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La Rocca di Angera è molto nota per diversi motivi. Primo fra tutti
per il suo perfetto stato di conservazione che ci consente davvero
una effettiva e diretta esperienza di come era fatta la struttura di
un antico castello. In secondo luogo, la rocca conserva preziose
opere d’arte pittoriche dei secoli XV, XVI, XVII. Infine, fra le sue
mura, abbiamo anche una vera curiosità: il Museo della Bambola, che
rappresenta una collezione unica in Europa e nel mondo per la
quantità e la rarità di molti dei suoi pezzi.
La Rocca sorge su di uno sperone di roccia dominante sul lago, sui
resti di fortificazioni antecedenti, di origine longobarda. Ad ogni
modo giocò sicuramente un ruolo importante nella lotta fra le
famiglie dei Visconti e dei Torriani, alla fine del secolo XIII, per
il dominio di Milano, se fu prima abbattuta e poi, con la vittoria
di Ottone Visconti, ricostruita e ampliata. Del resto se Matteo
Visconti fece dipingere (l’artista che ha eseguito il lavoro ci è
ignoto) l’ala detta Viscontea della rocca con un imponente serie di
affreschi che illustravano le vicende della contesa fra Ottone
Visconti e Napo Torriani, fino alla definitiva sconfitta di quest’ultimo
(1277), dobbiamo pensare che già nel XIV secolo la rocca doveva
essere un importante caposaldo strategico della famiglia Visconti.
Durante la breve parentesi della Repubblica Ambrosiana (1447-1450),
Vitaliano I Borromeo acquistò 12.800 lire imperiali la rocca, che
così entrava a far parte dei già ampi feudi che la famiglia
possedeva nella zona. Tuttavia, quando gli Sforza riuscirono a
diventare gli eredi dei Visconti come duchi di Milano contesero ai
Borromeo la rocca, che alla fine, con alterne vicende, fu
definitivamente assegnata ai Borromeo da Ludovico il Moro, nel 1499,
con la speranza di ottenere il loro sostegno contro i francesi. Da
quella data, la rocca appartenne ai Borromeo, che ne fecero, nel
secolo XVII, una sorta di castello di famiglia, che conservava
dipinti e opere d’arte che illustravano e magnificavano la storia
della loro casata. La rocca appartiene tuttora ai Borromeo.
Sotto il profilo architettonico, la struttura si compone di cinque
corpi di fabbrica: due torri, una a nord e una sud; il lato
settentrionale, detto ala scaligera, probabilmente in onore di
Regina Della Scala, moglie di Bernabò Visconti, duca di Milano nel
XIV secolo; a ovest della porta d’ingresso, troviamo il palazzo
ottoniano, detto anche ala viscontea, a sud l’ala dei Borromeo.
La torre a nord, detta Castellana, è la parte più antica del
castello, quella dove sorgeva la prima fortificazione, antecedente
al castello visconteo. Al piano terra, dell’ala Viscontea e dei
Borromeo, si trovano le sale dedicate al museo della bambola che,
come abbiamo detto, è uno più straordinari e completi in Europa.
Salendo il seicentesco salone si accede all’ ala dei Borromeo, che,
sotto il profilo artistico, offre un rilevante insieme di opere
pittoriche. Innanzitutto l’ambiente Galleria, così chiamato perché
sulle sue pareti sono esposti i ritratti dei grandi personaggi della
casata dei Borromeo. Fra essi, il ritratto equestre di Carlo IV
Borromeo (1657-1734), di Emilio Paolo Borromeo (1633-1696). Sulla
parete di fondo il grande dipinto di San Carlo pellegrino alla
Sindone che si accomiata dai duchi di Savoia, copia del dipinto
conservato nel Duomo di Milano e opera di Camillo Landriani e di
Pier Francesco Mazzucchelli, detto il Morazzone. Le diverse sale che
compongono l’ala dei Borromeo presentano tutte dipinti di notevole
interesse. La sala del Buon Romano e quella dei Fasti Borromeo
contengono le grandi tele che celebrano, appunto, le glorie della
casata. Fra esse, l’imponente tela seicentesca che celebra il
Banchetto solenne offerto da Vitaliano I Borromeo a Filippo Maria
Visconti e ad Alfonso di Aragona; un secondo dipinto raffigura
l’Entrata solenne in Milano di Isabella d’Aragona guidata da
Giovanni Borromeo, per le sue nozze con Gian Galeazzo Sforza.
Dall’ala dei Borromeo si passa a quella viscontea, dove abbiamo la
grande e suggestiva sala di Giustizia, il cui effetto di grandiosità
è dato da un soffitto ad arco acuto che bipartisce due grandi ali
con soffitto a volta a crociera. Preziose decorazioni a carattere
geometrico ornano le volte, mentre le pareti sono affrescate con il
ciclo che narra lo scontro fra Ottone Visconti e Napo Torriani per
la conquista di Milano, che si concluse con la battaglia di Desio
(12 gennaio1277) e con la cattura e l’imprigionamento del Torriani.
L’autore è sconosciuto ed è stato convenzionalmente denominato il
Maestro di Angera. Ogni scena storica è sovrastata da una lunetta
con la raffigurazione di un segno zodiacale, a mostrare l’influenza
delle stelle sulle vicende umane. L’importanza storica di questo
ciclo di affreschi è oggi universalmente riconosciuta, come scrisse
nel lontano 1912, lo storico dell’arte Pietro Toesca: “Ricostituendo
con la fantasia qual’era l’aula magnifica del castello di Angera non
esitiamo a collocare i suoi affreschi fra i più complessi cicli di
rappresentazioni profane che la Pittura medioevale ci abbia
lasciato, ad esaltarli anche come singolare monumento dello stile
che fioriva nella Lombardia fra il secolo XII e il XIV.”
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