LA BASSA CREMONESE E IL CASALASCO:    LA FORZA DEL PAESAGGIO

PERCORSI

 Torre de’ Picenardi e il suo immediato circondario Isola Dovarese e i villaggi rurali della bassa San Giovanni in Croce, Casteldidone, Piadena

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Il nostro percorso ha come seconda meta Isola Dovarese, un affascinante  borgo subito dopo l’Oglio, che, tuttavia fu per secoli un avamposto dei Gonzaga nelle terre del ducato Milanese. La cosa si percepisce subito per lo stile tipicamente gonzaghesco della architettura urbana (la grande piazza porticata  lungo la quale si dispongono gli edifici pubblici e nobiliari) e poi questa ascendenza mantovana la si percepisce altrettanto bene in cucina, dove troviamo uno stile sofisticato ed elaborato, tipico della tradizione dei Gonzaga accanto al più rustico ricettario cremonese.

Qui segnaliamo due locali di sicuro interesse. Per il mangiare la Crepa  0375/396161, situata nella storica palazzina sede un tempo del capitano delle guardie e oggi ristoro noto per  la sua cucina di meditata sintesi fra le tante tradizioni che qui si mescolano, ma con una sicura prevalenza mantovana. La Crepa presenta, inoltre, una cantina di grande spessore e vende prodotti alimentari di piccole aziende locali di qualità. L’attenzione alla tradizione, ai prodotti del territorio soprattutto per quanto concerne la loro genuinità, ha fatto della Crepa il partner ideale del movimento ideologico-gastronomico, denominato Slow-Food (mangia lento, mentre il cinese ti toglie la sedia da sotto il culo). Altro indirizzo da tenere a mente è Palazzo Quaranta(0375.396162), un palazzo nobiliare del XVI secolo, ben ristrutturato e trasformato in hotel di charme, con tanto di camera del vescovo, quella all’epoca riservata al vescovo in carica, quasi sempre un rampollo di casa Gonzaga. E’, inoltre, ristorante con un bel menù del territorio e qualche piatto di pesce, sia di mare che di acqua dolce. Fra quest’ultimi, l’interessante frittura di pesce di piume (rane, storione, anguilla, acquadella).

Risaliamo l’Oglio in direzione Monticelli Ripa d’Oglio San Antonio, Cicognolo. A Cicognolo un altro possente castello, che però non è visitabile perché trasformato abitazione condominiale, dopo che il Voghera, l’Attila di Cremona, lo aveva rifatto in stile neo romantico nel secolo XIX.  Visitabilissima, invece la Trattoria dell’Umbreleer (0372.830509), uno dei migliori indirizzi della zona per stile, consapevolezza professionale, qualità della ristorazione proposta. Una cucina del territorio ben selezionata, ben eseguita, ben presentata.

Da Cicognolo muoviamo verso l’interno di quest’area di pianura e precisamente avendo come punto di riferimento l’antica via Postumia. L’antica via Postumia, quella edificata dal console Postumio Albino nel 148 a.c. , un’opera colossale, sia sotto il profilo della ingegneria sia sotto quello politico e culturale, in quanto unificava l’Adriatico col Tirreno, Aquileia con Genova, attraversando tutta la pianura padana sopra il Po, oggi non esiste più. Tuttavia il suo tracciato, in linea di massima, è rimasto e, più ancora,si è conservata la memoria della sua importanza. In questo senso a Cremona viene chiamata via Postumia quella che, dritta e stretta, costeggiando il profondo canale Delmona, costruito per l’irrigazione, passa per Malagnino, appena fuori Cremona, quindi Pieve San Giacomo, Ca’ d’Andrea,Voltido, fino a toccare Marcaria e l’Oglio. In quest’area abbiamo il cuore stesso della bassa cremonese, con i borghi minimi, ma eccezionali per la statura architettonica delle loro immense costruzioni rurali che risalgono per lo più al XVI e XVII secolo, e per le loro pievi, spesso solitarie e imponenti, come le piramidi nel deserto, in mezzo al verde dei campi. I paesi da citare sono, a partire da Pieve San Giacomo, Cella Dati, Cingia de’ Botti, Solarolo Rainero, San Giovanni in Croce, Casteldidone, Recorfano, Voltido, Piadena, Torre de’ Picenardi, Cappella de’ Picenardi. Al centro di quest’area, Derovere, che sotto il profilo della tipicità rurale, può essere considerato non solo il centro geografico, ma anche la capitale culturale morale. Come itinerario suggerito, che, peraltro, può essere fatto tranquillamente in bici, perché si tratta di strade comunali frequentate in massima parte da trattori e qualche rara auto e attraversa campi che si perdono in lontananza, proponiamo di tenere come punto di riferimento il canale Delmona e di muoversi con un percorso circolare da un lato all’altro di esso.

Da Pieve San Giacomo scendiamo fino a San Lorenzo dei Mondinari, dove abbiamo, in aperta campagna, una chiesetta di struggente grazia e una serie di storiche cascine. Proseguiamo fino a Cella Dati e ci inoltriamo nella campagna, passando per Reboana, che bisogna assolutamente vedere. E’ un insieme di colossali cascine, che risalgono ai secoli XVIII e XIX, si tratta di un pezzo di storia antropologica, sociale ed economica del cremonese. L’impianto architettonico di queste costruzioni è di potente suggestione, tuttavia quello che rende particolarmente impressionante il luogo è il fatto che sono completamente in abbandono. Si tratta di un villaggio abbandonato, come potrebbe essere quello di una cittadina del far west, una volta esaurita la  miniera d’argento, o quello di un sito archeologico dove si scoprono i resti grandiosi di una civiltà scomparsa. Risaliamo verso Vidiceto, che prende il nome da un capo longobardo, fino a Cingia de’ Botti, per poi arrivare al villaggio di Derovere, che, come si diceva conserva, tutti gli aspetti più tipici di un borgo della antica civiltà rurale. Qui una bella chiesa settecentesca domina la piazza del paese, che si apre verso i campi e qui abbiamo una delle poche vere trattoria di campagna che conservano l’impianto assolutamente casalingo che una volta contraddistingueva praticamente tutti questi locali. La trattoria si chiama Da Lidia’ (0372-624986), si trova a due passi dalla chiesa e si entra in un luogo che vi farà sentire come ad entrare in una qualsiasi casa privata, dove un’ottima padrona di casa sa cucinare come Dio comanda i piatti classici della tradizione. Da Derovere raggiungiamo di nuovo la via Postumia, dove, in località Ca’ dei Cervi (la località è anche conosciuta come Isolello), ma praticamente a fianco del canale Delmona, si erge il Santuario dedicato alla Beata Vergine della Divina Parola, che apparve ad una fanciulla sordomuta nel 1652, mentre portava cibo al padre che lavorava nei campi. La vergine benedetta era sopra uno spineto e miracolosamente le donò l’udito e la capacità di parola. La ragazza andò subito dal padre raccontandogli il fatto ed insistendo che la madonna voleva un santuario su quella riva in suo onore e come luogo di preghiera e di grazia. Ben presto si moltiplicarono le guarigioni miracolose attorno al luogo d’apparizione dove era stato eretta una minuscola cappella e si volle santificare il luogo con una ben più degna costruzione. Tuttavia solo nel secolo successivo, si trovarono i fondi che permisero la costruzione dell’attuale edificio. Muoviamo in direzione di Fossa e Breda Guazzona, nomi che sono tutti un programma, relativamente almeno al tratto totalmente rustico del territorio; nei pressi di Fossa Guazzona, una grande e maestosa chiesa solitaria nella campagna. Una volta era un importantissimo centro di vita religiosa e sociale, si tratta di San Pietro in Mendicate. Fu eretta nel secolo XII per ordine nientemeno che del Barbarossa, e aveva lo scopo di dare ospizio ai pellegrini che percorrevano la via Postumia, quindi divenne un’importante prebenda parrocchiale (secolo XV). Al suo interno, ma è difficile trovarla aperta, un dipinto del  Chiaveghino.