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ABBAZIA DI VEZZOLANO

 

Ad Albugnano, all'estremo limite delle colline del Monferrato astigiano, ad un passo da Torino,si erge la meravigliosa Abbazia di Vezzolano. La chiesa e il chiostro sono perfettamente integri, ma quello che colpisce di più, oltre alla bellezza architettonica degli edifici, è la scenografia panoramica del luogo. Il complesso sorge, infatti, verso il terminare di un lieve declivio in aperta campagna, circondato da boschi, radure, basse collinette ben poco coltivate, che fanno quasi da schermo all’edificio. Insomma un’immagine che sembra più sognata che reale.

Quanto alla storia e ai valori artistici che essa conserva, diciamo che, al di là della leggenda circa la sua fondazione (voluta da Carlo Magno a seguito di un evento angoscioso)[1], il primo documento certo che la nomina è del 1095, ma è anche certo che una chiesa esistesse da molto tempo prima in questo luogo e fosse stata saccheggiata e distrutta dai Saraceni. La chiesa che oggi vediamo risale al XII secolo, dobbiamo dunque pensare ad un ulteriore ampio lavoro di ristrutturazione dell’edificio preesistente. In ogni caso è certo che, a partire dal X, qui esisteva una comunità monastica che apparteneva all’ordine di  S. Agostino.

La chiesa che oggi vediamo è uno straordinario gioiello architettonico che conserva alcuni motivi pressoché unici, come il pontile o jubè, un tramezzo in muratura, all’ingresso e in linea con la prima campata, che raffigura, con decine di statue scolpite a basso rilievo, l’Assunzione al cielo e la genealogia di Maria Vergine. Questo tipo di decorazione e il racconto visivo, con statuette di pietra scolpita di episodi delle Sacre Scritture, erano abituali nelle chiese medioevali, ma, con il Concilio di Trento, si preferì farli abbattere praticamente ovunque.


[1] Si racconta che Carlo Magno, nell’anno 773 fosse nei boschi di Vezzolano a caccia, quando improvvisamente gli si pararono innanzi tre scheletri usciti da un sepolcro. Preso da timor panico al punto di venire meno, si riprese quando un eremita lo soccorse, invitandolo a chiedere l’aiuto della Madonna. Per questa ragione Carlo Magno volle che qui sorgesse una chiesa dedicata a Maria.

 

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La chiesa è a pianta basilicale e presenta tre navate, di cui quella sud è inglobata nel chiostro. Il campanile, invece, si appoggia e chiude la navata nord. All’interno, la navata centrale è suddivisa in tre campate, con volta a crociera, a ciascuna delle quali, nelle navate laterali, corrispondono due campate, sempre con volta crociera. La facciata, delimitata da due ampie lesene, presenta nella parte superiore un elegante gioco di nicchie sovrap­poste disegnate da agili colonnette. All’interno di esse, le statue di Cristo Redentore, degli arcangeli Michele e Raffaele, di serafini e cherubini, e, inoltre, piatti in terracotta, simbolo di ospitalità e carità. Sul portale, la Ver­gine Maria in trono con, alla sua destra, l’arcangelo Gabriele e un monaco in preghiera, alla sua sinistra.

Come si è detto, il tratto storico/artistico più caratterizzante questa chiesa è lo jubé (dal latino: jube domine benedicere, che concludeva, nel medioevo, le prediche), posto all’altezza della prima campata. Si tratta di un tramezzo retto da cinque archi a sesto acuto, lungo i quali corre il racconto visivo dell’Ascesa al cielo e della Incoronazione della Vergine. Sotto questa prima narrazione, abbiamo la raffigurazione degli antenati della Vergine, ciascuno di essi con in mano un cartiglio sul quale è scritto il proprio nome.

Da segnalare che i mantelli azzurri della Vergine, di Cristo e di alcune altre figure, sono in lapislazzulo, materiale rarissimo e perciò costosissimo all’epoca. Più in generale, dobbiamo raffigurarci sia questo pontile che l’intera facciata come un variopinto gioco cromatico, dove ogni statua e ogni decorazione, riluceva di colori oggi andati perduti a causa dell’usura del tempo.

L’altare è sovrastato da un trittico del tardo XV secolo in terracotta, con al centro la Vergine col bambino, alla sua sinistra S. Agostino, e alla destra, in ginocchio in preghiera con ogni probabilità Carlo VIII di Francia

Nel piccolo chiostro che si appoggia alla navata sud, troviamo una serie di affreschi, realizzati in epoche diverse e cioè fra il 1250 e il 1350. Fra essi, spicca un’Adorazione dei Magi, ottimamente conservata e attribuita ad un anonimo Maestro di Montiglio, la cui realizzazione è databile intorno al 1350. Peggio conservato e sicuramente molto antecedente, l’affresco raffi­gurante i tre cavalieri e i tre scheletri usciti dal sepolcro. Questo affresco sa­rebbe alla base della leggenda secondo cui Carlo Magno, a seguito della vi­sione degli scheletri, fece voto di far erigere l’abbazia di Vezzolano. In re­altà si tratta di un tema classico della tradizione tardo medioevale: i cava­lieri rappresentano la vita mondana, trascorsa nei piaceri e nell’indifferenza religiosa, ad essa si contrappone la morte eterna come sua inevitabile con­clusione, rappresentata appunto dagli scheletri.