L'ANTICA CIVILTA' RURALE

Territorio e risorse agricole. L’antica civiltà contadina del Monferrato presenta caratteri specifici di originalità, come raramente possiamo trovare in altre aree dell’Italia padana e pre-appenninica. Il secolare isolamento e la lunghissima durata dell’identità politica del Marchesato hanno sicuramente contribuito in maniera determinante a sviluppare  quelle peculiarità del costume, delle tradizioni, del senso di appartenenza che facilmente si riscontrano già al più superficiale dei contatti. Tradizioni, stili di vita, usi che, nonostante la globalizzazione e la massificazione di consumi e desideri, almeno in parte troviamo ancora vivi nella più parte dei piccoli borghi arroccati sulle lievi colline di queste lande. Un solo esempio a titolo generale: la passione e la diffusione di giochi ancestrali come il tamburello (tambass) o la palla elastica, che risalgono al medioevo, e che qui sono  seguiti da migliaia di appassionati e sono organizzati in campionati suddivisi, come il calcio, in serie A, B, C e così via.

Oppure la celeberrima cucina, la cui bontà non è certamente in discussione, ma nella quale troviamo piatti e sapori che ben difficilmente troviamo analoghi nelle cucine padane e limitrofe. Fra tutte le ricette, sempre a titolo di esempio, la notissima bagna cauda, il cui sapore e la cui mescolanza di alimenti di base non trova riscontro in nessuna cucina contadina a nord e a sud del Po.

Questa originalità di caratteri specifici, tuttavia, non deriva dall’organizzazione sociale ed economica del territorio, se non per il fatto di essere stato a lungo sotto vincoli strettamente feudali. Ma questo tipo di organizzazione delle risorse e del lavoro agricolo era universalmente diffuso in tutta l’Italia medioevale e rinascimentale. Si trattava di vincoli feudali che legavano il contado alla terra, che veniva governato da vassalli e intendenti minori dei grandi signori feudali. Le terre migliori erano sempre di diretta pertinenza del signore feudale, che le faceva lavorare da famiglie di contadini di sua diretta dipendenza, e, nei momenti di maggior bisogno di manodopera, obbligava con le corvées  gli altri contadini a prestare giornate di lavoro gratuito nei suoi possedimenti; il resto della terra era suddiviso in piccoli lotti e affidato a famiglie che vi risiedevano sopra e si impegnavano a versare annualmente un canone d’affitto il più delle volte in natura.

La natura geologica e la conformazione geografica hanno tuttavia giocato un ruolo non secondario nel definire l’identità culturale di questo mondo. Se nella grande pianura oltre il Po, già a partire dal tardo medioevo, la produzione agricola si  orientava verso la forma della grande cascina che ospitava decine se non centinaia di famiglie di braccianti nullatenenti, che potevano essere licenziati di anno in anno, la struttura morfologica del territorio monferrino impediva il verificarsi di un sistema produttivo simile e imponeva, invece, la continuità storica della produzione agricola basata sul nucleo famigliare che risiedeva su di una terra ottenuta in affitto e vincolata feudalmente.

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