|
|
|
|
IL BASSO MONFERRATO CASALESE Il territorio del basso Monferrato è senz’altro, in termini storici, quello che più di ogni altro coincide con la nascita e l’identità storica dell’antico marchesato. Attualmente comprende parte delle province di Alessandria e di Asti. Diciamo subito che la provincialissima rivalità fra i due piccoli borghi genera equivoci e paradossi non indifferenti, come ad esempio opuscoli commissionati da autorità turistiche locali che dimenticano di citare luoghi di grande interesse culturale perché confinanti oltre mezzo chilometro dalla propria provincia, o prodotti di pregio non segnalati perché fuori dalle ‘tipicità’ del proprio orticello.In ogni caso, l’area che a pieno diritto può essere definita ‘basso Monferrato’ è quell’ambito collinare che bordeggia l’arco disegnato dal Po da Valenza a Chivasso. Il tratto del resto più uniformante l’identità del luogo è il paesaggio stesso che presenta una costanza stupefacente. E’ una sorta di piccolo mare verde che si increspa di lievi e dolcissime onde, le une subito dopo le altre fino a perdersi, per un verso, nella grande pianura marcata dal Po, alla sua sinistra, oppure andando a cozzare sugli scogli già duri e aspri delle creste dell’Appennino ligure, dove inizia la langa e l’ alto Monferrato. Su questo piccolo mare verde vediamo, fra un’onda e l’altra, navigare piccoli vascelli, tutti del colore del mattone, dei quali da lontano scorgiamo l’alto pennone rappresentato dal campanile di una chiesa che, possente come il cassero di un galeone, fa buona guardia al navigare verde del sottostante paese raccolto sotto il suo comando. A volte un castello, massiccio come una corazzata, contende alla chiesa la vetta più alta.
Sono piccoli borghi che si torcono sul groppo
di una collina più acuta delle altre e disegnano una spirale di vie
tanto strette e con tante curve a gomito che sembra un miracolo
giungere alla cima, dove quasi sempre uno spiazzo ampio vi accoglie
sotto l’imponente muro del castello o della chiesa..... |
|
|
IL BASSO MONFERRATO ASTIGIANO Seguendo da Casale il tragitto del Po verso la sua sorgente, una lunga lingua di terra casalese si protende in quello che oggi è il Basso Monferrato occidentale, posto sotto la giurisdizione amministrativa di Asti, ma un tempo parte integrante del marchesato e dunque, di fatto, parte della medesima realtà storica e culturale.
Questo ambito territoriale fra Po e collina,
anzi fra Po, pianura e collina, fu in effetti uno dei luoghi di
maggior interesse politico e militare degli antichi marchesi
aleramici, tanto che per un certo tempo ressero come loro capitale
il piccolo borgo di Trino subito alla sinistra del Po e cercarono
con ogni mezzo di estendere i loro domini sulla ben più ricca
pianura vercellese. E’ in quest’ottica di espansione lungo la
pianura che si spiega la creazione della Abbazia di Lucedio
su terreni donati dal marchese Ranieri I, agli inizi del XII secolo,
ai monaci cistercensi provenienti da La Ferté in Francia. Il
rapporto politico fra abati e marchesi è ben evidente e durò a
lungo, tanto che molti marchesi del Monferrato scelsero Lucedio come
luogo della propria sepoltura....
|
|
|
ALTO MONFERRATO E LANGA ASTIGIANA
L’aspetto più saliente della conformazione di
questo territorio, che si estende a sud del Tanaro ed è delimitato
ad est dalla Bormida e dal torrente Orba per arrivare a toccare le
prime vette appenniniche che separano il Piemonte dalla Liguria, è
la mescolanza di paesaggi di forte contrasto. Spesso accade di
vedere il verde cupo del bosco di noccioli e castagni lasciare
spazio al verde più tenue di una vigna posta sul fianco più basso
di una medesima collina; così come il fitto del bosco si apre
all’improvviso per lasciare a prato da pascolo il cucuzzolo di un
rilievo montano. La conformazione geologica del territorio, del
resto, è un continuo alternarsi di rapide e scoscese salite che,
sulla cresta, dal lato opposto, magari declinano più dolcemente
verso il piano. E così qui abbiamo una curiosa economia rurale che
mescola una sobria e sapiente viticoltura a modeste estensioni di
terreni coltivati a mais, per poi andare a incontrare una non
trascurabile economia silvano/pastorale, che si concretizza
nell’allevamento ovino e caprino e produce prodotti di nicchia di
grande richiamo, come ad esempio, la robiola di Roccaverano, oppure
si specializza nella produzione di nocciole, frutto del bosco che
entra sistematicamente nella cucina dolciaria piemontese e, oggi,
ne fa ampia richiesta l’industria alimentare non solo italiana, ma
anche europea....
|
|