Un tempo sorgeva qui una grande cascina e, prima ancora, un
convento, attorno al quale nacque una curiosa leggenda, secondo cui
un terreno di cento pertiche fu donato alla Chiesa diocesana da un
nobile, fervente religioso, con l’obbligo di costruirvi sopra un
edificio destinato a opere di carità. La Chiesa, temendo le spese
che ciò avrebbe comportato, finse che non fosse possibile
individuare la dislocazione esatta di questo terreno di cento
pertiche, rimanendo così abbandonato e incolto. In realtà sappiamo
che proprio dove ora sorge il ristorante ci furono edifici religiosi
prima e poi una cascina. Adesso vi sorge uno dei ristoranti più
significativi dell’area brianzola, dove Lorella e Luca non solo
hanno trovato le loro ‘cent pertigh, ma hanno fatto in modo che
nulla della tradizione architettonica del passato andasse perduto.
Dopo oltre quattro anni di lavori di ristrutturazione, a partire
1998, affinché tutto l’impianto e i materiali originali fossero
ripristinati nel pieno rispetto della costruzione originaria, ora
entrare alle “Cent Pertigh” è già di per se stesso un piacere degli
occhi per la bellezza del giardino circostante e l’eleganza della
struttura perfettamente rimessa a nuovo, lasciando intatti i muri in
pietra, le grandi travi di sostegno, i pavimenti riadattati con
materiali identici a quelli del passato.
Ovviamente il successo del ristorante non è solo questo, ma anche la
sua cucina di gran classe, dove troviamo ben 12 cuochi specializzati
in preparazioni di diverso genere, e tuttavia, con uno stile
generale di cucina assolutamente rispettoso della tradizione
culinaria del territorio. Come antipasti troviamo i salumi nostrani
di eccezionale qualità, ma anche piatti come l’insalatina tiepida di
coniglio al nero di fagioli. Fra i primi uno strepitoso risotto
giallo con luganega in cialda, oppure dei garganelli all’uovo con un
ragù di coniglio e verdure, schegge di pecorino e ristretto
all’aceto di Jerez. Fra i secondi classici della tradizione
(ovviamente quando si è in stagione) come la cassoeula con polenta
di grano (una ricetta veramente tipica e rara della Brianza), e poi
tante carni diverse cucinate brasate, stufate, bollite, alla
griglia. Fra i tanti piatti di carne ci sono piaciute specialmente
le lombatine di agnello in porchetta, con carciofi stufati, spuma di
patate alle olive e ristretto di vin brulè. A conclusione del
pranzo, ‘amplissima scelta di dolci, tutti fatti in casa dai cuochi
pasticceri. In cantina oltre 400 etichette fra vini italiani e
internazionali e una raffinata selezione di distillati da ogni dove.
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