Viaggio fra il Nure, l’Arda e lo Stirone :   un tesoretto d’arte, natura e civiltà del vivere ad un tiro di schioppo da Milano

  Parte seconda: da Castell’Arquato a Ponte dell'Olio

                                    Lasciamo Castell'Arquato e riprendiamo il nostro viaggio in direzione di Lugagnano Val d'Arda e Vernasca, dove troviamo la deviazione verso la valle dello Stirone che ci porterà a Vigoleno. E' una breve deviazione che è bene fare, sia per la dolcezza del paesaggio collinare che incontriamo lungo il percorso, sia per la meta, ossia il castello di Vigoleno, uno dei più straordinari borghi fortificati che sia possibile visitare in Italia. E' infatti un mastio medioevale perfettamente conservato e ottimamente valorizzato. Le sue origini sono anteriori al Mille, tuttavia abbiamo notizie certe a partire dal secolo XI, quando la località, per le sue caratteristiche strategiche, fu fortificata in modo imponente dai piacentini come baluardo a difesa delle proprie valli. Nel secolo XII appartenne alla potente famiglia degli Scotti, di parte guelfa e in dissidio con Piacenza, al tempo in mano a famiglie ghibelline. In questa contesa il castello venne distrutto una prima volta e quindi ricostruito alla fine del secolo ad opera dei piacentini vincitori. Nuovamente distrutto, fu ricostruito una terza volta dagli Scotti sul finire del secolo XIV, grazie all'appoggio dei Visconti, divenuti padroni della pianura padana. Quello che vediamo oggi è dunque una classica fortificazione di tipo quattrocentesco con tutti gli accorgimenti tecnologici che che l'architettura militare del tempo consentiva; in particolare l'impressionante rivellino, ossia la fortificazione antistante alla porta d'ingresso, che come una lingua di di pietra la proteggeva e rendeva possibile improvvise sortite. Al suo interno, oltre a edifici abitativi d'epoca, troviamo la pregevole pieve romanica di San Giorgio. La chiesa risale al secolo XII, si compone di tre navate ed è affiancata da una torre quadrangolare. Di particolare interesse, la lunetta duecentesca del portale sulla quale è scolpito San Giorgio che uccide il drago. L'abside ripropone il medesimo tema, ossia un affresco del XV secolo che raffigura San Giorgio e il drago.

Terminata la visita a Vigoleno, ritoniamo in Val d'Arda, e da Lugagnano puntiamo in direzione di Rustigazzo/Velleia. Velleia è infatti un importante sito di archeologia romana. La città romana, sicuramente di notevole importanza fino al tardo impero, scomparve nel nulla con le invasione barbariche e di lei nulla più seppe fino a quando casualmente alcuni contadini, nel secolo XVIII, trovarono tabula alimentaria traianea, l'epigrafe bronzea che riportava il testo della legge di Traiano a favore dei bambini orfani. Sulla base di questa eccezionale scoperta, don Filippo di Borbone, duca di Parma, iniziò gli scavi sistematici intorno al luogo del reperimento e pian piano l'antica città romana tornò alla luce. La città era all'interno del territorio dei Liguri Eleati, e nel I secolo dopo Cristo divenne il capoluogo montano di un comprensorio che si estendeva dal Taro al Luretta e dal crinale appenninico alla pianura, confinando con i territori di Parma, Piacenza, Libarna, Lucca. L’abitato è distribuito su una serie di terrazze. All'ingresso, il centro residenziale e, ben visibili, le terme. Più in basso il foro, d’età augusteo-giulio claudia, che si estende su un ripiano ottenuto artificialmente con un massiccio sbancamento. Lo circonda su tre lati un portico, dilatato dall'effetto ottico di pitture murali, su cui si aprono botteghe e ambienti a destinazione pubblica, quasi tutti dotati d’impianti di riscaldamento. A sud, troviamo infine la basilica, edificio a navata unica, con esedre rettangolari alle testate, sede del culto imperiale, ove, addossate alla parete di fondo, si levavano le dodici grandi statue raffiguranti membri della famiglia giulio-claudia. Un piccolo museo conserva reperti vari, che vanno da monili di diversa fattura a spezzoni di statue, a strumenti da lavoro e di uso quotidiano.


 

Sui pendii del Monte Lama

Proseguiamo verso San Michele, lasciandoci alle spalle il dolce paesaggio collinare ed entrando in quello montano, ricco di boschi e aspri crinali. E' un'area particolarmente affascinante perché, in gran parte abbandonata, è tornata ad una virile e selvaggia rusticità. E' qui che sorge il parco naturalistico del monte Moria, dove troviamo la sede di Adventure Academy, che organizza corsi di sopravvivenza in montagna e corsi per rocciatori, oltre ad offrire una calda simpatica ospitalità nel suo ostello e offrire una semplice, ma ottima per la scelte delle materie prime e per la cura della loro preparazione, cucina piacentina.Più sopra i monti Lama, S. Franca, Menegosa. Le loro altitudini variano dai 1200 ai 1400 metri di altitudine, sono ampiamente battuti da sentieri perfettamente segnati e offrono l'opportunità di splendide passeggiate nel verde, senza incontrare particolari difficoltà di percorso. Si arriva così a Prato Barbieri che è un posto magico, per il semplice fatto che è un crinale, lungo qualche decina di metri, dove convergono antiche strade e sentieri e da dove si biforcano nuovamente in molteplici direzioni. Più ancora Prato Barbieri è storicamente una locanda fondata alla fine del secolo scorso, che divenne presto il punto di incontro di tutti coloro che attraversano queste valli e percorrevano i tratturi montani.  Oggi esiste ancora, perché la titolare, l'ultima discendente di questa stirpe di osti tosti, e sua sua figlia hanno deciso che una una storia gloriosa e gioiosa come questa non debba terminare e dunque, nonostante la decadenza economica dei luoghi tengono duro e riescono a fare, specie nel fine settimana, della antica trattoria Alpina un punto di socializzazione e degustazione di piatti che conservano amorevolmente i sapori di questa terra.  Da Prato Barbieri scendiamo in direzione di Bettola, la capitale montana della Val Nure, passando per Groppo Ducale. Ancora una volta un villaggio incantato, che offre la suggestione di un paesaggio mozzafiato, quasi cinematografico su di una gola che mostra, aprendosi come una grande V, il torrente Nure e le colline che circondano Bettola. I resti di un antico fortilizio, divenuto proprietà ecclesiastica, una parrocchiale maestosa e silente, una osteria fuori dal tempo, dove si mangia semplice e bene e si passano le lunghe ore invernali presso una stufa a legna giocando a carte, sono tutto quanto il villaggio offre, e non è poco.                                                                    

Antiche pietre

     Dopo Groppo Ducale il paesaggio torna a farsi collinare e seminativi colorano il verde di molte sfumature e lo punteggiano di giallo, di bruno, di bianco. Eccoci quindi a Bettola, un paesone che si dispiega sulle due sponde del Nure, unito da un ponte e orgoglioso della vasta piazza rettangolare, sulla quale gravita l'intera vita sociale di queste alte valli. Chiese, negozi, bar ristoranti sono tutti concentrati lungo il suo perimetro, e – sorpresa – quasi al suo centro l'imponente monumento a Cristoforo Colombo. La cittadina rivendica, infatti, i natali del celebre ammiraglio e, se proprio nessuno vuole riconoscerglielo come concittadino, che almeno si sappia che la famiglia Colombo era sicuramente originaria di queste contrade... così almeno si sostiene a Bettola. D'altra parte, la vasta piazza rettangolare non è un ghiribizzo fuori luogo, ancora oggi vi si celebra la più importante e più antica feria agricola di tutte le vallate e comunità circostanti. E questa è la riprova della storica del ruolo predominante che ha sempre avuto Bettola in queste zone. Una dozzina di chilometri più in basso, ed ecco Ponte dell'Olio, più raccolta, ma anche essa pretendente al ruolo di capitale del Nure. Qui siamo in una zona totalmente collinare e fortemente orientata alla viticoltura. E' certamente la parte economicamente più ricca e più direttamente legata alla più solida tradizione gastronomica piacentina, grazie ai suoi vini, ai suoi insaccati, ai suoi prodotti agricoli. Non a caso, tutto il circondari di Ponte dell'Olio abbonda di rinomate trattorie e sulle colline storiche aziende agricole offrono i loro vini. Praticamente all'entrata di Ponte dell'Olio troviamo la piccola, ma aristocratica Riva, una frazione che merita di essere visitata per il suo antico castello, oggi ancora proprietà privata, ma che, previo accordi, è possibile visitare all'interno. Più noto ancora è il Ristorante Riva, dove la cucina del territorio trova interpreti di grande nome e abilità. Questo ristorante è oggi un vero tempio della gastronomia di alta classe, legata alla capacità di reinterpretare creativamente i piatti della tradizione. Lo frequentano assiduamente non solo piacentini, ma buongustai di ogni dove. Da segnalare, peraltro, alcuni indirizzi storici di trattorie veramente di tradizione popolare. In località Castione, sulle colline immediatamente a nord di Ponte dell'Olio, abbiamo la Locanda dei Cacciatori e la Trattoria Bellaria, che sono istituzione quasi secolari della cucina piacentina. Poco oltre Ponte dell'Olio, sulla costa sinistra del Nure, immersa nei vigneti, troviamo la frazione di Albarola con essa l'Antica Trattoria di Albarola, una storica osteria del luogo, oggi divenuta trattoria e davvero simpatica con i suoi pochi tavoli all'interno di una sala con camino e ben curata sotto il profilo dell'immagine. Dopo Albarola, le colline degradano fin quasi ad essere lievi onde sulla pianura. Raggiungiamo Grazzano Visconti dove l'anello del nostro viaggio è saldato, essendo tornati esattamente al punto di partenza.

 

        

 

ritrovi e ristori

La Trattoria Alpina e le sue ostesse a Prato Barbieri