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LOMELLINA: TERRA ACQUA CIELO

 Verso il cuore della Lomellina  
 
Il paesaggio lomellinese ha qualcosa di struggente fino alla vertigine. Bisogna però mettersi in ascolto e cercare di entrare in sintonia con esso, fino a quando decida di mostrarsi. Se non siamo in grado di compiere su di noi quest’atto di umiltà e di devozione, ci sembrerà solo una monotona piana senza attrattive. Le strade, spesso sterrate, fra risaia e risaia, fra piccole macchie di bosco e cascine in lontananza che sembrano monumenti all’eternità e alla sua solitudine, offrono la possibilità, in quest’ angolo di terra assai minuscolo, compreso fra Po e Ticino, di dimenticare la nostra piccolezza o, se si preferisce, di misurare la nostra grandezza. Di primavera, fra marzo e aprile, l’azzurro del cielo si specchia nell’azzurro delle acque delle risaie non ancora verdi di erbe; in autunno inoltrato, la bruna grigia che sale dalle acque e dalla terra si congiunge al cielo plumbeo di nubi compatte come un’immensa volta a botte che contiene l’intera terra. Insomma, nelle due stagioni di passaggio il cielo sembra confondersi con la terra e la terra essere parte del cielo, dando così, a chi lo sa cogliere, lo spunto per un’idea non troppo scontata circa il nostro transitare lungo le strade fra risaia e risaia.
E’un fazzoletto di terra che ha una sua identità inconfondibile, quasi fosse una piccola patria.
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 LA BASSA CREMONESE E IL CASALASCO: LA FORZA DEL PAESAGGIO

L’estrema bassa cremonese e il  Casalasco, ad essa unito, è quel cuneo di pianura, ad oriente di Cremona, che trova il suo vertice nel punto dove l’Oglio va a morire nel Po, ed ha per lati lo scorrere di questi due fiumi. E’ una terra di confine, dove bresciano, mantovano e cremonese si toccano, si mescolano, si confrontano. Un luogo affascinante dove confluiscono i modi e gli stili di tanti padroni,  di tante tradizioni, di tante esperienze. La veemenza e l’energia milanese dei Visconti, il rigore razionale e la forza della Serenissima, il fascino e l’astuzia dei Gonzaga.  Terra ricchissima e ambitissima un tempo per le sue campagne fertilissime e ricche oltremisura d’acqua  e risorse naturali di ogni tipo: dai pesci di fiume agli immensi pioppeti a  seguire lungo gli argini il cammino del Po; dai lunghi filari di gelsi per dare cibo ai bachi venuti dalla Cina, ai filari della vite ad essi attaccati per avere vino in abbondanza a dare energia al lavoro duro degli uomini nei campi e nelle officine; dai raccolti di cereali, fra i più abbondanti del mondo, alle stalle dove si allevavano maiali, bovini, cavalli, pecore con un’abbondanza invidiata ovunque. E da qui tutto il resto: latte, formaggi, insaccati, carni di ogni tipo, ma anche cavalli da battaglia o da lavoro, forti e possenti, venduti ovunque, pellame, lane, manufatti di ogni genere e argilla quanta se ne voleva, cotta nelle fornaci, negli stampi da mattone, affinché si avesse materiale a basso costo e inesauribile per costruire alla grande senza risparmio: rocche, ville e palazzi di campagna, cascine, chiese. Tutti edifici smisurati, due, tre, quattro volte più capienti e voluminosi del necessario........   

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LUNGO LE STRADE DEL SALE

Per secoli la comunicazione fra il Mediterraneo e la grande pianura è stata stata assicurata dalle carovane di muli che dal porto di Genova risalivano le valli dell'Appennino ligure e emiliano e raggiungevano le città lombarde, piemontesi, emiliane. Lungo le impervie valli e le aspre creste dei monti che separavano il mar ligure della pianura padana, si dipanava una fitta maglia di sentieri percorsi ininterrottamente da i mulattieri, che facevano tappa di villaggio in villaggio, di osteria in osteria. Era un mondo rurale semplice e composto che aveva saputo fare di povertà virtù. Infatti il sistema di produzione era molto semplice: ogni famiglia possedeva una certa estensione di terra, dalla quale traeva la base del suo sostentamento che consisteva in una agricoltura sostanzialmente di sussistenza (cereali, legumi, ortaggi). Integrava il processo produttivo l’allevamento di qualche animale (vacchette di montagna, capre e pecore, animali da cortile). Il terreno produttivo era ricavato dal terrazzamento dei fianchi  dei monti e ogni striscia di terra veniva sorretta da un muretto a secco in pietra, affinché non smottasse a valle. Gli animali da cortile (conigli e pollame, soprattutto) fornivano quel poco di proteine nobili necessarie alla salute, le vacche il latte per i formaggi e davano il concime per i campi coltivati.  Eppure, nonostante la povertà delle materie, qui abbiamo una delle cucine più gustose e fantasiose che si possano incontrare nell'Italia montana.

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