bracci.

La facciata è a frontone spezzato. Due lesene piatte lo dividono in tre parti e quella centrale presenta un rosone tipico, di identica fat­tura a quello che si vede in chiese cistercensi di oltralpe come Aulps, Silvanès e, in Italia, a Ca­samari.

La torre ottagonale si eleva all’incrocio del transetto ed è  una mira­bile co­struzione che imita perfettamente quella che troviamo a Santa Maria di Chia­ravalle presso Milano.

Molto scarno il contenuto artistico dell’interno. L’opera di maggior pregio è il coro di Stefano da legnano (1679). Il pulpito è del 1726. Troviamo sul lato sinistro del transetto una tela di Callisto Piazza (1550-1561), allievo del Ti­ziano e ad essa af­fianco un’altra tela di autore ignoto del XVI secolo. Infine, sempre di autore ignoto, un crocefisso bronzeo, risalente al secolo XVI.