CREMONA E IL SUO DUOMO

 

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Cremona ha una profonda radice rustica che le ha impedito, per la classica ritrosia della gente di campagna, di valorizzare se stessa e il suo enorme patrimonio artistico e architettonico. E’ una delle città storiche della Lombardia fra le più belle e le più vivibili che si possano trovare. La sua fama è spesso confinata ai soli appassionati di musica e dell’arte della liuteria perché furono ideati e realizzati i famosi violini stradivari che già nel secolo XVII erano considerati al vertice della qualità tecnica e della stessa bellezza fisica dello strumento. L’arte della liuteria è tuttora ampiamente diffusa in città con decine e decine di ottime botteghe artigianali.Tuttavia il suo centro storico è, non solo imponente e stupefacente per la straordinaria forza estetica delle sue piazze e dei suoi edifici pubblici,  ma i suoi angoli, i suoi vicoli, la case, i giardini ci offrono le emozioni gioiose semplicemente percorrendoli senza una meta precisa, lasciandoci guidare dal caso e dall’estro del momento. Città solida e ricca di antica data (ancora ai tempi dei Visconti fu data in dono di nozze Francesco Sforza che sposava Bianca, figlia di Filippo Maria Visconti), deve la sua ricchezza alla fertilità delle sue campagne che da epoca immemorabile producono non solo grano, ma consentono, grazie alle sue erbe che crescono grasse e i continuazione, vasti allevamenti di bovini, di maiali, e, soprattutto un tempo, di possenti cavalli da guerra, ricercati in tutta Europa.La borghesia, che la abita e la anima, trae le sue ricchezza dalla terra e questo ne spiega, appunto, la ritrosia e la sostanziale rusticità dei suoi modi e della sua visione della vita. Qui vale solo ciò che è solido, che ha un peso e una dimensione fisica ben precisa. La ricchezza si misura a pertiche e si pesa in quintali di formaggio, di carne, di salumi, e, naturalmente, in tonnellate di grano e mais.

 


Porta Po e Torrazzo - Veduta sec. XIX


Natale dietro piazza Duomo - Veduta sec.XIX

Non è un caso che qui si siano inventati alcuni degli alimenti più straordinari della cucina lombarda, come il cotechino alla vaniglia, il salame e la mariola cremonese, oltre che i formaggi squisiti della bassa, come il grana, lo stracchino, il salva, il gorgonzola, e, al contempo si abbia un ricettario di cucina relativamente semplice, robusto, saporitissimo proprio perché legato essenzialmente alla bontà delle materie prime a cui si affida.Passato l’Adda, la grande pianura è qui piatta e uniforme come non mai fino all’Oglio. Stessi paesaggi, stessi colori, stesse coltivazioni, stesse modalità abitative e architettoniche. Ma oltre al fatto fisico e morfologico, è da evidenziare il fatto che la terra è stata in queste contrade l’intero orizzonte culturale e spirituale di vita per tutti; per i ricchi, che da essa traevano tutta la loro ricchezza; per i poveri che sulla terra trovavano l’unico modo di riempire la pancia e arrivare a sera.Per secoli e secoli fu dunque un mondo contadino, totalmente contadino, che della terra fece l’alfa e l’omega del suo senso della vita.Dalla terra, dunque, tutta la ricchezza, peraltro assai corposa, di queste contrade, ma la terra ha anche segnato l’anima e l’orizzonte spirituale dei suoi abitanti.  Un’intera cultura che fa sostanzialmente riferimento alla vita dei campi, ai beni e anche ai mali che da essa ci vengono. Un’attenzione quasi ossessiva ai cicli dell’anno, alla materialità degli alimenti e dei modi di trattarli, di conservarli, di cucinarli. C’è stato un grande attore, Ugo Tognazzi, che forse meglio di chiunque altro ha espresso appieno l’anima cremonese. Una sorta di satiro, mosso da un genio contadino burlesco, infido e astuto, che nell’amore per il cibo e per i corpi ha indovinato il proprio senso dello stare al mondo, ma lo ha anche salvato da un’oscena trivialità grazie ad un creativo gioco di motteggio e di raffigurazione mimetica e scanzonata di sé.