ALTO MONFERRATO        cantine ristori                 Un fazzoletto di Liguria in Piemonte                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                            muri liguri   

Novi, La piazza del comune          

                                                    

Gaviland

L’ Alto Monferrato è ancora tutto da scoprire dai milanesi. Strano, ma vero, se lo sono lasciato scappare e soltanto ora comincia a rientrare nel raggio delle loro escursioni. Strano che se lo siano lasciato scappare fino ad ora, perché è una terra di grande fascino e, soprattutto, ancora del tutto integra, vale a dire libera dal birignao della improvvida teatralizzazione del proprio ambiente e modo di essere, esente dal orrore della auto citazione, come purtroppo sono state ridotte tante contrade italiane, divenute una specie di Disneyland dell’autentico finto rustico, del naturale bello e impossibile, del genuino assoluto, deificati e da contemplare in mistico raccoglimento. L’Alto Monferrato è quello che è, cioè come mamma lo ha fatto, e racconta di sé esattamente quello che pensa di essere non quello che gli altri si aspettano che dica.
E’un pezzo di Liguria, trasferitasi nelle lande piemontesi, dalle quali ha preso qualcosa di buono e, probabilmente, è riuscito a scartare quello che di meno buono avevano da offrire. E forse vale anche il ragionamento contrario. In ogni caso, il fazzoletto di terra compreso fra Gavi, Novi, Ovada, Acqui è ligure fino al midollo nei colori dei muri, negli accenti, nello stato d’animo.

 

 

 

Ovada

 

Le colline e paesaggi  ovadesi

Entrate a Ovada o a Novi e vi sembrerà di essere fra i ‘carugi’ di un qualunque centro storico di un qualunque borgo della riviera. Gli stessi muri scoloriti e sbrecciati, che, tuttavia, non hanno nulla di fatiscente, semmai sono un monito alla dura lotta per durare nel tempo contro la forza degli elementi, un momento della memoria contro il necessario logorarsi di ogni smalto e di ogni infantile entusiasmo. Sbrecciati ma ancora in piedi, in piedi per altri mille anni, almeno così sembrano promettere. Il piglio e il tratto, poi, delle genti è spiccio, se non brusco, ma difficilmente scortese. L’esatto contrario dei piemontesi, che sono subito cortesi, ma raramente diretti e spicci. E infine, l’umore, quello che anche senza volerlo, si respira passeggiando, entrando nei bar, andando a mangiare o chiedendo un’informazione. Una specie spleen da bruma inglese, ringalluzzito da un virile senso di sopportazione. Se siete in grado di percepire tutto questo, un tuffo in questo mondo è già di per se stesso, lasciando perdere vini, cibi, paesaggi, fonte di gratificazione per l’anima. Ma il fatto è che ci sono anche vini, cibi, paesaggi.

 I vini sono pochi, ma buoni. Il Gavi, anche se la zona non è propriamente Alto Monferrato, è un vino noto a livello internazionale e non necessita di ulteriori note. Tipico di Ovada, il dolcetto, un vino robusto e tonico che ha subito significativo processo di raffinazione e modernizzazione, grazie al lavoro di molti giovani imprenditori vitivinicoli, che sono riusciti a farne un prodotto di qualità che può stare al passo con i suoi più noti omonimi piemontesi. A Novi e a Strevi troviamo un moscato che ha ottenuto la DOCG ed è giustamente famoso nel mondo. Acqui si distingue per il bracchetto, a sua volta un DOCG. Per quanto riguarda il cibo, la tradizione ligure domina, sebbene addolcita da molte influenze piemontesi, ossia i menù sono arricchiti da corpose carni di manzo e da intingoli grassi. Tuttavia, si mangiamo pressoché ovunque i piatti della Liguria montana e povera: lo stoccafisso, le verdure ripiene al forno, il coniglio in casseruola, i pansotti. Più ancora, per chi ha il gusto dei sapori antichi che vanno sparendo: la farinata, le focacce con le patate, i minestroni.

    

 Quanto al paesaggio ho in mente tre aggettivi: sobrio, lineare, misurato. Le colline non presentano picchi estremi, cucuzzoli di sorprendente accelerazione, valli che si aprono a colpo di teatro. L’andamento è invece costante e regolare. Una specie di musica di sottofondo che vi accompagna lieve e discreta. Le case sono sparse qua e là lungo  le colline e sono sempre di impianto moderno, ben intonacate, raramente di pietra. Un pregio non da poco, perché sono case vere per gente che non ha da esibire la pietra antica lisciata ad arte per stupire il passante e fargli così pagare la tassa sul genuinamente rustico quando si ferma a comprare qualche prodotto locale. I fondo valle sono poco abitati e presentano spesso zone boschive assolutamente selvatiche. Per avere un’idea d’insieme dei luoghi, si può raggiungere con l’autostrada Milano - Genova Voltri e qui uscire al casello per Novi. Passeggiando per il  suo centro, Novi vi darà il primo forte impatto di Liguria, specie se vi fermerete presso le innumerevoli vetrine dei negozi di rigattieri e di cose di altri tempi, che vi riporteranno non solo indietro nel tempo, ma anche vi daranno un tocco della sensibilità del luogo, così legata alle sue tradizioni, alla memoria di sé, così come gli stessi vecchi oggetti la possono conservare. Da Novi proseguiamo verso Gavi, e qui vale senz’altro la pena salire al forte che domina la collina  sovrastante la cittadina, perché da qui si gode di un magnifico panorama su tutte vallate circostanti. A Gavi è possibile fare un salto alla Gaviteca dell’azienda vinicola Bergoglio, dove non solo si possono acquistare gli ottimi prodotti della stessa, ma anche visitare la mostra d’arte moderna che presso di essa si tiene permanentemente. Da Gavi si può  raggiungere Ovada, passando per Parodi, e attraversando così il territorio dei vigneti del cortese. Si arriva così al paese di Lerma, dove vi è un storico castello dalla cui terrazza si gode del panorama di tutta la vallata. A fondo valle, il torrente Piolta, lungo il cui corso troviamo una natura davvero selvaggia  e un bellissimo santuario, solitario in mezzo ai boschi.  Da qui il paesaggio si addolcisce di molto, entrando nelle colline che producono l’ottimo dolcetto di Ovada. La cittadina è sovrastata dal castello di Tagliolo, storica residenza degli omonimi marchesi e, attualmente, azienda vitivinicola e centro di iniziative e di appuntamenti eno gastronomici di diverso tipo. Ovada vi impressionerà con i suoi ‘carrugi’ e con la sua storica  piazza, dominata dalla imponente cattedrale. Non meno che Novi merita di essere visitata a fondo, concedendole qualche ora di pellegrinaggio per le sue piazze e vie. Subito fuori Ovada, in località Strada Paraiso, troviamo l’azienda vitivinicola Montoggia, dove, previo telefonata di preavviso, potrete assaggiare uno dei migliori dolcetti della zona, oltre che numerose altri vini d.o.c. e grappe di cantina. Raggiungiamo, quindi, Acqui, dove, se vogliamo fermarci, è il posto migliore dove dormire, in quanto città termale, perciò attrezzata di locande e alberghi di ogni tipo e, più ancora, dove dopo cena, si può avere quel tanto di vita mondana e  di intrattenimento che altrove è facile da trovare come l’ago nel pagliaio. Acqui è il luogo di produzione del famoso Bracchetto, mentre pochi chilometri più avanti c’è Strevi e l’ altrettanto famoso moscato. Da Strevi si raggiunge Alessandria e da qui l’autostrada….