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MANGIARE BENE A MILANO E IN TUTTO IL SUO CIRCONDARIO

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Frutti Antichi -Castello di Paderna -  XXI Edizione 

Sabato 1 ottobre - Domenica 2 ottobre

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La sapienza alimentare italiana è immensa. Sapienza millenaria nel creare alimenti straordinari dall’intero mondo vegetale e animale e nell’inventare poi modi di cucinarli che non hanno eguali per armonia ed equilibrio di sapori. La cucina italiana eredita in blocco quella ricchissima della antica Roma, si complica e si semplifica con alimenti e modi di cucina germanici, trova la sua identità precipua dal matrimonio felice della cucina rurale medioevale, potente per la creazione di alimenti eccezionali come il formaggio parmigiano, il gorgonzola, l’infinita schiera degli insaccati cotti e crudi,  la pasta ripiena di ogni  foggia e bizzarria di farcia,  con quella teatrale e fantasmagorica delle corti rinascimentali, dove il salato si mescola e scherza con il dolce, l’aspro con il tenue, le carni giocano con i sapori del pesce e la frutta affoga i suoi umori  già zuccherini  nello zucchero e nella senape. In Italia non si è mai mangiato tanto per mangiare, cioè per nutrirsi...... Oggi purtroppo assistiamo ad uno spaventoso impoverimento di questa grande tradizione a causa della concomitanza di una serie di fattori sia culturali che economici che di ordinaria vita famigliare..... Leggi tutto

 

 

MANGIARE MILANESE A MILANO

E' meno paradossale di quanto potrebbe sembrare, ma la vera, autentica cucina milanese, non è facile trovarla a Milano. Troppo ricca. Troppo robusta. Troppo poco in linea con le tendenze di oggi, che privilegiano erbe e cibi crudi o quasi. Quella milanese è in realtà una cucina grandiosa per ricchezza e sapore, ma è la cucina del latte, del burro, delle carni. Insomma le top models non la trovano adatta..........
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AUTUNNO IN CUCINA: I PIATTI DELLA TRADIZIONE RURALE FRA  FONTANILI RISAIE E MARCITE

Arriva l'autunno con i suoi colori che stregano l'anima e volgono gli umori ad un clima di soffice indolenza e a un vago senso di nostalgico abbandono. La cucina autunnale sembra quasi voler rispondere a questo stato dell'anima con un'esplosione di energia e vitalità. Specie lungo la fascia della pianura, è il momento del trionfo della cucina nella sua forma più traboccante e piena. E' un'esplosione di sapore e di colore. E' il momento dei vini più rossi e più intensi. E' il momento delle carni rosse, anzi brune, come quelle del cinghiale e del cervo, del rosa vivo del maiale, del lucente bianco della pernice e del fagiano. E' il tempo degli intingoli bruni e densi dei salmì e dei brasati....
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IL VIAGGIO ENOLOGICO

Conoscere le aree vinicole attorno a Milano e scoprire territori di inusitata bellezza e prodotti di sorprendente caratura qualitativa ad un passo dalla città più metropolitana d'Italia.
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LA CUCINA E LE CUCINE DI LOMBARDIA

(La cucina milanese; la Cucina Brianzola;  La cucina Bergamasca; Lo stile di cucina pavese e lodigiano; La cucina bresciana; la cucina della 'Bassa')

Si tratta di una tavola gloriosa, sia per abbondanza e forza delle materie prime, sia per il gusto con cui vengono trasformate in cibo buono da mangiare.
Piangersi addosso è sempre stato lo sport nazionale, per cui se andate a leggere articoli e saggi sulla antica civiltà rurale lombarda troverete un piagnisteo infinito sulla disgraziata povertà dei contadini. Ma se è vero che era una vita dura, faticosa e, soprattutto, noiosa per l’isolamento, non è assolutamente vero che, almeno in periodi normali, si facesse la fame. L’abbondanza di cibo era la norma per tutti, sebbene i braccianti agricoli si dovessero limitare a polenta, riso, latte, burro, formaggio e uova per il corso della settimana e a qualche boccone di carne alla domenica e ai giorni di festa. Ma il fatto che non fossero sottoalimentati lo dimostra l’altezza e la possanza dei fisici che incontriamo da Ferrara a Vercelli. Così come la generosità d’animo e l’ottimismo generalizzato che si riscontra ovunque lungo la valle del Po come atteggiamento mentale e morale di massima fra le genti di queste parti. I morti di fame tendono al pessimismo e non mollano neanche una castagna. Provate a chiedere un pugno di grano ad un montanaro o chiedetegli cosa si aspetta dal futuro. Un altro mondo rispetto alle placide, cordiali e  gaudenti genti dei campi di pianura.

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LA CUCINA RURALE ITALIANALa civiltà rurale italiana è durata almeno mille anni. E’ stata il substrato sociale ed economico che ha accompagnato la nostra storia, dandole continuità e certezza, al di là di ogni rivolgimento politico, economico e sociale. Per secoli e secoli i contadini italiani hanno lavorato e prodotto i beni basilari della vita più o meno nella stessa maniera e hanno garantito, di generazione in generazione, la persistenza non soltanto fisica dell’Italia, ma anche permanenza di un’identità culturale stabile, sotto la crosta dei cambi di regime, delle invasioni straniere, delle mode e dei gusti passeggeri, grazie alla continuità degli alimenti prodotti, dei modi di produrli e, infine, dei modi di cucinarli. La cucina rurale italiana è straordinaria: migliaia e migliaia di ricette, tutte con un timbro e una personalità inconfondibile. Anche dall’alimento più povero e modesto si è riuscito a trarre il modo di poterlo mangiare con gusto e soddisfazione.
E’ impossibile numerare, anche solo per approssimazione, le ricette che potremmo scoprire andando alla ricerca, luogo per luogo, lungo la penisola, di tutti i piatti che sarebbe possibile e sicuramente doveroso annotare. Non starebbero nemmeno sui volumi della più immensa delle enciclopedie e, in ogni caso, non sarebbero mai tutte, perché molte di esse rimangono, all’interno di un certo territorio, soltanto nella memoria di poche famiglie o conservate ormai sepolte in qualche ricettario domestico, abbandonato sul fondo di una cassapanca.
In questo volume, pertanto, troveremo una selezione di alcune centinaia di piatti fra i più straordinari per personalità e originalità di elaborazione, ma anche fra i meno usuali e dunque fra i più bisognosi di essere conservati nella memoria collettiva.

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ANTICHE PIEVI, CASTELLI E RISTORI DI CHARME FRA ALTO E BASSO MONFERRATO

Il territorio monferrino è un labirinto di piccoli colli e di fondovalle che s’ intersecano e si moltiplicano senza sosta. Lievi colline che difficilmente superano i 500 metri e che presentano da luogo a luogo, anche a distanza di poche centinaia di metri, terre di diversa composizione e diversa fertilità. Se fra Alto e Basso Monferrato queste differenze sono molto marcate, anche per le diverse altitudini e il diverso clima (l’Alto Monferrato risente del clima più secco e rigido dei primi monti appenninici; il Basso Monferrato subisce l’umidità e le elevate temperature estive della confinante pianura), tuttavia la grande variabilità della composizione chimica dei terreni viene a incidere in modo determinante sulle colture e, più in generale, sulle condizioni stesse di sopravvivenza materiale dei contadini che le coltivano.
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SAPORI DI CASA: DOVE INIZIA LA 'BASSA

Dove inizia la ‘Bassa’?
In termini strettamente geografici e geologici, la ‘Bassa’ sarebbe l’intera area lungo il Po ove si assiste al fenomeno dei fontanili. I fontanili altro non sono che delle grosse fosse argillose ove l’acqua sotterranea, che scorre dalle pendici prealpine e appenniniche verso il Po, ristagna ed emerge in superficie. La cosiddetta ‘alta’ pianura padana, o anche pianura arida, presenta un terreno ghiaioso che non trattiene le acque e le fa filtrare sotto di sé fino allo strato roccioso e, da lì, defluiscono verso il grande fiume. Al contrario i terreni della ’bassa’ sono di natura argillosa, poco permeabile, che, sotto l’impeto delle acque sotterranee, si crepano a tratti, facendo zampillare fuori a ’fontanile’ fiotti d’acqua che poi ristagnano, generando un ambiente tipicamente paludoso. Fino al tardo medioevo, tutta la ‘Bassa’ era un territorio alluvionale e paludoso che alternava macchie di bosco a zone stagnanti, a radure umide e che, di piena in piena, cambiava di continuo conformazione. Un terreno adattissimo all’allevamento dei maiali e molto fertile, grazie al limo che si spandeva lungo i terreni inondati da Po. Una terra fertile, ma instabile e insidiosa, che rendeva difficili, se non impossibili, gli insediamenti stabili, e adatta quindi ad una agricoltura itinerante e, più ancora, all’allevamento dei suini, alla caccia e alla pesca. Solo con tardo medioevo, grazie soprattutto al lavoro indefesso di canalizzazione delle acque dei monaci cistercensi, la fisionomia della ‘Bassa’ iniziava a prendere la forma con quale oggi noi la conosciamo......

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UN WEEK END SUL LAGO

Storicamente è sul Lario che ha inizio la stagione delle ville di delizia, dove le prime costruzioni risalgono al tardo Rinascimento, e, in un certo senso, chi le costruisce le vuole  riallacciare alla classicità, giacché le prime ville sul Lario furono romane, e autori come Plinio il Giovane e Cassiodoro avevano celebrato, nei loro scritti, il lago, la mitezza del  suo clima e la bellezza delle ville che si affacciavano su di esso.
Non a caso, Paolo Giovio, umanista e storico, che già nel 1543 aveva composto una prima opera dedicata alla descrizione del lago, volle avere nei pressi di Como una villa che chiamò il Museo e che fu una sorta di manifesto di un certo stile di vita, di un modo di concepire il rapporto fra uomo, natura e cultura. Emblema dell’amore rinascimentale per la classicità, per le opere d’arte antiche, ma anche dell’amore per la  natura, questa villa diventa centro di incontri dotti e di sofisticate conversazioni; luogo di collezione di opere d’arte e luogo di ritiro spirituale e di contemplazione della natura..
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LA BASSA CREMONESE E IL CASALASCO: LA CUCINA E LO STRAORDINARIO PAESAGGIO DELLA PIANURA LUNGO IL PO

L’estrema bassa cremonese e il  Casalasco, ad essa unito, è quel cuneo di pianura, ad oriente di Cremona, che trova il suo vertice nel punto dove l’Oglio va a morire nel Po, ed ha per lati lo scorrere di questi due fiumi. E’ una terra di confine, dove bresciano, mantovano e cremonese si toccano, si mescolano, si confrontano. Un luogo affascinante dove confluiscono i modi e gli stili di tanti padroni,  di tante tradizioni, di tante esperienze. La veemenza e l’energia milanese dei Visconti, il rigore razionale e la forza della Serenissima, il fascino e l’astuzia dei Gonzaga.  Terra ricchissima e ambitissima un tempo per le sue campagne fertilissime e ricche oltremisura d’acqua  e risorse naturali di ogni tipo: dai pesci di fiume agli immensi pioppeti a  seguire lungo gli argini il cammino del Po; dai lunghi filari di gelsi per dare cibo ai bachi venuti dalla Cina, ai filari della vite ad essi attaccati per avere vino in abbondanza a dare energia al lavoro duro degli uomini nei campi e nelle officine; dai raccolti di cereali, fra i più abbondanti del mondo, alle stalle dove si allevavano maiali, bovini, cavalli, pecore con un’abbondanza invidiata ovunque...

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Omaggio alla garfagnana