LA CASATA DEI BORROMEO

In un certo senso il lago Maggiore è, sotto il profilo storico e culturale, una creazione e una propaggine di questa potente e accorta famiglia. Per un periodo si parlò, non a torto, dello Stato dei Borromeo, indicando appunto l’area del Maggiore, dove una flotta da guerra privata e un robusto esercito di terra presidiavano l’intera area. Ma i Borromeo erano gente accorta e lungimirante, sapevano che un bel gioco dura poco e, a fronte delle grandi potenze che si contendevano il milanese a partire dal XVI secolo, smisero di pensare ad una loro ‘signoria’ e realisticamente accettarono di mettere le loro risorse, non tanto militari, ma finanziarie e diplomatiche al servizio delle potenze che davvero contavano nella penisola, cioè il papato, da un lato, e la Spagna, dall’altro.
Le origini della famiglia non erano né milanesi né lombarde, bensì toscane, precisamente di San Miniato. Nel 1370 Firenze li mise al bando per avere tentato una sollevazione popolare; così rifugiarono in Lombardia, dove Gian Galeazzo Visconti li accolse e li protesse, offrendo loro i mezzi per proseguire le attività bancarie di cui erano esperti imprenditori. Nel 1393 i documenti attestano la presenza di una Compagnia bancaria a nome Borromeo, e nel 1395 ottengono la cittadinanza milanese.
Ma il decollo della casata, come una delle più importanti del milanese, si avrà con Vitaliano I (1391- 1449), che diverrà tesoriere del ducato e, grazie al so­stegno finanziario che riuscì a garantire alle spese delle continue guerre di Filippo Maria Visconti, ottenne enormi privilegi e concessioni dal duca, come ad esempio la fornitura delle biade e del pane per gli eserciti ducali, piuttosto che l’investitura feudale in numerose parti della Lombardia. E’ in questo periodo che la famiglia si espande sistematicamente nell’area del lago Maggiore con l’acquisizione di Angera, Arona, Mergozzo, Cannobbio, Val Vigezzo. Ed è così che si comincia a parlare dello Stato dei Borromeo. Ma è con Giovanni III (1439-1495) e con il suo successore Giberto I (1460-1508), negli anni cioè che vedono la crisi del Ducato di Milano e la calata di Francesi e Spagnoli in Italia, che si consolida lo Stato dei Borromeo, nella misura in cui il Verbano viene svincolato dalla magistratura ordinaria di Milano e Novara e alla casata viene accordato il potere di armare i propri sudditi e imporre dazi sui traffici del territorio.
Col trionfo degli imperiali di Carlo V, la famiglia rinuncerà definitivamente all’ipotesi di una sua signoria autonoma nell’area del Verbano. Accentuerà, invece, il suo ruolo di grande famiglia aristocratica avvocata a compiti diplomatici di grande prestigio presso le potenze Europee che avevano interessi in Italia e, per altro verso, indirizzerà verso la carriera ecclesiastica i suoi membri intellettualmente più brillanti, badando, con un accorta politica matrimoniale, di tessere legami parentali con le famiglie che, a Roma, maggiormente contavano nella Curia dello Stato della Chiesa.
E’ appunto a partire dalla seconda metà del secolo XVI, che le fortificazioni del Verbano si trasformano in palazzi residenziali e inizia l’immensa opera di edificazione dei palazzi e dei giardini sulle tre isolette del lago Maggiore, oggi conosciute come l’Isola Bella, l’Isola Madre e l’isola dei Pescatori, destinate a certificare lo splendore, la potenza, il mecenatismo della casata.
Per altro verso, gli ecclesiastici di famiglia raggiungeranno posizioni non solo di vertice nella gerarchia della Chiesa cattolica, ma di grande prestigio perso­nale e la loro opera pastorale avrà vasto seguito popolare. San Carlo Borromeo fu uno dei grandi nomi della rinascita della Chiesa Cattolica dopo il con­cilio di Trento e, con la sua opera pastorale continua e sollecita presso le par­rocchie, ricondusse all’ovile clero e fedeli confusi da secoli di lassismo religioso. Suo cugino, il cardinale Federico, fu preso a modello dal Manzoni ne’ “I promessi sposi” come figura di alto prelato ideale, per la sua saggezza, per la sua umanità, per la sua determinazione.

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