AUTUNNO IN CUCINA: I PIATTI DELLA TRADIZIONE FRA FONTANILI RISAIE E MARCITE

ALCUNI INTERPRETI  DELLA SINFONIA D'AUTUNNO DA NON DIMENTICARE

Arriva l'autunno con i suoi colori che stregano l'anima e volgono gli umori ad un clima di soffice indolenza e a un vago senso di nostalgico abbandono. La cucina autunnale sembra quasi voler rispondere a questo stato dell'anima con un'esplosione di energia e vitalità. Specie lungo la fascia della pianura, è il momento del  trionfo della cucina nella sua forma più traboccante e piena. E' un'esplosione di sapore e di colore. E' il momento dei vini più rossi e più intensi. E' il momento delle carni rosse, anzi brune, come quelle del cinghiale e del cervo, del rosa vivo del maiale, del lucente bianco della pernice e  del fagiano. E' il tempo degli intingoli bruni e densi dei salmì e dei brasati. E' il  trionfo della carne nelle sue espressioni più cariche e persino barocche, con i cotechini che traboccano dai piatti col loro turgore sazio di vitalità, con i bolliti che dai carrelli di portata ci invitano ad affondare il coltello nelle loro carni tenere di  molle piacere. In cucina le pignatte strepitano, i bricchi gemono, i forni spalancano le loro bocche ad inghiottire cosciotti spauriti e immani arrosti. Su tutti lo spiedo con calma gira la sua voce chioccia su di un fuoco di braci che piano cuoce un gongolante maiale.

 E' questa fantasmagorica festa dell'abbondanza e della pienezza che ci invita ad affrontare le brune e rinunciare a rintanarci nel tepore della nostra a cuccia a smaltire l'uggia del nostro cuore tradito del sole dell'estate. Dovunque indirizziamo il cofano della nostra auto, la pianura non ci deluderà. Ogni ritaglio di essa avrà la sua storia, la sua sorpresa,e le sue gioie.  Fra le risaie della Lomellina ecco il ragòt, variante all'oca della universale casoeula, nella sobria e ricca campagna attorno a Milano il gran bollito è il signore delle nebbie; Là dove la pianura comincia incresparsi vero le colline, l'odore di polvere da sparo ha lasciato la sua traccia nei ristori della zona con fumanti portate di cinghiale; nella pianura che s'abbassa verso il Po fra Lodi, Crema e Cremona il maiale è primo attore  in tutte le sue svariate interpretazioni sul teatro di tavola.

I piatti antichi della tradizione in autunno

1)Lumache in umido. E’ un piatto che a volte ancora si trova in qualche vecchia trattoria. Anche in questo caso le variazioni sul tema sono molte. Quello che rimane costante il guazzetto nel quale intingere la polenta. Spurgare e lavare una trentina di lumache; quindi mettetele a bagno in acqua salata con aceto per un'ora, cambiando l'acqua almeno 3 volte. Quindi cuocetele per 10 minuti in poca acqua salata e con poco aceto. Sgusciatele ed eliminate le estremità scure. In una padella, fate scaldare il burro insieme all'olio, unitevi uno spicchio d’aglio schiacciato, 50 grammi di acciughe, cipolla e prezzemolo tritati e una manciata di semi di finocchio. Aggiungente un cucchiaio abbondante di farina e mescolate, quindi unite le lumache. Bagnate con un bicchiere  vino rosso, insaporite con una presa di sale, una macinata di pepe e un pizzico di noce moscata.  Cuocete su fiamma dolce per 1 ora, mescolando di tanto in tanto.

 2) Oca con le verze o Ragot. Tipico della Lomellina e dell’intera area del Ticino, è conosciuto anche come una sorta di casoeula alternativa a quella di maiale. La preparazione è molto semplice. Si taglia un’oca a pezzi e la si rosola in una casseruola con olio e burro;  si aggiunge dell’ alloro, una cipolla tritata e un paio di gambi di sedano a pezzetti; si lascia imbiondire la verdura, si aggiunge quindi due bicchieri di vino bianco e quattro pomodori tagliati a filetti; si bagna infine, con del brodo poco salato e  si aggiunge, a tre quarti di cottura, una grossa verza tagliata a tocchetti. Quando la verza è cotta, il piatto è pronto.

 

3) Pesce in carpione. Per quattro persone, occorrono un chilo di pesciolini d'acqua dolce, olio di semi, un litro d'aceto, una cipolla, un ciuffo di  prezzemolo, uno spicchio d'aglio. Friggere i pesciolini in abbondante olio e lasciarli raffreddare. A parte preparare il carpione, facendo bollire una ventina di minuti tre litri d’acqua, l'aceto e una cipolla tagliata a fette sottili. Mettere sui pesciolini un trito di prezzemolo ed aglio e poi versarvi il carpione. Lasciate macerare per circa un’ora.

 

4) Casoeula. E’ una delle ricette  più note e sicuramente la  più ricca in senso proteico e calorico della cucina povera e contadina. Verze, sedano, cipolle, carote, costine di maiale, piedini, luganega, cotenne, salamini de’ verz, burro, olio, vino bianco.

 

5) Guazzetto di rane. Cosce di rane lavate e asciugate, farina, di burro, mezzo bicchiere di vino bianco secco, una manciata di prezzemolo e uno  spicchio d'aglio tritato, una spruzzata di limone, sale. L’intingolo deve risultare cremoso per poter essere ben accompagnato alla polenta.

 

6) Cotiche e fagioli. Diffuso per tutta la pianura padana, sia su di una riva che sull’altra del Po. Si fa un soffritto di cipolla, d’aglio, di lardo, si aggiunge un cucchiaio di salsa di pomodoro, quindi le cotenne tagliate e striscioline e si aggiunge un bicchiere di vino bianco, si fa cuocere per 45 minuti e si lascia riposare il tutto per almeno due ore. I fagioli vanno lessati a parte e devono essere i bianchi di Spagna. Quando questi sono pronti, si riprende a fare cuocere le cotenne per altre 45 minuti. A cottura ultimata i aggiungono i fagioli.

 

7) Polmone di maiale in casseruola. Quando si dice che del porco non si butta niente! Si taglia il polmone a dadini e lo si mette a cuocere in una casseruola con un soffritto di aglio, sedano, salvia, lauro, prezzemolo e pepe. Si cuoce bagnandolo con brodo e quando e è quasi pronto si lega il tutto con gialli d’uova e una spruzzata di grana padano.

 

8) Sanguinaccio fritto. Si prepara un battuto di lardo, prezzemolo e aglio e si aggiunge mezzo litro di sangue fresco ogni due etti di battuto. Si porta ad ebollizione e si lascia rassodare. Si toglie dalla casseruola,  si taglia a fette il composto e quindi lo si frigge nello strutto. Colestorolo?  Provate a vangare un campo da mattino a sera, con i primi freddi di fine novembre. Sangue, lardo, strutto e una fetta di polenta vi sembreranno leggeri come un passato di verdure.

 

 

 

 

 

Roncole Verdi -Busseto(PR)

 

 Fontanelle di Roccabianca  (PR)

 

 

   

 

 

Trattoria - vineria Toscanini - Ripalta Guerina (CR)

 

 

 

 

Trattoria Basiano Morimondo (MI)

 

La locanda della tradizione - Pavia

 

 

 

Az. Diego Campari Luignano (CR)