La storia

L’abbazia di Chiaravalle nasce sia come voto di pentimento e di riconciliazione sia come segno di devozione dei milanesi nei confronti di Bernardo da Chiaravalle. Nel corso del secolo del secolo XII, infatti, la città di Miano si era schierata, nella lotta che vedeva lo scontro fra papato e impero, dalla parte di quest’ultimo e aveva sostenuto, con l’appoggio dell’arcivescovo Anselmo della Pusterla, l’antipapa eletto dalle forze imperiali. Lo scisma aveva generato uno scontro di vaste proporzioni in tutta la cristianità e aveva trascinato i milanesi in una situazione di permanente scontro civile all’interno delle mura cittadine. Prevalse, infine, la volontà di pacificazione sociale a cui si sarebbe potuto pervenire solo con un atto di riconciliazione con il papa regolarmente eletto a Roma, Innocenzo II.
Per conseguire questo fine, si chiese la mediazione di Bernardo di Clairvaux, il cui immenso prestigio, era la garanzia più certa per giungere alla sospirata conciliazione religiosa dei cittadini milanesi. Bernardo venne accolto a Milano da una vera e propria ondata di entusiasmo popolare. La sua opera di predicazione nelle chiese e nelle piazze fu seguita da enormi folle contrite e commosse; in breve si raggiunse un pressoché unanime ravvedimento e desiderio di ritornare alla obbedienza al papa legittimo. L’arcivescovo Anselmo venne destituito e a Bernardo venne offerto di sostituirsi ad esso alla guida della diocesi di Milano. Bernardo, tuttavia, non poteva e non voleva accettare questo alto incarico e allora, in segno di devozione e di riconoscenza, i milanesi s’impegnarono alla costruzione di una abbazia cistercense proprio alle porte di Milano, l’attuale Chiaravalle, il cui nome originario fu Santa Maria di Rovignano. Il 1135, su terreni offerti dalla nobile famiglia degli Archinti, iniziarono i lavori di edificazione. Si trattava di una delle più vaste e importanti sedi del monachesimo cistercense in Lombardia e in Italia. Dopo un imponente lavoro di bonifica dei territori circostanti, il monastero si arricchì di ulteriori possedimenti di cui i più importanti furono quelli di Vicomaggiore e di Consonno. Infine papa Innocenzo II, nel 1139, emise una bolla con la quale gli sottometteva l’antica abbazia benedettina del Cerreto nel lodigiano, trasformandola, a tutti gli effetti, in abbazia cistercense. L’importanza economica e politica del monastero di Chiaravalle ci è testimoniata da alcuni documenti storici che attestano l’eccezionalità dei privilegi che gli venivano accordati, come quello del 1173 che confermava all’abate Trasmondo l’esenzione dal giuramento di calunnia o quello che attestava, nel 1278, il prestito ai Milanesi della ragguardevole somma di 1500 lire per pagare le truppe del marchese del Monferrato.
Al momento attuale è sede di una comunità cistercense fra le più numerose e più solide della Lombardia. E' parrocchia e dispone di una notevole quantità di servizi di ordine spirituale religioso e non solo religioso per chi vuole avvicinarsi a questa realtà.

Dispone di una bella e suggestiva sala per manifestazioni e conferenze e i monaci gestiscono uno spaccio con prodotti loro e di diversa provenienza.

 

 

SANTA MARIA DI ROVIGNANO

OVVERO L'ABBAZIA DI CHIARAVALLE MILANESE

 

Il campanile e la facciata

Il chiostro

 

 

 L'arte

Quello che oggi ci resta degli imponenti edifici che costituivano l’antico complesso di Chiaravalle è davvero ben poca cosa. Si tratta, in effetti, soltanto dell’edificio ecclesiastico vero e proprio, sormontato dalla grande torre ottagonale e, purtroppo, anche questo edificio è stato ampiamente rimaneggiato e contaminato con stili diversi. Primo fra tutti il pronao classi­cheggiante che  è stato aggiunto alla originaria facciata, guastandone la sobria ed essen­ziale bellezza del suo stile romanico-gotico lombardo. Mantiene, invece, tutta la sua originaria bellezza e unità  stilistica la torre ottagonale che sormonta, come una cupola, le volte a crociera che reggono l’impianto architettonico della chiesa. Essa è composta di diverse logge sovrapposte in modo decrescente, ornate da colon­nine in marmo che fanno apparire l’insieme come un immenso gioco di traforo e conferiscono all’insieme un senso di ariosa leggerezza e di spinta verso l’alto. L’impianto a croce latina è sorretto da otto coppie di piloni che reggono le volte a crociera che suddividono le tre navate di cui si compone la chiesa.  L’antico stile cistercense, che vietava dipinti e affreschi, così come qualsiasi altro ornamento che non fosse strettamente funzionale al culto, è ov­viamente andato perduto e quello che troviamo all’interno della chiesa è essenzialmente un sovrapporsi di stili che derivano dalla visione ecclesiastica post-tridentina, e, in particolare, risentono del  barocco e del gusto di caricare gli interni di elementi figurativi e decorativi. Il grande affresco che orna la parte interna della facciata, commemora l’offerta dell’abbazia fatta dai milanesi a San Bernardo. Esso è opera dei fratelli Della Rovere, detti ‘i Fiam­minghini’  (XVII secolo), così come il coro che, intagliato in noce, racconta i più signi­ficativi episodi della vita di S. Bernardo, è un’opera del secolo XVII dello scultore-intagliatore Carlo Garavaglia. Sul tiburio ottagonale troviamo affrescate le glorie di Maria, lavoro del tardo secolo XIV e d’ispirazione giottesca, mentre sul braccio sinistro del transetto è raffigurato il martirio dei monaci in Polonia, il martirio di San Bernardo Poblet in Spagna, e l’assassinio dell’arcivescovo di Canterbury voluto da Enrico II di Inghilterra. L’altare maggiore presenta una cattedra abbaziale di notevole valore, opera del maestro tedesco Gottardo (XVI secolo); nel riquadro centrale del timpano troviamo lo stemma dell’abbazia, cioè la cicogna pastorale; mentre negli scomparti dei postergali abbiamo, al centro la Madonna che allatta, a destra San Benedetto con la regola, lo staffile e il pastorale, a sinistra San Bernardo con il modello della chiesa. Sul lato destro del transetto, troviamo un altro affresco dei Fiamminghini (1613), che raffigura la genealogia dell’ordine monastico benedettino, di cui, appunto, fanno parte i cistercensi. E’ su questo lato della chiesa che si trova la scalinata che porta, secondo l’uso della tradizione, al dormitorio dei monaci, e sul pianerottolo alla sua sommità, troviamo un affresco del Luini (1512) che raffigura la Madonna col bambino. Inoltre, sempre su questa ala del transetto, è stata collocata la scultura di Giacomo Manzù che simboleggia la Resurrezione. Questo capolavoro in marmo di Carrara fu dedicato nel 1976 dallo scultore all’amico, il banchiere Raffaele Mattioli, che è sepolto nel contiguo cimitero dell’abbazia, dove, tra l’altro, si con­servano anche le tombe di importanti famiglie milanesi risalenti al medioevo, come gli Archinti e i Della Torre, e quella della regina Guglielmina di Boemia.