ROCCABIANCA  (pr)

 

§ Roccabianca

Il paese di Roccabianca è la nostra prima meta, in quanto qui troviamo l’omonimo castello, la cui costruzione rimanda a Pier Maria Rossi (sec.XV), condottiero al servizio degli Sforza e nobiluomo originario di questi luoghi, che, almeno a quanto sembra, dedicò il castello alla amata Bianca Pellegrini, facendo divenire Rocca­bianca il borgo che vi crebbe attorno (secondo un’interpretazione più prosaica, il nome Roccabianca non fu dato alla rocca in onore a Bianca Pellegrini, ma a causa dell’intonaco bianco che ricopriva i suoi mattoni).

Il paese è minuscolo, ma sicuramente dotato di personalità. La piazza antistante l’entrata al castello, oggi Minozzi, un tempo Piazza del Mer­cato, è interamente delimitata da portici, che, seguendo un tracciato a ferro di cavallo, terminano nell’antica porta di ingresso al paese, confe­rendogli un tono decisamente aristocratico con un ché di vagamente decadente. Con Ragazzola, Fontanelle, Stagno, e alcune altre frazioni, questa è la terra di Guareschi, quella che gli ha ispirato l’ambiente, gli umori, i caratteri del suo ‘Mondo piccolo’.

La rocca sorge sulla fondamenta fortificazioni piuttosto importanti  che risalgono alla fine del XIII secolo. Si tratta di una tipica rocca rinasci­mentale, a perimetro rettangolare, in ottime condizioni di conservazione per quanto riguarda gli esterni. Gli ambienti interni furono utilizzati fino a poco tempo come cantina di invecchiamento di distillati dagli industriali Scaltriti che l’acquistarono, peraltro in gravi condizioni di degrado, negli anni ’60. E’ stata loro cura rimettere in sesto, per quanto possibile gli interni, e, attualmente, la distilleria è stata trasferita altrove. Abbiamo, invece, un ottimo spaccio di prodotti locali e di distillati, sistemato in una bella sala che permette anche degustazioni. Nelle cantine maturano culatelli e altri salumi, oltre che ottimi aceti balsamici in robusti fusti di ro­vere. Dal punto di artistico e storico il ca­stello offre la riproduzione degli affreschi delle Storie di Griselda, che traggono ispi­razione dalla centesima novella del Boccaccio e un Ciclo astrologico, che con ogni proba­bilità raffigura l’oroscopo del committente, cioè Pier Maria Rossi. Gli originali sono oggi al Castello Sforzesco di Milano, mentre le copie sono state eseguite fra il 1997-99, ad opera di Gabriele Calzetti. Altre sale di interesse, quella del Camino al piano nobile, la sala Rangoni con stucchi e dipinti dei secoli XVI e XVII, la sala dei Feudi, dei Paesaggi, dei Quattro Elementi. L’importanza militare che ebbe un tempo la rocca è confermata dal fatto che fino al 1557 disponeva di un doppio fossato e di una seconda cinta di mura. Quest’ultima fu abbattuta a seguito del trattato di Gand. Con l’estinzione dei Rossi, appartenne ai Pallavicino, quindi Rangoni di Mo­dena, ritornò di nuovo ai Palla­vicino nel secolo XVIII e, infine, con l’estinzione di questa famiglia, passò alla Camera Ducale di Maria Luigia d’Austria. Agli inizi del Nove­cento fu acquistato dalla famiglia bresciana dei Facchi e, ultimamente, come ab­biamo detto, dalla famiglia Scaltriti. Il castello è visitabile nel fine settimana.

Da Roccabianca prendiamo per Fontanelle, che è il paese natale di Guareschi e che, oltre ad essere come al solito un delizioso centro urbano dai contorni trasognati, ha anche il grande merito di non menarsela più che tanto con la mitologia guareschiana, quando, il poco distante, ma già reggiano Brescello, ha raggiunto l’apice del kitsch con le statue bronzee di Peppone e don Camillo nella piazza principale del paese e, ogni tre per due, citazioni murali dai libri dello scrittore, quasi fossero sentenze bibliche. Inoltre, a Fontanelle, un indirizzo da non dimenticare: l’Azienda agricola Bré del Gallo, che produce artigianalmente culatelli e altri sa­lumi di assoluta qualità e dispone di una sala per merende e degustazioni. Da qui raggiungiamo San Secondo, uno dei pezzi forti del nostro per­corso nella Bassa.