I piatti antichi della
tradizione della 'Bassa'
1)Lumache in umido.
E’ un piatto che a volte ancora si trova in
qualche vecchia trattoria. Anche in questo caso le variazioni
sul tema sono molte. Quello che rimane costante il guazzetto nel
quale intingere la polenta. Spurgare e lavare una trentina di
lumache; quindi mettetele a bagno in acqua salata con aceto per
un'ora, cambiando l'acqua almeno 3 volte. Quindi cocetele per
10 minuti in poca acqua salata e con poco aceto. Sgusciatele ed
eliminate le estremità scure. In una padella, fate scaldare il
burro insieme all'olio, unitevi uno spicchio d’aglio
schiacciato, 50 grammi di acciughe, cipolla e prezzemolo tritati
e una manciata di semi di finocchio. Aggiungente un cucchiaio
abbondante di farina e mescolate, quindi unite le lumache.
Bagnate con un bicchiere vino rosso, insaporite con una presa di
sale, una macinata di pepe e un pizzico di noce moscata. Cocete
su fiamma dolce per 1 ora, mescolando di tanto in tanto.
2) Oca con le verze o Ragot. T ipico della Lomellina e
dell’intera area del Ticino, è conosciuto anche come una sorta
di casoeula alternativa a quella di maiale. La preparazione è
molto semplice. Si taglia un’oca a pezzi e la si rosola in una
casseruola con olio e burro; si aggiunge dell’ alloro, una
cipolla tritata e un paio di gambi di sedano a pezzetti; si
lascia imbiondire la verdura, si aggiunge quindi due bicchieri
di vino bianco e quattro pomodori tagliati a filetti; si bagna
infine, con del brodo poco salato e si aggiunge, a tre quarti di
cottura, una grossa verza tagliata a tocchetti. Quando la verza
è cotta, il piatto è pronto.
3)
Pesce in carpione.
Per quattro persone, occorrono un chilo di pesciolini d'acqua
dolce, olio di semi, un litro d'aceto, una cipolla, un ciuffo di
prezzemolo, uno spicchio d'aglio. Friggere i pesciolini in
abbondante olio e lasciarli raffreddare. A parte preparare il
carpione, facendo bollire una ventina di minuti tre litri
d’acqua, l'aceto e una cipolla tagliata a fette sottili. Mettere
sui pesciolini un trito di prezzemolo ed aglio e poi versarvi il
carpione. Lasciate macerare per circa un’ora.
4)
Casoeula. E’ una delle
ricette più note e sicuramente la più ricca in senso proteico e
calorico della cucina povera e contadina. Verze, sedano,
cipolle, carote, costine di maiale, piedini, luganega, cotenne,
salamini de’ verz, burro, olio, vino bianco.
5) Guazzetto di rane. Cosce di rane lavate e asciugate, farina,
di burro, mezzo bicchiere di vino bianco secco, una manciata di
prezzemolo e uno spicchio d'aglio tritato, una spruzzata di
limone, sale. L’intingolo deve risultare cremoso per poter
essere ben accompagnato alla polenta.
6) Cotiche e fagioli. Diffuso per tutta la pianura padana, sia
su di una riva che sull’altra del Po. Si fa un soffritto di
cipolla, d’aglio, di lardo, si aggiunge un cucchiaio di salsa di
pomodoro, quindi le cotenne tagliate e striscioline e si
aggiunge un bicchiere di vino bianco, si fa cuocere per 45
minuti e si lascia riposare il tutto per almeno due ore. I
fagioli vanno lessati a parte e devono essere i bianchi di
Spagna. Quando questi sono pronti, si riprende a fare cuocere le
cotenne per altre 45 minuti. A cottura ultimata i aggiungono i
fagioli.
7) Polmone di maiale in casseruola. Quando si dice che del porco
non si butta niente! Si taglia il polmone a dadini e lo si mette
a cuocere in una casseruola con un soffritto di aglio, sedano,
salvia, lauro, prezzemolo e pepe. Si cuoce bagnandolo con brodo
e quando e è quasi pronto si lega il tutto con gialli d’uova e
una spruzzata di grana padano.
8) Sanguinaccio fritto.
Si prepara un battuto di lardo,
prezzemolo e aglio e si aggiunge mezzo litro di sangue fresco
ogni due etti di battuto. Si porta ad ebollizione e si lascia
rassodare. Si toglie dalla casseruola, si taglia a fette il
composto e quindi lo si frigge nello strutto. Colestorolo?
Provate a vangare un campo da mattino a sera, con i primi freddi
di fine novembre. Sangue, lardo, strutto e una fetta di polenta
vi sembreranno leggeri come un passato di verdure.
Dove si gusta la cucina della
tradizione in pianura
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I funghi e la cacciagione
Oggi la cacciagione è
difficile gustarla. La più parte delle specie una volta cacciate
sono oggi protette e i pochi animali a cui si può sparare
sono spesso allevati in cattività e poi lasciati liberi, dunque
più polli e conigli che vere lepri e veri fagiani.
Tuttavia vi è un animale che si può trovare pressoché ovunque
in montagna e in alta collina: si tratta del cinghiale, oggi
riprodottosi a dismisura e cacciato quasi senza vincoli. I modi
per cucinarlo non sono molti, per lo più si mangia in spezzatino
o stufato, raramente arrosto (deve e un esemplare giovanissimo e
possibilmente femmina, altrimenti è troppo duro). Un classico è
dunque lo spezzatino di cinghiale con il suo denso sugo nero che
accompagna la polenta. Però c'è un'alternativa che si sposa
benissimo a questa solita zuppa: il fungo. Li troviamo un po'
ovunque dai rilievi prealpini a tutte le vallate appenniniche,
ma oggi la patria del fungo è senz'altro Borgotaro in provincia
di Parma, dove i porcini crescono non solo abbondanti, ma anche
di eccezionale qualità.
Insomma un'insalata di
porcini o di ovuli per antipasto. Tagliatelle ai porcini come
primo, e poi cinghiale e polenta con l'aggiunta di un piatto di
cappelle di porcini impanate e fritte, non è proprio male per
passare una domenica a tavola.
Qualche buon
indirizzo
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Ca'
Ciancia -Morfasso (PC) |

Da Ermanno Piode - Valsesia |
Rocca Rosa
Brugnello (Val Trebbia) |
La
croce Bianca - Valverde
(PV) |
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Sua
Maestà il Tartufo
Tuber magnatum Pico,
detto
volgarmente tartufo bianco (o anche tartufo bianco del Piemonte
o di Alba e tartufo bianco di Acqualagna) è in ogni il re della
ampia famiglia dei tartufi.
Ha peridio o scorza non verrucosa ma liscia, di colore giallo
chiaro o verdicchio, e gleba o polpa dal marrone al nocciola più
o meno tenue, talvolta sfumata di rosso vivo, con venature
chiare fini e numerose che scompaiono con la cottura.Ha spore
ellittiche o arrotondate, largamente reticolate o alveolate,
riunite fino a quattro negli aschi.Emana un forte profumo
gradevole. Matura da ottobre a fine dicembre.
Fra i suoi sudditi
segnaliamo il
tartufo nero pregiato (o anche tartufo nero di Norcia o
di Spoleto). Ha peridio o scorza nera rugosa con verruche
minute, poligonali, e gleba o polpa nero-violacea a maturazione,
con venature bianche fini che divengono un po' rosseggianti
all'aria e nere con la cottura.
Ha spore ovali bruno scure opache a maturità, aculeate non
alveolate, riunite in aschi nel numero di 4-6 e talvolta anche
solo di 2-3.
Emana un delicato profumo molto gradevole. Matura da metà
novembre a metà marzo.
Vi è anche
tartufo d'estate o scorzone.Ha peridio o scorza
grossolanamente verrucosa di colore nero, con verruche grandi
piramidate, e gleba o polpa dal giallastro al bronzeo, con
venature chiare e numerose, arborescenti, che scompaiono nella
cottura. Ha spore ellittiche, irregolarmente alveolate, scure,
riunite in 1-2 per asco presso a poco sferico. Emana debole
profumo.Matura da giugno a novembre.
E, ancora, tartufo
uncinato o tartufo nero di Fragno. Ha peridio o scorza
verrucosa di colore nero, con verruche poco sviluppate, e gleba
o polpa di colore nocciola scuro al cioccolato, con numerose
venature ramificate chiare. Ha spore ellittiche, con reticolo
ben pronunciato, ampiamente alveolate riunite in asco in numero
fino a cinque, che presentano papille lunghe e ricurve ad
uncino. Emana un profumo gradevole.
Matura da settembre a novembre.
E poi ce ne sono
tanti altri ancora, ma solo quello bianco è il re per una
ragione semplicissima: il tartufo non ha sapore, è solo odore.
Ma odore così
unico e inebriante e, per alcuni, sconvolgente, lo abbiamo solo
col tartufo bianco. Questo odore penetra nel cibo e lo
trasforma, per questo lo si aggiunge a cottura ultimata sulla
pasta fatta in casa, oppure, come vogliono i puristi sulle uova
al tegamino non troppo cotte. Ma anche grattato negli intingoli
e nei sughi in genere. Ha un compagno inseparabile: il vino
rosso corposo. Tagliatelle ai tartufi e dolcetto,
che altro?
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Vinchio (At) |

La
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DELLE
ANTICHE CONTRADE
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