LA DOMENICA DELLA MAIALATA

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Posti così oggi sono rari, soprattutto per il clima. Insomma non credo sia facile in Italia passare una domenica, dall’ora di pranzo a sera, all’insegna dell’euforia bacchica, fra musica entusiasmo generale buon cibo e buon vino a volontà per 25 euri. Ma anche se fossero stati 50 sarebbero sempre stati troppo pochi. La trattoria di Paola Solari, invece, vi offre esattamente tutto questo.
La scorsa domenica, 24 febbraio, ha organizzato una maialata, cioè un pranzo a base di maiale, così come si usa fra le colline dell’Appennino parmense. Al maiale ha aggiunto una damigiana di vino da spillare a volontà (vino buono, un gutturnio appena amabile dei colli piacentini), ha chiamato un eccellente fisarmonicista che ha suonato le melodie popolari di un tempo per tutta la durata del pranzo e, dopo il pranzo, via col liscio con il complesso di Maurizio Guzzinati, un nome che suscita grandi entusiasmi fra gli appassionati del genere. E, fatto davvero eccezionale, fra un tango e una mazurka, ecco presentarsi mister Keith Esdale direttamente dalla Scozia, con tanto di kilt e pipes. Mister Keith non è un eccentrico esibizionista o un dilettante di buona volontà. E’ un validissimo interprete della musica popolare scozzese che sa suonare da vero maestro la cornamusa, il flauto dolce, e conosce il meglio delle ballate e delle musiche della sua terra. Da qualche tempo ha abbandonato, sembra senza rimpianti, la nativa Scozia e con la famiglia ha trovato casa in un villaggio pressoché abbandonato nel circondario della Val Ceno. Quando gli gira, si mette il kilt e prende la cornamusa e va a suonare a feste e meetings di interesse valligiano.
Naturalmente abbiamo anche mangiato, non solo ballato e ascoltato musica. Si abbiamo sbocconcellato qualcosina per tenerci pronti per le danze, vale a dire: piatto di salumi misti, lardo pestato con mollica di pane e aglio, fettine di polenta con fetta di lardo fritto sopra. Bomba di riso alla moda piacentina, ravioli di carne con ragù di maiale, tagliolini sempre al ragù. Quindi: piedini di maiale bolliti, stufato di cotiche di maiale e fagioli, cotechino e polenta, puntine al forno con patate, lonza al forno.

 Poi mi hanno chiesto se volevo assaggiare i dolci della casa; non credevo ai miei occhi: un piatto con quattro tipi diversi di dolci, fra cui una eccezionale fetta di torta alla zuppa inglese o qualcosa di simile. Mi sono guardato intorno per vedere se per caso qualcuno era già stramazzato sotto il tavolo, anche perché c’erano coppie un po’avanti con gli anni. No, tutti stavano benissimo, e dopo il caffé tutti in pista! E’ proprio vero: non conta quanto mangi ma come lo mangi. Puoi anche mangiare solo un ovetto di quaglia e ti può restare sullo stomaco tre giorni, se il posto è quello sbagliato e la gente che ti sta intorno quella da mandare a quel paese.