Nel cuore della pianura fra Adda e Oglio:

                                   castelli e città murate                     vedi foto    

L’ampia fascia di territorio, compresa fra l’Adda e l’Oglio e che scende fino al Po, è stata una delle zone più turbolente e ricche di eventi storici di tutta la Lombardia. Segnava infatti la linea di confine fra la Serenissima e il Ducato di Milano, le due potenze che per tutto il secolo XV si contesero l’egemonia politica e militare sulla penisola e fecero di quest’area il principale teatro di battaglia dei rispettivi eserciti. Non è dunque un caso che in questo lembo di terra troviamo la più alta concentrazione di rocche, castelli, città fortificate. Fu soprattutto Filippo Maria, l’ultimo dei Visconti, a lottare con unghie e con i denti per recuperare al ducato le città che via via si erano liberate del dominio milanese, magari alleandosi con Venezia. Fra esse, città dell’importanza di Brescia, Cremona, Piacenza, Parma. Nell’arco di tempo di circa mezzo secolo, vale a dire per tutta la prima metà del secolo XV, assistiamo a continui scontri militari, a improvvisi cambi di fronte, a tradimenti, vendette efferate, gesta memorabili. In quest’area e in quell’arco di tempo combatterono e si fecero valere tutti i più importanti capitani di ventura italiani, vale a dire il Piccinino, il Carmagnola, il Gattamelata, il Colleoni, lo Sforza. Lungo il filo storico di questi eventi, possiamo oggi trovare le tracce che di essi ancora rimangono, vale a dire i castelli e le rocche che furono al centro della contesa e che spesso rappresentarono il premio per il comandante vincitore. Per altro verso, questo percorso ci permette di  conoscere una fascia di territorio incantevole per la dolcezza del suo paesaggio, per la presenza di piccoli borghi, ricchi di fascino, perché conservano intatte le vestigia di una antica cultura legata alla terra.  Il classico paesaggio padano qui prende un colore di un verde ancora più languido e più universalmente diffuso, proprio grazie alla abbondanza d’acqua che sgorga da ogni dove. Vagando, magari senza una meta precisa, lungo le strade secondarie è facile imbattersi in una storica cascina fortificata, o in una piccola rocca di presidio che è stata poi trasformata in una cascina, oppure entrare in un villaggio di quattro case, che, tuttavia, conserva edifici che risalgono al medioevo. Le cittadine storiche, i castelli, i palazzi di campagna che segnaliamo possono essere presi come precisi punti di riferimento per una gita. Ma una volta che li abbiamo raggiunti, vale la pena di muoversi lasciandosi guidare dal caso e dall’istinto. Sarà facile fare una scoperta inattesa, imbattersi in un edificio sperduto nella campagna che ci riporterà, con i suoi mattoni sbrecciati dal tempo, ad un’epoca ormai tramontata, ad un mondo scomparso, ma al quale siamo ancora emozionalmente legati e del quale, perciò, percepiamo tutta la sua forza di suggestione.  Possiamo prendere, come punto di partenza per questo percorso che ci porterà nel cuore della pianura fra Adda e Oglio, Pandino e la sua rocca. Da qui proseguiremo fino a Soncino e Orzinuovi, per poi scendere lungo Oglio verso il Cremonese e il suo estremo confine col mantovano.
Per quanto riguarda Pandino, più che a un castello o rocca, si deve pensare ad una reggia fortificata. Ne ordinò la costruzione, fra il 1354 e il 1361, Regina della Scala, moglie di Bernabò Visconti, allora signore di Milano, affinché le servisse come luogo di soggiorno, ma anche come possente struttura difensiva, finalizzata a presidiare il nodo strategico di strade che portavano a Bergamo, Brescia, Cremona. L’edificio presenta le caratteristiche tipiche delle rocche viscontee, vale a dire la pianta quadrata con agli angoli massicce torri ancora a base quadra. Tutto intorno alle mura, un ampio fossato, oggi interrato.

Qualche buon indirizzo

OSTERIA DELL'AQUILA ROSSA

Padernello di Borgo San Giacomo (bs)

 

   Moscona di    Soresina (CR)   

OSTERIA DEL PRESIDIO CASTELDIDONE (CR)  TEL. 0375.310260

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Avanziamo e passiamo il Serio a Ricengo, dove si erge Villa Ghisetti Giavarina. Si tratta di una villa settecentesca, che presenta la caratteristica insolita, ma tipica degli edifici religiosi del tempo, di affacciarsi su di un cortile separato dalla strada pubblica da un severo ingresso a volta, chiuso da un pregevole cancello in ferro battuto. Con ogni probabilità si trattava di un antico monastero trasformato in villa dall’architetto Fabrizio Galiani nell’ultimo quarto del secolo XVIII. Di notevole valore la facciata, che presenta, al piano alto, l’alternarsi di nicchie con statue di gesso a finestre a balconcino.
Siamo quindi in vista di Soncino, che è di qua dall’Oglio e di Orzinuovi, che, invece, gli sta di fronte, di là dall’Oglio. Sia l’uno che l’altro erano i borghi fortificati che si fronteggiavano in nome di Milano e di Venezia. La loro importanza va ben oltre quella della esistenza di una rocca o di un castello e sono piuttosto due centri urbani che conservano una struttura molto particolare, di notevole rilevanza architettonica e storica.
 La Rocca di Soncino, praticamente intatta dall’epoca della sua costruzione, fu fatta edificare, nel 1473, da Gian Galeazzo Sforza, sulle fondamenta di un castello preesistente. Già nell’alto medioevo sappiamo di una cinta di mura e torri che proteggeva Soncino dalle ultime invasioni barbariche, e sappiamo con certezza della esistenza di un castello nel 1200, poiché abbiamo la cronaca storica del fatto che questo castello venne assediato e distrutto dai Milanesi e dai Bresciani. Da allora Soncino verrà conteso dai principali Comuni Lombardi, fino ad essere acquisito in modo definitivo dal Ducato di Milano che provvide a farne un nodo strategico per la difesa del suo territorio dai Veneziani. Il progetto e la realizzazione di una rocca di grande rilevanza militare furono affidati, nel 1469, agli architetti Serafino Gavazzi da Lodi e al cremonese Bartolomeo Gadio, che fu l’artefice del castello sforzesco di Milano. Solo dopo qualche anno si diede inizio ai lavori che portarono alla edificazione di questa nuova rocca, che sorgeva sui resti di una fortificazione antecedente. I lavori furono condotti sotto la direzione del maestro da muro Giacomo De Lera, la cui presenza a Soncino fu voluta dallo stesso Gadio come proprio diretto collaboratore. La rocca di Soncino conserva tutti gli elementi tipici delle rocche dell’epoca, senza successivi rimaneggiamenti, aggiunte, modifiche. Solo l’acqua del fossato è stata rimossa. Rivellino, ponte levatoio, pozzo interno, torri con merli, beccatelli, bocche di lupo, segrete e persino il passaggio segreto sono perfettamente conservati e offrono al visitatore la possibilità di farsi un’idea precisa di come era fatta e come poteva difendersi una rocca rinascimentale. Col dominio spagnolo sul milanese, la rocca divenne proprietà dei marchesi Stampa, che la utilizzarono come abitazione e, infine, nel 1876, la donarono al Comune di Soncino.
La cittadina di Soncino si presenta come un agglomerato architettonico del tutto omogeneo, di chiara impronta medioevale, passeggiando sotto i suoi portici si arriva fino alla Casa degli Stampatori, un edificio del XV secolo, che fu casa e bottega della famiglia Soncini che diedero vita alla prima stamperia ebraica in Italia e fu il luogo ove venne prodotta la prima bibbia a stampa in caratteri ebraici. Oggi è sede di un piccolo, ma delizioso museo della stampa, con macchinari, torchi, lastre litografiche che sono dei pezzi unici e ripercorrono tutti i progressi dell’arte fino al secolo XIX.
Orzinuovi, che dista in linea d’aria da Soncino solo qualche chilometro, era la città fortezza voluta da Venezia per fronteggiare la città murata di Soncino e le eventuali velleità milanesi di espandersi oltre l’Oglio. Delle antiche mura non resta nulla, così come della storica rocca che domina la piazza principale resta solo qualche traccia. E’ però un bellissimo borgo di provincia che si caratterizza per il corso principale che la attraversa tutta a partire dalla piazza della rocca. E’ un lungo viale con portici sui quali si ergono storici palazzi del seicento e settecento, che ci riporta al fascino delle strutture urbane italiane che, create a misura d’uomo, hanno segnato uno stile di vita unico per eleganza, spirito e comunicativa.
Sotto Orzinuovi, una campagna lussureggiante di vegetazione, il cui verde prende una tonalità intensa e vivida di riflessi smeraldini. E’ il territorio che appartenne ai conti Martinengo di Medolago, e che alterna una quantità di piccoli castelli a grandi cascine con relative tenute agricole. I Martinengo di Medolago furono una dinastia di innovatori, di sperimentatori in campo agricolo, di idealisti con una innata vocazione filantropica. Ne fa fede il fatto che tutto il contado li ricorda ancora con rispetto, ammirazione, e, forse, rimpianto. Fatto non sorprendente, se si pensa cosa voglia dire oggi lavorare, essere amministrati e pagare le tasse ad una burocrazia come quella che ci ha liberato dalla servitù della gleba e ci ha promossi cittadini.
Costeggiando il corso dell’Oglio, incontriamo il castello di Barco, suggestivo per la posizione e anche per l’affastellamento casuale di opere edilizie di diversa specie. Dà ospitalità a due trattorie ed è abitato da un paio di famiglie come una comune casa di campagna. Nei pressi di Borgo San Giacomo, sorge il villaggio di Padernello, un pugno di storiche cascine che fanno da schermo al più celebre castello del circondario. Oggi, il Castello di Padernello è il più vivace luogo di cultura storica e artistica di tutta l'area della bassa bresciana. Gestito da una Fondazione di imprenditori associati all'amministrazione comunale, è stato dotato  di una biblioteca  aperta al pubblico ed è stato fatto sede di incontri di ogni genere: artistici, musicali, economici, e anche di rassegne eno-gastronomiche tese a valorizzare  prodotti del territorio. Il castello è attualmente in fase avanzata di restauro, tuttavia è perfettamente visitabile. La visita merita, per il semplice fatto che è perfettamente integro nelle strutture portanti e dotato di un fascino particolare in quanto circondato da un fossato ancora colmo d'acqua e situato al margine di un parco dove i campi si perdono poi a vista d'occhio.
Poco più sotto il delizioso villaggio di Villachiara, dove domina un castelletto Martinengo. Le sue mura sono intatte, ma all’interno è  abitato da famiglie contadine in grado di raccontare l’intera storia del castello e le diverse sistemazioni e ristrutturazioni che ha subito nel corso del tempo. A qualche centinaio di metri, Villagana, un colosso di memoria storica della civiltà contadina non inferiore, fatte le debite proporzioni, alla Valle dei Templi. Castello dei Martinengo di Medolago, ma anche immensa corte agricola, è una sorta di villaggio agricolo composto da un vasto numero di cascine, di stalle, fienili.
A meno di un paio di chilometri, Castel Visconti, e il nome dice già tutto. Abbiamo lasciato i territori della Serenissima, e siamo rientrati nei possedimenti milanesi in territorio cremonese. Da lontano, il castello appare imponente e maestoso, appollaiato su di una collinetta di pochi metri e con tutto intorno, alla base, le case contadine. In realtà del castello resta solo il rudere, mentre assai caratteristico e pieno di fascino è proprio questo antico borgo totalmente agricolo, tutto costruito in rosso mattone e dove non c’è nulla, assolutamente nulla, se non qualche pollastro che razzola nell’orto e qualche anziano contadino che ti osserva con incuriosita incredulità.
Possiamo, da qui, inoltrarci nella pianura cremonese, dove vi sono alcune mete che non dobbiamo lasciarci sfuggire. La prima è Villa Sommi Picenardi-Cassani a Torre de’ Picenardi. In origine, cioè nel secolo XIII, era un castello di notevole importanza bellica e, perciò, con tanto di fossato ricolmo d’acqua. Nel Settecento, fu trasformato in villa e oggi si presenta come un curioso assemblaggio di stili diversi che, però, si sono bene amalgamati. All’ingresso sulla sinistra i resti delle mura in mattoni del castello. Entrati dal ponte levatoio, trasformato in torretta di guardia, abbiamo una corte e la fronte della villa settecentesca, che fa angolo e si prolunga lungo il lato sinistro del cortile. Sul lato opposto, la cappella gotica, realizzata all’inizio del secolo XX. A fianco della cappella un arco che conduce a piccole abitazioni in mattoni per il personale di servizio e quindi ad un piccolo giardino che costeggia quello che resta delle mura del castello. Dietro la facciata della villa, un grande parco all’inglese. E’ visitabile su prenotazione e in giorni fissi della settimana.
A meno di una dozzina di chilometri, un altro borgo che offre un edificio di sicuro interesse, San Giovanni in Croce, dove si staglia imponente Villa Medici del Vascello, antico castello visconteo, ampiamente rimaneggiato nel secolo XVIII, ma che, tuttavia, conserva uno strano fascino, quasi quello del centauro, busto e testa d’uomo innestato su quello del cavallo. Così Villa Medici del Vascello mantiene le possenti strutture castellane in mattone, sulle quali si innesta il leggiadro loggiato della villa settecentesca nella quale il possente edificio di difesa fu trasformato. Per altro verso, un’ulteriore ragione d’interesse e di suggestione è il fatto che questo castello-palazzo, fu concesso da Galeazzo Sforza al conte Bergamino, il cui figlio sposò Cecilia Gallerani, la celebre amante di Ludovico il Moro, immortalata da Leonardo da Vinci nel dipinto dal titolo La Dama con l’Ermellino. Cecilia fu poetessa e donna di vasta cultura. Qui animò una piccola corte rinascimentale, composta di artisti, letterati, gentiluomini, che fece del borgo di San Giovanni in Croce un centro culturale di primo piano in tutta l’area della bassa cremonese. In questa prospettiva si spiega l’artisticamente pregevole parrocchiale di San Zavedro, costruita sulle fondamenta di una chiesa del secolo VII, al cui interno è conservata la rilevante pala della Madonna del Consorzio.
Infine, a tre chilometri, in direzione Mantova, troviamo Casteldidone, un borgo di quattro case, alla cui periferia, perfettamente isolata nella campagna si scorge la Villa-Castello Mina della Scala. Il colpo d’occhio d’insieme è molto suggestivo perché i diversi elementi dell’edificio, le torri e i corpi di fabbrica, si armonizzano in una perfetta distribuzione dei volumi e delle proporzioni, quasi che il tutto sia una sorta di grande disegno abbandonato nel verde della campagna.
Il palazzo fortificato fu eretto nel 1596 dai conti Schizzi di Cremona, passò poi ai Mina della Scala e fu ampiamente ristrutturato, prendendo più l’aspetto di una villa di delizie che quella di un castello. E’ visitabile la domenica nella buona stagione.