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IL LAGO MAGGIORE E LE
ISOLE BORROMEE
La sponda
piemontese del lago Maggiore è sicuramente
caratterizzata da una presenza diffusa di
ville Ottocentesche e Novecentesche, per lo
più cintate da straordinari giardini
botanici, frutto del favorevole microclima,
e dal diffondersi, per altro verso, nel
secolo XIX, del turismo residenziale e
termale delle famiglie della grande
borghesia, sia nazionale che internazionale,
che andava in cerca di luoghi
dall’eccezionale clima temperato, per
passarvi la ‘stagione’, cioè il periodo di
fine inverno-inizio primavera.
Ciò ha determinato il successo
internazionale di località come Nizza,
Sanremo, Baden-Baden, Biarritz, e, sul Lago
Maggiore, di Stresa. E’ il turismo dei
monumentali Grand Hotel, ma anche delle
ville di personaggi cosmopoliti, che, ad un
certo momento della loro vita, decidono di
fermarsi in uno di questi luoghi, baciati da
un clima eccezionale e da una notorietà
sorprendente, per dare forma concreta ad un
loro sogno creativo, che il più delle
volte, prende la forma di una villa
corredata di un giardino destinato a luogo
di sperimentazione botanica e di
acclimatazione di alberi e piante esotiche,
conosciute magari in India o in Africa,
durante spedizioni al servizio di Sua
Maestà. Villa Taranto a Intra, appartenuta
ad un colonnello scozzese, è l’esempio più
clamoroso di questa tipica tendenza.
In realtà, su questa sponda del lago, vere
ville di delizia, della nostra tradizione
Seicentesca o Settecentesca, non ve ne sono
per la semplice ragione che l’intero
territorio fra lago e monti era feudo dei
Borromeo e dunque le uniche ville storiche
che possiamo incontrare sono i grandiosi
palazzi, voluti da questa casata e costruiti
sulle isolette prospicienti Stresa e
Pallanza.
Il più noto di tutti è sicuramente quello
dell’Isola Bella
iniziato Carlo III Borromeo che, in onore
della moglie, Isabella d’Adda, così chiamò
l’isolotto su cui si andava costruendo il
palazzo. Si trattava di un’opera grandiosa,
di enorme dispendio finanziario, che fu
portata a termine in tre generazioni, per la
durata di quasi un secolo. L’effetto
scenografico è straordinario, in quanto,
data la forma allungata dell’isola, palazzo
e giardini generano, da lontano,
l’impressione di un corpo unico, quasi si
trattasse di un vascello, di cui il cassero
è rappresentato dal palazzo e la prua dal
giardino. Quest’ultimo, a sua volta, è
l’esempio più insigne di giardino barocco
all’italiana. Dieci terrazze digradanti
piramidalmente, dove sono state acclimatate
le più diverse specie di piante da ogni
parte del mondo e dove, con effetti
scenografici eccezionali, dovuti alle
scalinate, alle fontane, a giochi
prospettici, a statue che simboleggiano
stagioni, venti, fiumi, ci si perde in una
infinita serie di sorprese, di rimandi
letterari, di suggestioni lasciate alla
intelligenza e alla immaginazione del
visitatore. A corona di questa fantastica
piramide, l’enigmatica statua di Amore che
cavalca l’Unicorno. Il più misterioso e
poetico degli animali allegorici della
tradizione medioevale, simbolo della castità
attiva, quella, cioè, che ci permette di
trascendere la pesantezza della materia.

Il palazzo d’impianto ad H chiusa sul retro,
si dispone con la facciata rivolta verso la
sponda di Stresa. All’interno una serie di
sale di sublime pompa e spettacolare
potenza evocativa. In pratica, ciascuna di
esse potrebbe essere la raffigurazione
teatrale di un sogno di perfezione. Lo
scalone, che dal piano terra porta al piano
nobile, reca sulle pareti gli stemmi
nobiliari dei Borromeo e quello delle cinque
altre famiglie gentilizie con le quali erano
imparentati: i Medici, i Farnese, gli
Odescalchi, i Savoia, i Barberini.
Le diverse sale sono arredate tutte con
pezzi originali del Seicento e del
Settecento e ciascuna di esse, per la
finalità alla quale rispondeva, rappresenta
oggi un piccolo museo a parte. Ad esempio,
la sala d’armi all’ingresso è una piccola
miniera di informazioni sulla realtà delle
armi usate nei secoli XVII e XVIII, oppure,
al piano nobile la cosiddetta sala della
musica espone gli strumenti originali della
musica seicentesca come la spinetta,
l’arciliuto, la viola di gamba, il
clavicordo.
La biblioteca comprende migliaia e migliaia
di volumi pubblicati in tutta Europa e
magnificamente rilegati lungo un periodo di
tempo di almeno tre secoli.
Ovviamente la descrizione, anche riassuntiva
di ciascun piano e di ciascuna sala del
palazzo richiederebbe un volume a se stante,
perché il numero delle opere d’arte di
assoluto valore - sculture, arazzi, quadri -
è talmente vasto che è impossibile
riassumerlo in poche pagine. Fra tutte le
sale, bisogna però almeno menzionare il
Salone grande, perché in un certo senso è il
cuore del palazzo stesso, e fu pensato come
una sorta di sintesi simbolica del modo
d’essere e modo in cui voler apparire nel
mondo della famiglia. Per quanto terminato
solo negli anni ’50 di questo secolo,
l’impianto rimanda ai disegni del Richini,
che si era ispirato, con ogni probabilità,
alla chiesa paleocristiana di San Lorenzo in
Milano. Si tratta di una struttura circolare
a cupola, al centro della quale spicca il
motto e l’emblema della famiglia, ossia la
parola HUMILITAS stilizzata. Quindi abbiamo
delle sculture lignee che riprendono le
figure allegoriche che compaiono nello
stemma della casata: il cammello prostrato
che regge un elmo piumato sul dorso. E’ il
simbolo della pazienza. Poi il liocorno,
ossia la castità che muove verso alti
ideali. Il morso, ossia la forza che mette
freno alla violenza e al disordine delle
pulsioni irrazionali e aggressive. Il cedro,
che rappresenta la bellezza della natura.
Sull’Isola Madre, sorge il primo grande
palazzo dei Borromeo sul lago Maggiore, la
cui costruzione risale al XV secolo. Aperto
al pubblico, presenta interessanti
collezioni di livree, porcellane, oggetti
d’epoca. Di grande interesse il parco, dove
sono coltivate piante di ogni specie,
perfettamente acclimatate. In primavera
costituisce un evento che richiama migliaia
di appassionati la fioritura si azalee,
rododendri e camelie. |