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La storia L’abbazia di
Chiaravalle nasce sia come voto di pentimento e di riconciliazione
sia come segno di devozione dei milanesi nei confronti di Bernardo
da Chiaravalle. Nel corso del secolo del secolo XII, infatti, la
città di Miano si era schierata, nella lotta che vedeva lo scontro
fra papato e impero, dalla parte di quest’ultimo e aveva sostenuto,
con l’appoggio dell’arcivescovo Anselmo della Pusterla, l’antipapa
eletto dalle forze imperiali. Lo scisma aveva generato uno scontro
di vaste proporzioni in tutta la cristianità e aveva trascinato i
milanesi in una situazione di permanente scontro civile all’interno
delle mura cittadine. Prevalse, infine, la volontà di pacificazione
sociale a cui si sarebbe potuto pervenire solo con un atto di
riconciliazione con il papa regolarmente eletto a Roma, Innocenzo II. Dispone di una bella e suggestiva sala per manifestazioni e conferenze e i monaci gestiscono uno spaccio con prodotti loro e di diversa provenienza.
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SANTA MARIA DI ROVIGNANO
OVVERO L'ABBAZIA DI CHIARAVALLE MILANESE
Il campanile e la facciata
Il chiostro
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L'arte Quello che oggi ci resta degli imponenti edifici che costituivano l’antico complesso di Chiaravalle è davvero ben poca cosa. Si tratta, in effetti, soltanto dell’edificio ecclesiastico vero e proprio, sormontato dalla grande torre ottagonale e, purtroppo, anche questo edificio è stato ampiamente rimaneggiato e contaminato con stili diversi. Primo fra tutti il pronao classicheggiante che è stato aggiunto alla originaria facciata, guastandone la sobria ed essenziale bellezza del suo stile romanico-gotico lombardo. Mantiene, invece, tutta la sua originaria bellezza e unità stilistica la torre ottagonale che sormonta, come una cupola, le volte a crociera che reggono l’impianto architettonico della chiesa. Essa è composta di diverse logge sovrapposte in modo decrescente, ornate da colonnine in marmo che fanno apparire l’insieme come un immenso gioco di traforo e conferiscono all’insieme un senso di ariosa leggerezza e di spinta verso l’alto. L’impianto a croce latina è sorretto da otto coppie di piloni che reggono le volte a crociera che suddividono le tre navate di cui si compone la chiesa. L’antico stile cistercense, che vietava dipinti e affreschi, così come qualsiasi altro ornamento che non fosse strettamente funzionale al culto, è ovviamente andato perduto e quello che troviamo all’interno della chiesa è essenzialmente un sovrapporsi di stili che derivano dalla visione ecclesiastica post-tridentina, e, in particolare, risentono del barocco e del gusto di caricare gli interni di elementi figurativi e decorativi. Il grande affresco che orna la parte interna della facciata, commemora l’offerta dell’abbazia fatta dai milanesi a San Bernardo. Esso è opera dei fratelli Della Rovere, detti ‘i Fiamminghini’ (XVII secolo), così come il coro che, intagliato in noce, racconta i più significativi episodi della vita di S. Bernardo, è un’opera del secolo XVII dello scultore-intagliatore Carlo Garavaglia. Sul tiburio ottagonale troviamo affrescate le glorie di Maria, lavoro del tardo secolo XIV e d’ispirazione giottesca, mentre sul braccio sinistro del transetto è raffigurato il martirio dei monaci in Polonia, il martirio di San Bernardo Poblet in Spagna, e l’assassinio dell’arcivescovo di Canterbury voluto da Enrico II di Inghilterra. L’altare maggiore presenta una cattedra abbaziale di notevole valore, opera del maestro tedesco Gottardo (XVI secolo); nel riquadro centrale del timpano troviamo lo stemma dell’abbazia, cioè la cicogna pastorale; mentre negli scomparti dei postergali abbiamo, al centro la Madonna che allatta, a destra San Benedetto con la regola, lo staffile e il pastorale, a sinistra San Bernardo con il modello della chiesa. Sul lato destro del transetto, troviamo un altro affresco dei Fiamminghini (1613), che raffigura la genealogia dell’ordine monastico benedettino, di cui, appunto, fanno parte i cistercensi. E’ su questo lato della chiesa che si trova la scalinata che porta, secondo l’uso della tradizione, al dormitorio dei monaci, e sul pianerottolo alla sua sommità, troviamo un affresco del Luini (1512) che raffigura la Madonna col bambino. Inoltre, sempre su questa ala del transetto, è stata collocata la scultura di Giacomo Manzù che simboleggia la Resurrezione. Questo capolavoro in marmo di Carrara fu dedicato nel 1976 dallo scultore all’amico, il banchiere Raffaele Mattioli, che è sepolto nel contiguo cimitero dell’abbazia, dove, tra l’altro, si conservano anche le tombe di importanti famiglie milanesi risalenti al medioevo, come gli Archinti e i Della Torre, e quella della regina Guglielmina di Boemia.
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