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VISITA ALL'ABBAZIA DI PIONA

Di
primavera è sicuramente un percorso di grande suggestione per la
bellezza dei paesaggi che mescolano il fascino delle cime alpine ancora
innevate con l'azzurro del lago e della sua costa ormai in fiore.
E, infine, l'emozione che può dare la semplicità essenziale di questa
piccola abbazia che esiste da tempo immemorabile e si nasconde su di uno
sperone di terra che si protende sul lago, offrendo agli occhi una
panoramica di straordinaria intensità. L’abbazia è, infatti, situata su
di un piccolo e nascosto promontorio della sponda orientale dell’alto
lago di Como, ragion per cui il contesto naturale e paesaggistico che la
circonda si può ben dire che abbia il fascino incantato di qualcosa di
unico: di fronte i monti prealpini e la magnifica costa del lago di Como
occidentale; alle sue spalle boschi e assoluto silenzio, alla sua
sinistra lo stretto e lungo specchio d’acqua che precede la biforcazione
del lago di Como. Per parte sua, l’abbazia offre allo sguardo del
visitatore la bellezza struggente della semplicità e del rigore. La
severa facciata a capanna vi accoglie e vi invita ad un sereno
raccoglimento interiore.
Le origini dell’edificio sono molto antiche, i documenti attestano la
sua fondazione negli ultimi decenni del secolo XI. In realtà, veniva
edificata su di un luogo già da secoli ricco di vita religiosa, ossia
ancora in epoca alto medioevale, giacché un cippo, detto di Agrippino,
vescovo di Como, testimonia la preesistenza di una comunità monastica in
quel luogo e l’erezione per sua iniziativa, nel 617, di un oratorio
dedicato a Santa Giustina martire.
Tuttavia la nascita, o, se si preferisce, la rinascita a vita monastica
dell’abbazia è da ricollegarsi all’ XI secolo, con la fioritura del
movimento spirituale dei monaci di Cluny che ridettero a tutta la
cristianità nuovo vigore e consentirono una ripresa su larga scala del
monachesimo benedettino, da tempo in crisi. Ed è proprio a seguito di
questa rinnovata vitalità religiosa e dell’inserimento di quanto
rimaneva della antica comunità monastica nel movimento cluniacense che
la chiesa abbaziale fu riconsacrata alla Beata Vergine Maria. Infine, ma
la data è incerta, la chiesa venne dedicata anche a San Nicola di Bari,
protettore dei naviganti.
Come tutte le abbazie benedettine, la sua importanza non solo
spirituale, ma anche economica, scientifica e culturale fu grandissima.
Piona fu indubbiamente il centro vivificatore di tutta la vita
spirituale, sociale ed economica delle popolazioni che vivevano –
possiamo immaginare – in condizioni di grande indigenza, fra lago e
monte in quest’area della Lombardia prealpina. Tuttavia, come accadde
praticamente ovunque in Europa, l’abbazia perse, nel secolo XV, la sua
indipendenza economica e amministrativa, essendo stata trasformata in
commenda, cioè essendo stato dato alla gerarchia del clero secolare il
potere di nominare d’ufficio l’abate o il priore, il più delle volte un
eminente personaggio pubblico, che mai aveva messo piede nell’abbazia e,
pur tuttavia, ne incamerava le rendite.
Il lungo processo di decadenza ebbe termine con la morte definitiva
della comunità monastica, giacché prima l’Austria illuminista di
Giuseppe II e poi la Francia napoleonica dell’inizio del secolo XIX,
decretarono la soppressione degli ordini monastici e incamerarono i loro
beni.
Lungo tutto il XIX fino agli inizi del secolo XX, gli edifici che
facevano parte dell’abbazia e i terreni circostanti divennero proprietà
privata di diverse famiglie, fino a che, nel 1937, l’ultimo proprietario
il commendatore Pietro Rocca ne fece donazione ai monaci cistercensi di
Casamari, che l’hanno fatta risorgere alla sua missione religiosa e,
attualmente, rappresentano uno dei più vivaci centri di vita monastica
in Lombardia.
Architettura e arte
1) La chiesa
La caratteristica saliente della chiesa è sicuramente la sua semplice ed
elegante linearità delle sue forme e dei materiali di costruzione, cioè
la pietra disprezzata, sebbene, essendo stata costruita a più riprese in
epoche diverse, sia evidente l’uso di materiali di diversa foggia e
provenienza. Come abbiamo già detto, la facciata è a capanna con una
monofora al centro e una serie di arcatelle in rilievo disegnano i lati
a spiovere del tetto. L’interno è a una sola navata e, all’ingresso,
troviamo una notevole porta bronzea, scolpita da Giuseppe Abram (1982),
i cui 6 riquadri raffigurano alcuni episodi della vita di San Benedetto,
tratti da I Dialoghi di san Gregorio Magno.Due leoni marmorei,
all’ingresso, fungono oggi da acquasantiere; in passato dovevano con
ogni probabilità reggere le colonne di un piccolo atrio antistante la
chiesa e in seguito eliminato. Lungo le pareti, troviamo altre formelle
scolpite da Abram che raffigurano scene della Via Crucis. Il soffitto è
in legno a travi orizzontali, mentre le pareti laterali, per dare
maggiore stabilità alla struttura in mancanza di contrafforti esterni,
sono state slargate nella parte centrale. Il campanile, opera del XVII
secolo, si erge sulla destra dell’abside. In origine, l’abside doveva
presentare tre monofore di cui, in seguito, due furono chiuse per
permettere l’esecuzione degli affreschi, che, riportati alla luce
all’inizio del secolo XX, raffigurano gli apostoli. Negli anni trenta si
arrivò alla sistemazione definitiva dell’abside con l’apertura di due
monofore a tutto sesto che consentono una migliore illuminazione della
chiesa, pur interrompendo la sequenza degli affreschi. Sulla parete di
sinistra della navata, troviamo il dipinto, dono di Telemaco Pergola
(1943), che raffigura la Regina Pacis sul trono, nell’atto di donare il
Bambino al mondo per la sua redenzione.
2) Il chiostro
Il chiostro, nella vita monastica, è il luogo simbolico più intenso
spiritualmente, perché raffigura l’unità e il punto di convergenza di
tutta la comunità. E’ il luogo che idealmente raccorda l’insieme degli
edifici che compongono l’insieme delle strutture abbaziali, ma è anche
il luogo ‘claustrum’, cioè riposto, chiuso, segreto, interiore. Insomma
è il luogo intimo per eccellenza, il luogo dove i monaci rinnovano con i
loro passi e le loro preghiere la comune intenzione spirituale che anima
la loro vita. Una forte connotazione simbolica presiede sempre alla
struttura architettonica dei chiostri. La forma quadrangolare ricorda i
quattro elementi costitutivi del mondo (terra, aria, fuoco, acqua) e i
quattro angoli i quattro punti cardinali e le quattro essenziali
disposizioni morali del monaco: il disprezzo di sé, il disprezzo del
mondo, l’amore del prossimo, l’amore di Dio. In questa
prospettiva, il lato nord, che è quello che rappresenta il disprezzo del
mondo, presenta archi sorretti da capitelli su cui son o
scolpiti serpenti, a monito affinché i monaci non si lascino sedurre
dalle tentazioni del mondo, così come era accaduto ad Adamo ed Eva nel
Paradiso Terrestre. Altri capitelli presentano la raffigurazione
dell’aquila, altro animale tipico della simbologia medioevale. Era
l’animale che si credeva potesse fissare il sole e spiccare il volo
verso l’alto prima di morire; in quest’ottica, ricordava al monaco lo
scopo della sua vocazione, quella appunto di fissarsi in Dio e spiccare
il volo verso di lui. Il lato sud del chiostro è quello dell’amore di
dio; su di un suo capitello vi è scolpita la raffigurazione del diluvio
universale, ossia l’impossibilità del mondo di bastare a se stesso, di
trovare in se stesso la ragione della sua semplice sopravvivenza. Al
centro del chiostro, la fonte e l’albero, altri due elementi con forte
valenza simbolica. La fonte è simbolo delle delizie della vera vita,
quella volta alla conoscenza di Dio; l’albero simboleggia l’albero della
vita, così come si narra nella Bibbia a proposito del Paradiso
Terrestre.
Lungo le gallerie del chiostro troviamo un serie di importanti
affreschi. All’ingresso abbiamo la rappresentazione di Cristo risorto
che appare a Maria Maddalena; Nella mano sinistra Cristo regge un
vessillo su cui si legge Lux et vita sum. E’un’opera del XVI secolo che
ricopre un affresco preesistente. Lungo la galleria nord abbiamo la
sequenza degli affreschi che, originariamente, furono dipinti su di un
lato della chiesa e quindi spostati nel chiostro. Il frammento è diviso
in una parte superiore e una inferiore. In quella superiore abbiamo la
raffigurazione dei mesi dell’anno e dei lavori agresti che ad essi
corrispondono; in quella inferiore, le immagini San Giovanni Battista,
il Cristo e quelle dei martiri San Lorenzo, Santa Margherita, Santa
Caterina di Alessandria.
Infine, nella galleria sud, troviamo l’affresco di San Benedetto
nell’atto di respingere la tentazione che, simbolicamente, assume la
forma della donna.
Da segnalare, infine, la sala capitolare, che è posta lungo il lato
orientale del chiostro. Come è noto, essa è il luogo delle riunioni e
delle decisioni che riguardano le principali scelte della comunità
monastica, prima fra tutte quella dell’elezione della sua guida, cioè il
priore, ma anche il luogo della ammissione dei postulanti al noviziato e
della loro vestizione, così come il luogo ove i monaci leggono il
Capitolo della Regola e si accusano davanti ai fratelli delle colpe
commesse. Gli attuali stalli e spalliere in legno sono del secolo XVIII
e provengono dalla sagrestia di San Zeno a Verona.
Percorso:
si segue la superstrada che costeggia la sponda lecchese del lago di
Como e si esce a Colico; oppure - percorso più lungo, ma di grande
interesse - a Lecco si sale a Ballabio, in Valsassina, e di lì si
percorre tutta la valle, si esce a Bellano, e quindi si prosegue in
direzione di Piona.
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