VIAGGIANDO FRA I COLLI DEL BASSO MONFERRATO

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Da Casale muoviamo verso le prime creste collinari, meta fondamentale del nostro viaggio nel Monferrato.
Il territorio di questa escursione comprende il nucleo centrale delle colline che da Casale scendono verso Alessandria. L’ipotesi è quella di un percorso circolare che tocchi tutti i borghi più significativi dell’area considerata, vale a dire san Giorgio, Treville, Cereseto, Ottiglio, Vignale, Camagna, Cuccaro, Lu, fino a risalire verso Occimiano e Casale. Tuttavia non c’è alcuna necessità di seguire questo percorso linearmente, anzi molto meglio andare a zig-zag evitando le strade provinciali e seguendo le piccole comunali che scendono e salgono fra crinali e avvallamenti. Le distanze sono minime, in genere quattro o cinque chilometri, fra un borgo e l’altro, ma se si va con l’idea di salire e scendere lungo le colline, per le strade comunali, i tempi diventano certamente più lunghi, sebbene il guadagno, in termini di emozioni estetiche, sia impagabile.
Se dovessi dire quale paese scegliere come prima meta, direi senza esitare Rosignano e non perché sia più bello o più ricco di monumenti di altri, ma perché si pone quasi al centro di questo territorio e dalle sue terrazze è possibile ammirare in tutto il suo splendore un ambito collinare fra i più dolci e armonici dell’intero Basso Monferrato. Qui le colline sono davvero una sorta di sogno pittorico, dove il verde bruno delle viti si alterna a quadrati gialli dei campi di girasole o a verdi rettangoli di mais, che, a loro volta, confinano con pezze di campo lasciate a erba medica o a bosco. Si, se Van Googh si fosse ritirato qui, invece che in Provenza, l’orecchio non se lo sarebbe tagliato, non ne avrebbe avuto il tempo, abbacinato dalla bellezza del paesaggio campestre e così costretto a dipingerlo senza un attimo di respiro.
In lontananza, sul crinale di una collina, ecco i contorni vaghi di un casolare, o una cinta d’alberi che nasconde e protegge una grande e silenziosa villa, o il campanile di una chiesetta campestre che sale alto verso il cielo, sopra la macchia di bosco che nasconde quasi per intero il corpo dell’edificio. L’unico paesaggio del nord Italia non devastato da capannoni e da garage di gommisti sul fondo valle, non violentato da fungaie di villette a schiera alla periferia dei suoi piccoli borghi, non squinternato da centri commerciali e superstrade che conducono ai paradisi del risparmio consumista. Solo per questo varrebbe la pena di venirvi e di dimorarvi il più a lungo possibile.
 

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 Come abbiamo giù detto ogni borgo dal più grosso al più piccolo è sovrastato da una chiesa, il più delle volte così imponente da sembrare sproporzionata rispetto al borgo. Spesso la chiesa parrocchiale è affiancata da un antico maniero non meno imponente. Tuttavia sia l’una che l’altro sono il più delle volte non visitabili all’interno. Le chiese perché chiuse per prudenza e aperte solo durante le funzioni, i castelli perché privati e aperti solo a certe date convenzionate o per appuntamento previo telefonata.
Scendendo verso Alessandria si incontrano Vignale e, sempre muovendo verso sud, Camagna, Cuccaro, Lu.
Di essi il più noto è senz’altro Vignale, che è un bel borgo con toni sicuramente signorili che hanno conferito al borgo quel tono di piccola città, piuttosto che di centro rurale, che si concretizza in diversi palazzi di buona fattura architettonica, ben evidenziata da una sistematica e oculata manutenzione, e dalla presenza di ristori e locande di ottima levatura ed, infine, per la presenza dell’Enoteca regionale del Basso Monferrato, presso palazzo Callori.
Camagna è, invece, un borgo di spiccata rusticità, il cui tratto più caratterizzante è l’enorme chiesa, dedicata a S. Eusebio, che sovrasta e comprime, sulla cima del colle, l’intero paese sottostante. Per altro le cronache storiche ci narrano di un borgo particolarmente sfortunato, che fu saccheggiato e distrutto da Francesco Sforza nel XV secolo, quindi dagli Spagnoli nel secolo XVI ed infine, dulcis in fundo, dallo stesso Eugenio di Savoia.
Subito dopo Camagna, incontriamo il piccolo villaggio di Cuccaro, nei pressi del quale si può visitare una deliziosa chiesetta dedicata alla Madonna della Neve e dalla cui collinetta ci offre uno spettacolo non indifferente di tutta l’area panoramica dell’estremo sud del Basso Monferrato. Per altro verso, è curiosa la storia secondo cui la famiglia feudale di Cuccaro, i Colombo, fosse quella da cui trasse origine Cristoforo Colombo. Al proposito vi è l’encomiabile impegno dell’amministrazione comunale a realizzare una ‘Sala Colombiana’, dove si dovrebbero conservare migliaia di atti notarili risalenti al XV secolo e successivi, raccolti e vagliati dal prof. Ribaldone, instacabile storico locale, che dovrebbero inequivocabilmente dimostrare le origini cuccarine di Cristoforo Colombo, essendo oggi, non solo gli studiosi, ma anche larghe masse di popolo attanagliate e turbate dal dubbio circa le vere origini famigliari del celebre ammiraglio.
La vicina Lu è invece un grosso borgo, caratterizzato da un bellissimo impianto urbanistico, dove trovano spazio notevoli palazzi e chiese medioevali come San Nazario e la parrocchiale dedicata a San Pietro.
Le origini del borgo sono romane e risalgono ad una villa appartenuta ad un membro della famiglia dei Metilii, la cui memoria è conservata nella medioevale pieve di San Giovanni di Mediliano (tuttora esistente, ma in pessime condizioni), che doveva sorgere in quello che restava dell’antico vicus romano. Lu, in realtà, sorge sulla collina sovrastante l’antica villa romana e probabilmente il suo nome deriva dal latino lucus (bosco), dove, in tempi di invasioni barbariche, doveva essersi rifugiata la popolazione della pieve, per meglio potersi difendere. Le vicende del borgo sono quelle classiche dell’intera storia del Monferrato.

 
 

Appartenuto agli aleramici, fu conteso dai marchesi di Saluzzo, quando il marchesato del Monferrato passò ai Paleologi. Fu occupato e parzialmente danneggiato dai milanesi di Filippo Maria Visconti. Ritornato possesso dei Paleologi, fu assegnato in feudo ai Bobba che ne ressero la signoria fino al secolo XVIII, quando i vincoli feudali furono cancellati dalla Rivoluzione francese e dalle truppe napoleoniche. I Bobba si distinsero per lungimiranza e cultura, tanto che istituirono a Lu, ancora nel secolo XV, un importante "scola" in contrada Ponte di Montaldo e garantirono al paese un lungo periodo di pace e di progresso civile e materiale, grazie ad una politica di moderazione nei confronti delle continue guerre che vedevano lo scontro perpetuo fra famiglie feudali alleate ora di questo ora di quel potente signore della guerra.