La Rocca dei Rossi a San Secondo

 

 

 Buona parte delle mura e delle torri dell’imponente e complesso edificio che per secoli fu la residenza dei Rossi, potente famiglia feudale, la cui fortuna fu fatta in gran parte da Pier Maria II, condottiero e capitano al servizio dei Visconti e degli Sforza, furono smantellate con improvvida larghezza nel secolo XIX.

Fino alla sua morte (1482), fu la residenza ufficiale di Pier Maria II, quarto conte dei Rossi, che volle darle una struttura potentemente castellana e difensiva, dotando la rocca di una doppia cinta di mura, del fossato, di diversi rivellini, e di ogni accorgimento difensivo che la più avanzata architettura militare del tempo offriva. L’antico sodale e condottiero al servizio degli Sforza vi morì al suo interno proprio durante l’assedio condotto dai mila­nesi di Ludovico il Moro. Le possenti opere difensive non furono suffi­cienti a fermare gli eserciti del Moro, che  riportarono il feudo di San Secondo fra i possessi della Camera Ducale e demolirono almeno in parte le imponenti strutture difensive della rocca. Luigi XII, re di Francia, restituì ai Rossi il feudo nel 1499, e la rocca, ritornata residenza ufficiale della famiglia, fu progressivamente trasformata in Palazzo. Il fossato fu drenato, la cinta muraria esterna abbattuta, la piazza d’armi divenne un parco, la fronte del mastio prese le forme tipiche del palazzo residenziale. Tuttavia i discendenti di Pier Maria rimasero al centro della vita politica del tardo Rinascimento, grazie alla scelta della carriera ecclesiastica e di­plomatica che molti cadetti della famiglia intrapresero con determinazione e abilità. Infatti, grazie agli alti incarichi ottenuti, fu possibile rinnovare il prestigio e il peso politico della fami­glia oltre il ristretto ambito parmense, consentendo la realizzazione di una accorta politica matrimoniale che unì i suoi membri ai Medici, ai Gonzaga, agli Sforza, ai Rangoni, ai Riario.

Si spiega in questo modo la sfarzosa trasformazione dell’avita rocca non tanto in un grande palazzo, ma piuttosto in un  palazzo monumentale, che aveva lo scopo di ce­lebrare la gloria secolare della famiglia, quasi fosse una reggia. L’enorme valore storico e artistico della rocca di San Secondo consiste infatti nella migliaia di metri quadrati di affreschi che adornano praticamente ogni stanza, ogni muro e volta dell’antico mastio. Furono chiamati i più affermati maestri d’affresco e della decorazione operanti nell’Italia cinquecentesca per realizzare questa impresa ciclopica. Fra essi il Bertoja, il Baglione, il Paganino, il Procaccini, il Samacchini, numerosi allievi della scuola del Bramante, e altri ancora. Fra le molte sale affrescate, la più notevole, sotto la specie della grandiosità, è indubbiamente quella delle Gesta Rossiniane, che è una sorta di monumentale racconto visivo delle vicende della famiglia dal 1199 al 1542. Non meno significative sotto il profilo artistico quelle di ispirazione allegorica e mitologica, fra cui la Sala dei Cesari, della Giustizia, della Gal­leria d’Esopo, di Bellorofonte, di Momo, del Lupo, fino alla Sala dell’Asino d’Oro, che illustra con diciassette riquadri l’esoterico romanzo di Apuleio ed è universalmente considerata un capolavoro di grazia e raffinatezza.

 

 

 

 

   

 

Hit Counter