DA LODI A MILANO, SEGUENDO L'ADDA


 

Supponiamo di arrivare all'Adda passando per Lodi Sud. Proseguiamo verso Pizzighettone, e da lì, risalendo fino al ponte fra Rubbiano e Cavenago, proviamo, per quanto possibile a seguire l'Adda. In effetti, è impresa non facile perché l’Adda, visto dall’alto, sembra proprio un serpente che guizza verso la tana. Le sue circonvoluzioni escludono un percorso rettilineo, del resto non c’è alcuna strada che lo costeggi. Bisogna trovare le anse che sfiorano le strade che seguono alla lontana la sua discesa verso il Po per individuare i suoi punti di accesso e dunque mettere in conto di passare da una sponda all’altra di continuo.
Ad ogni modo, Cavenago e il suo circondario meritano un giro esplorativo per le belle cascine e ville del settecento – ottocento che sono sparse lungo l’area.
E’ inoltre possibile fare sosta presso la caratteristica e affermata Trattoria Antica Barca (tel. 0371-70138), dove è stata istituita la gara annuale per il miglior salame prodotto in zona. Nella giuria giornalisti di importanti quotidiani, gastronomi affermati, celebrità del mondo della cultura e dello sport. Sull’altra riva, a Corte Palasio, vi è uno dei più bei accessi al fiume con ampia spiaggia. Tutto il circondario, come è ovvio, è parte del territorio del Parco Sud e dunque ricco di tracciati e sentieri segnalati, spazi protetti, animali in libertà. Inoltre si incontra la trattoria Lungoladda, che ormai è diventata un’istituzione del luogo. Subito dopo Lodi, lungo la strada che porta a Boffalora e Spino d’Adda, è possibile incontrare punti in cui l’Adda è particolarmente bello e accessibile. Fra questi, la deviazione che porta all’osteria La

Cava, che è proprio situata accanto ad una cava di sabbia. E’ un posto assolutamente popolare, spumeggiante di vitalità e dove al fine settimana si balla il liscio. Inoltre è proprio sulla riva dell’Adda e si può bere o mangiare qualcosa sui tavolini che sono ad un passo dal fiume.
Da qui è consigliabile una breve deviazione fino alle porte di Pandino perché nei suoi pressi, a Palazzo Pignano, vi è una delle più belle pievi medioevali della zona, Pieve S. Martino. E’ uno dei luoghi archelogici più interessanti dell’intera provincia, perché sotto e nei pressi di essa è stato scoperto un rilevante complesso architettonico tardo-romano. Si tratta di una imponente villa con adiacente un martyrium, cioè una chiesa che conservava i resti di un santo martire. La villa apparteneva a Piniano e Melania, sposi e discendenti della medesima gens Valeria, fra le più importanti a Roma. Di Piniano e Melania sappiamo che vissero quasi in forma monacale e si impegnarono a diffondere il messaggio cristiano ovunque potevano, in primis dunque, fra i servi delle loro ville. Peregrinarono a lungo in Egitto, in visita ai santi eremiti di cui erano ferventi ammiratori e sappiamo infine che Melania morì a Gerusalemme in odore di santità, dopo avere devoluto ai poveri quasi l’intero patrimonio di famiglia. A quanto consta, dunque, la villa doveva appartenere ai due sposi e il nome Pignano deriverebbe appunto da quello del nobile Piniano. Se ciò è vero, ne risulta anche che è da questo luogo e da questa villa che si ebbe la prima cristianizzazione del cremasco.



La villa romana fu abbandonata in epoca longobarda e sul luogo si costituì una comunità dominata da guerrieri longobardi. Fu allora che sui resti dell’antica basilica romana di Palazzo Pignano (Palatium Pinianii) si costruì la prima pieve romanica, dedicata a S. Martino, che però fu nuovamente distrutta durante la guerra fra Milano e Pavia del 1059-1061, essendosi schierata la comunità di Pignano con Pavia. L’attuale edificio è dunque databile intono alla fine del secolo XI.
La facciata colpisce per la maestosa sobrietà del suo impianto romanico. Praticamente spoglia di fregi, se non per un rilievo che raffigura animali simbolici, appena sopra l’arco d’ingresso, al suo interno troviamo, alcuni affreschi del secolo XV, piuttosto malridotti, fra cui quello di S Martino che taglia il mantello e ne dona la metà al povero. Di gran valore e interesse, invece, il blocco statuario in terracotta che raffigura il ‘Compianto di Cristo’. E’ opera attribuita al maestro rinascimentale Agostino De Fundulis e colpisce per l’impressionante verismo con cui sono raffigurati i diversi soggetti, esattamente come potevano essere le fattezze di donne e uomini delle campagne del luogo nel secolo XVI.

Da Palazzo Pignano si può raggiungere Dovera e riprendere la bella strada in mezzo alla campagna verso Boffalora. Qui abbiamo La Matta, un’osteria risalente all’inizio secolo, che rifocillava soprattutto i mulattieri che trasportavano le merci lungo l’Adda dal cremasco al milanese e viceversa. Oggi è una simpatica trattoria con pergolato, dove si mangia una sana cucina del territorio a prezzi assolutamente abbordabili. Poco più su, Spino col suo ponte che segna il confine fra il milanese e il cremasco. A Spino, peraltro, si incontra l’agriturismo La Fornace, che non solo offre una qualificata ristorazione, ma mette a disposizione – cosa rara negli agriturismi nei pressi di Milano – delle belle stanze per gli ospiti.
Qualche chilometro più su e troviamo Rivolta d’Adda, che merita una sosta per la sua impareggiabile chiesa cattedrale, un’opera monumentale imponente e straordinaria proprio perché localizzata in un borgo che, per quanto antico e strategico fra le due sponde dell’Adda, non si sarebbe mai potuto credere potesse ospitare un complesso architettonico di questa imponenza.
S. Sigismondo fu, con ogni probabilità, progettata e costruita da architetti milanesi dopo la conquista di Rivolta nel secolo XI. Sono infatti evidenti gli influssi su di essa della basilica milanese di Sant’Ambrogio. Tuttavia sia la sua data di costruzione, sia il fatto se fosse stata voluta e finanziata dai cremonesi o dai milanesi restano fatti storicamente controversi. E’ accettata persino l’ipotesi che la sua costruzione sia stata precedente a Sant’Ambrogio, che sia stata, cioè, un primo tentativo o, se vogliamo, un esperimento in piccolo di quella che sarebbe dovuta diventare la basilica maggiore del libero comune di Milano. In ogni caso sappiamo per certo che nel 1168, Rivolta ripassò sotto il dominio cremonese e la basilica di S. Sigismondo fu staccata dalla diocesi milanese e dalle vicende storiche che caratterizzarono Milano.

Una visita completa ed esaustiva dell’intero edificio e di tutte le sue opere d’arte richiede diverse ore e un ampio lavoro esegetico e critico. E’ cosa che esula dagli intenti di questo lavoro che si concentra verso abbazie e costruzioni monacali situate fuori dal tessuto urbano. Facciamo notare tuttavia quello che, secondo i critici, uno dei lati più interessanti di S. Sigismondo, sono i suoi capitelli.

Si tratta del repertorio più vario e più bello di tutta la scultura romanica lombarda. Animali fantastici, mostri alati, aquile, serpenti, figure antropomorfe, sono scolpiti con grande maestria a simboleggiare la lotta del bene contro il male, lo sforzo dell’uomo a capire e a vincere i deliri delle sue passioni e delle sue paure.
A Rivolta d’Adda, si può pranzare alla Trattoria Ponte Vecchio oppure raggiungere a Truccazzano Il Torrettone,  un agriturismo che dispone di una grossa cava e di un ampio spazio verde tutto intorno ad essa. E’ specializzato nell’allevamento del pesce e nella sua piccola e informale sala da pranzo si possono gustare ottimi pesci appena pescati.
Rientrando a Milano da non dimenticare assolutamente è l’Agriturismo Nibai a Cernusco sul Naviglio. E’ una comunità che lavora al recupero di persone in difficoltà, produce alimenti biologici di qualità e dalle sue cucine escono profumi davvero invitanti.