|
|
Viaggio fra il Nure, l’Arda e lo Stirone: un tesoretto d’arte, natura e civiltà del vivere ad un tiro di schioppo da Milano Parte prima: Da Piacenza a Castell’Arquato |
|
Tramonto d'autunno
Il Castello di Paderna Battistero di San Giovanni Battista Vigolo Marchese
Santa Maria dell'Assunta e Palazzo Pretorio
Palazzo Pretorio |
Chi potrebbe offrirti, a meno di un’ora di macchina da Milano, una città romana, una cittadina medioevale perfettamente conservata, centri fortificati, rocche, abbazie e chiese di enorme valore artistico e storico, un paesaggio di rara bellezza, prodotti della terra squisiti e unici, vino eccellente, cucina corposa e vitale, in un’area di poche decine di chilometri quadrati? Sembrerebbe una pretesa leggermente esagerata, invece non lo è, perché questo luogo esiste e merita di dedicarvi tempo e passione. Si tratta del territorio compreso fra la Val di Nure e la Val d’Arda, e ci scusiamo, in questo servizio, di essere, per necessità di cose, sbrigativi, perché, per tutto quello cui abbiamo appena accennato, meriterebbe una guida di pagine e pagine, non un semplice articolo. Cercheremo, tuttavia, di essere per quanto possibile esaustivi, indicando almeno quello che davvero non si deve tralasciare di vedere e di sperimentare. Da Milano, la via più semplice e razionale per arrivare sul luogo è senz’altro l’autostrada del Sole con uscita Piacenza nord o Fiorenzuola, a seconda del percorso che si vuole prediligere. Se si esce a Piacenza Nord si deve proseguire seguendo le indicazioni per Grazzano Visconti. Si tratta di un notissimo complesso architettonico del tardo medioevo, oggi ampiamente rimaneggiato e disneylandizzato, ragion per cui non ci sentiamo di caldeggiare una sosta. Merita, invece, una seria presa in considerazione, l’agriturismo "La Tosa" a pochi chilometri più avanti, in località appunto Tosa. Qui non solo si mangia bene e si beve ancora meglio perché è un’azienda vinicola creata, allevata e viziata con la passione che si dedica a un figlio, dal suo proprietario, che ha smesso da anni una lucrosa professione cittadina per ritirarsi in campagna, ma perché offre uno dei più imponenti e straordinari musei del vino e della civiltà contadina fra quelli attualmente esistenti in Italia. Macchine delle più inusuali fogge, antichi attrezzi, volumi di agronomia del secolo scorso, stampe, dagherrotipi e fotografie, un insieme che non potrà non entusiasmare chi è appassionato cultore della antica civiltà contadina. Da qui si arriva a Podenzano e si prosegue lungo le strette strade comunali, che guizzano serpentine verso S. Giorgio e quindi Carpaneto. La pianura che costeggia l’Appennino è un incanto di qualunque stagione. Di primavera col contrasto del verde e il rosso dei mattoni dei vecchi cascinali in lontananza; d’estate fra l’oro del grano e il rosso tremolante di caldo delle costruzioni che sale fino all’azzurro del cielo, fattosi pallido per il suo lungo amore coi vapori della terra. Di autunno e d’inverno, fra le brune e le nebbie, l’improvviso emergere del chiaro della pietra di un casolare o il nero di un filare d’alberi spogli in attesa che sarto Marzo gli provi il nuovo vestito. Ogni minuscolo borgo meriterebbe una sosta per questo o quel cascinale, per questa o quella osteria, per questo o quello struggente attimo di eternità che invano cerchiamo di fermare con lo sguardo che si fissa nella bellezza dei campi. Il tratto di pianura fra Podenzano e Carpaneto ci fa incontrare il torrente Riglio, lungo il cui corso troviamo il piccolo castello di Paderna, ancora circondato dal fossato e, più interessante ancora, la medioevale chiesetta di San Pietro in Paderna (le prime notizie risalgono al 1028), che fu poi ristrutturata ed oggi rappresenta un magnifico esempio di stile barocco puro. Nel caso avessimo deciso di non rientrare a Milano e di fermarci in zona per il week-end, il posto assolutamente da tenere presente per dormire è il B&B Case Riglio. E’ un’antica magione nobiliare del XVI secolo, perfettamente attrezzata e arredata come un albergo a molte stelle, dove sarete accolti e accuditi dai proprietari in modo assolutamente signorile e cordiale. Si prosegue e si raggiunge la cittadina di Carpaneto e da qui ci dirigiamo verso la prima meta artistica importante: Castell’Arquato. La strada comunale che percorriamo non è solo straordinaria per il paesaggio che ci offre, ma anche perché ci offre la possibilità di arrivare a Castell’Arquato passando per Vigolo Marchese dove è assolutamente necessario fare sosta per visitare quanto resta della medioevale abbazia benedettina di San Giovanni Battista. Il complesso abbaziale, compreso il chiostro, è andato perduto. Rimane la chiesa e, al suo fianco, quello che erroneamente viene chiamato il battesimale. In realtà si tratta di un piccolo oratorio circolare, di stupenda fattura, che i monaci avevano costruito ad imitazione della chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme e riservavano alla devozione dei pellegrini che accoglievano fra le loro mura, il cui viaggio si sarebbe concluso in Terra Santa. Vigolo Marchese dista solo qualche chilometro da Castell’Arquato, un gioiello architettonico di assoluto valore. E’ infatti un piccolo borgo medioevale perfettamente conservato che, per la sua posizione strategica lungo la via Francigena, fu dotato di importanti costruzioni civili, militari e religiose. Antico castrum romanum, edificato dal patrizio romano Caio Torquato, a difesa e controllo dell’allora importante città di Velleia, situata a qualche decina di chilometri più in alto, fu, in epoca medioevale, libero comune e quindi feudo della nobile famiglia piacentina Scotti (1290). Passò poi sotto il dominio dei Visconti, e quindi dei Farnese e, infine, dei Borbone, fino alla proclamazione del regno d’Italia. Lungo la durata di questo amplissimo periodo storico e sotto il dominio di queste importanti famiglie, fu dotato dei notevoli edifici che ne fanno quel gioiello architettonico di cui abbiamo già detto. Si arriva al cuore del borgo oltrepassando porta Monteguzzo e percorrendo l’ampia curva in salita che circonda l’antico nucleo di case medioevali, dove troviamo anche il palazzo ducale, residenza seicentesca di Alessandro Sforza, signore del borgo, situata a fianco della cinquecentesca torre farnese. La curva termina all’imbocco di castello Stradivari, un edifico rimaneggiato nell’ Ottocento, sui resti della rocca che proteggeva l’ingresso alla città alta. Passato l’arco che sovrasta la strada si accede la nucleo centrale della cittadina, la piazza del Municipio, e la sorpresa, per chi vi arriva per la prima volta, non può non essere che forte: abbiamo un complesso architettonico che non ha nulla da invidiare alle prestigiose città d’arte della Toscana o dell’Umbria. Il paesaggio naturale circostante è dolce e vario come quello delle colline dell’Italia centrale; gli edifici hanno un’imponenza e un’armonia che suscitano la più spontanea e genuina ammirazione. Domina la piazza la collegiata di Santa Maria dell’Assunta. La sue origini furono romaniche, ma nel corso dei secoli è stata di volta in volta rimaneggiata, fino a farne un monumento del più classico rinascimento. L’antica pieve romanica fu ampliata e modificata nel 1122 per esaltarne la funzione battesimale. Il campanile fu ricostruito nel 1347. Nel ‘400 fu aggiunto il portico detto del ‘Paradiso’. Nel suo chiostro è attualmente ospitato un museo che conserva una tela del Magnasco, un importante polittico quattrocentesco, tre tele di Gaspare Traversi, arazzi medioevali e arredi sacri di diverso genere di pregevole fattura. Nella rocca viscontea ha sede, invece, il museo di vita medioevale, ossia una narrazione multimediale che ricostruisce aspetti della vita medioevale. La rocca fu portata a termine nel 1347 da Luchino Visconti, divenuto signore del luogo ed è perfettamente conservata, specie le sue torri che conferiscono un senso di imponenza all’insieme di questa struttura difensiva. A fronte della collegiata si erge il palazzo Pretorio o del Podestà, iniziato nel 1292 e portato a termine nella prima metà del secolo XV. Una costruzione di mirabile fattura che ricorda opere analoghe presenti in tutti i borghi medioevali dell’Italia centrale. Nelle sale a pian terreno ha sede l’enoteca comunale. A corona di queste maggiori costruzioni, troviamo un insieme di palazzi medioevali e rinascimentali che completano l’incanto di questa sorta di terrazza affacciata sulle colline della Val d’Arda. Fine parte I Notarella enogastronomica e indirizzi utili I vini e i piatti
piacentini meritano una trattazione esaustiva di molte e molte pagine.
In queste poche righe, invece, ci limitiamo a fornire alcune indicazioni
di massima circa i vini tipici di questa particolare zona, indichiamo
alcune cantine, e lo stesso facciamo per i prodotti e i piatti più
caratteristici.
|