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Tre amici milanesi, due signore e un
uomo, affermati professionisti, hanno cambiato radicalmente vita,
rilevando un’antichissima e autenticissima osteria popolare
milanese alla periferia nord-ovest. A parte la passione per la
cucina della tradizione, il loro merito maggiore è stato, a nostro
avviso, quello di avere dato una rinfrescata ai muri, ammodernato
quello che necessariamente andava ammodernato, ma avere mantenuto
l’essenziale dello stile di un tempo. E essenziale dello stile
antico era la clientela fissa di pensionati che dal mattino fino ad
almeno il tardo pomeriggio bevono bianchini, fra una partita a
briscola e l’altra, e i tanti artigiani e operai che vengono a
mangiare a mezzogiorno, sicuri di trovare i piatti e la qualità di
una volta, anzi migliorata. E così, all’antica clientela, si sono
aggiunti studenti impiegati dei vicini uffici, gente del quartiere
attratta dalla novità, e l’amalgama, a quanto sembra, è riuscito
bene. Per ora è aperta alla sera solo nei fine settimana, a parte
prenotazioni infrasettimanali. L’ambiente è cordiale e disponibile,
la qualità dei piatti decisamente buona, i prezzi davvero bassi (uno
dei locali che offre un rapporto prezzo/qualità fra i migliori che
si possono trovare a Milano). E’ un posto da conoscere se si vuole
fare un tuffo in un passato che ormai sta scomparendo del tutto:
quello delle vere trattorie popolari che mantengono non solo la
cucina, ma anche lo spirito e l’allegria vera e spontanea milanese.
Al sabato, ad esempio, c’è sempre chi porta la chitarra, facendo
finire la serata come bisogna: cantando tutti insieme le vecchie, ma
anche le nuove, canzoni popolari entrate nella memoria sentimentale
di tutti noi.
Il menù varia settimanalmente e
stagionalmente. Però a seconda delle stagioni troviamo sempre i
piatti più rappresentativi della cucina classica milanese. Come
antipasto, abbiamo sempre un carrello molto vario di salumi caldi e
freddi, verdurine sottolio e sottoaceto, frittatine. Fra i primi, i
risotti, la pasta fatta in casa, i minestroni di verdura.
Come secondi la cotoletta impanata,
l’ossobuco, i bolliti, i brasati, la trippa; insomma l’alfabeto
della cucina milanese storica.
Eccezionali i dolci fatti in casa:
crostate, strudel, torte al cioccolato, dolci al cucchiaio, di cui
mondiale il tiramisù. A mezzogiorno di spendono sui dieci euro; alla
sera, sui trenta.
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