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La Rocca Meli Lupi a Soragna (PR) |
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La cittadina di Soragna è praticamente di fronte a San Secondo, sulla sua destra, guardando verso Parma. Di primo acchito, si presenta con i tratti del grosso borgo di provincia, ben dotato di sostanza ed esperienza. I suoi solidi palazzi seicenteschi, la sua maestosa e settecentesca chiesa parrocchiale, la barocca chiesa di San Rocco con il suo ricco altare di marmi intarsiati, la nutrita comunità ebraica che qui ebbe dimora già dal secolo XVI, e che nell’Ottocento inaugurò una sua sinagoga, danno l’idea di qualcosa di robusto, di strutturato, di solido. Danno cioè l’idea di una ricchezza antica e ben sedimentata. Questa impressione è poi ancor di più confermata dalla antica Rocca Meli Lupi, che tutto è fuorché una rocca. O meglio era una rocca, ma fu poi trasformata in un magnifico palazzo tardo cinquecentesco che presenta tutti i caratteri di una piccola reggia, piuttosto che quelli romantici del castello. La signoria dei Lupi, famiglia di origine cremonese, sui territori di Soragna rimanda al secolo XI, ma solo nel secolo XIV riuscirono a vedere confermati in modo definitivo i loro titoli feudali, quando 1347 Carlo IV di Boemia diede l’investitura marchionale a Ugolotto Lupi. Quando poi nel secolo XVI la casata si estinse, non avendo eredi maschi, il titolo passò Giampaolo Meli che si era imparentato ad essa, sposando una figlia dell’ultimo marchese Lupi e ottenendo da Carlo V, nel 1530, la conferma del titolo e il diritto di aggiungere al proprio cognome quello dei Lupi. Da allora fino ai giorni nostri la rocca è rimasta proprietà di questa famiglia ed è tuttora abitata dai suoi discendenti. L’aspetto saliente del lungo operato storico di questa antica famiglia fu quello di pensarsi come mecenati e promotori di grandi progetti architettonici e urbanistici, piuttosto che nobili guerrieri, legati ad una visione feudale dei loro poteri. In questo senso abbiamo la trasformazione di una classica rocca di pianura, a pianta quadrata con le torri angolari, nell’imponente palazzo signorile di cui si diceva sopra. Nel secolo XVI, la torre nord-est venne fatta sopraelevare e trasformata in loggia aperta come si era soliti fare quando si voleva ingentilire e dare un tono di palazzo di corte alle vecchie rocche ormai obsolete sotto il profilo militare; inoltre fu creato un classico giardino all’italiana sul lato nord, e un fossato colmo d’acqua, ovviamente non a scopo militare, ma estetico, circondò l’intero perimetro del palazzo. Parimenti, inizia in questo secolo, l’ideazione artistica degli ambienti interni, con sale affrescate che videro all’opera, nel corso dei secoli, pittori di notevole tecnica e di discreta fama, come il modenese Nicolò dell’Abate che realizzò, nella prima metà del secolo XVI, il ciclo delle Fatiche di Ercole, oltre a decorare diverse sale e ambienti con fregi, fronde, putti. Il bolognese Cesare Baglione affrescò, nella seconda metà del secolo XVI, le grottesche, un classico del gusto d’epoca, con cui si raffiguravano putti, statue e scene di personaggi mitologici, capricci architettonici, in un gioco di libera fantasia. Contemporaneamente procedeva l’opera di arredo dei saloni con mobilia, lampadari, quadri, suppellettili di estrema raffinatezza e valore. In occasione, ad esempio, del matrimonio con Ottavia Rossi di San Secondo, nel 1681, furono realizzati degli intarsi lignei, ricoperti di oro zecchino, di superbo e raffinatissimo artificio barocco. E sempre sul finire del secolo XVII venne realizzato un altro classico elemento architettonico che contraddistingueva i grandi palazzi nobiliari: lo scalone d’onore che portava al piano nobile. Col secolo XIX abbiamo la copertura ad altezza uniforme dei quattro lati del palazzo, l’immancabile trasformazione del giardino all’italiana in romantico parco all’inglese. La rocca è visitabile nelle parti che non sono di privata abitazione dei principi Meli Lupi.
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