LA BASSA CREMONESE E IL CASALASCO:    LA FORZA DEL PAESAGGIO

PERCORSI

 Torre de’ Picenardi e il suo immediato circondario Isola Dovarese e i villaggi rurali della bassa San Giovanni in Croce, Casteldidone, Piadena

BACK

vedi immagini

 

 

Visualizzazione ingrandiVai alla home page Google Mapsta della mappa

 

 

I percorsi. San Giovanni in Croce, Casteldidone, Piadena 

Ripassiamo alla destra del Delmona nei pressi di Voltido e attraversiamo Recorfano, quattro cascine abbandonate fra i campi di mais, ma con un numero spropositato di ristori: due trattorie di un certo tono e un agriturismo anch’esso di curata immagine. Fra essi da segnalare l’Antica Trattoria da Gianna (0375 98351), che esiste ormai da quasi un secolo ed una istituzione della vera cucina cremonese di campagna, con pietanze e insaccati ancora fatti in casa. L’ambiente è rustico, ma sapientemente curato, l’accoglienza cordiale e simpatica. Di inverno si mangia in salette ben arredate e discrete, d’estate si ha disposizione un grande giardino. Passiamo per Solarolo Rainerio e siamo subito dopo a San Giovanni in Croce dove si staglia imponente Villa Medici del Vascello, antico castello visconteo, ampiamente rimaneggiato nel secolo XVIII, ma che, tuttavia, conserva uno strano fascino, quasi quello del centauro, busto e testa d’uomo innestato su quello del cavallo. Così Villa Medici del Vascello mantiene le possenti strutture castellane in mattone, sulle quali si innesta il leggiadro loggiato della villa settecentesca nella quale il possente edificio di difesa fu trasformato.

      

 Per altro verso, un’ulteriore ragione d’interesse e di suggestione è il fatto che questo castello-palazzo, fu concesso da Galeazzo Sforza al conte Bergamino, il cui figlio sposò Cecilia Gallerani, la celebre amante di Ludovico il Moro, immortalata da Leonardo da Vinci nel dipinto dal titolo La Dama con l’Ermellino. Cecilia fu poetessa e donna di vasta cultura. Qui animò una piccola corte rinascimentale, composta di artisti, letterati, gentiluomini, che fece del borgo di San Giovanni in Croce un centro culturale di primo piano in tutta l’area della bassa cremonese. In questa prospettiva si spiega l’artisticamente pregevole parrocchiale di San Zavedro, costruita sulle fondamenta di una chiesa del secolo VII, al cui interno è conservata la rilevante pala della Madonna del Consorzio. Infine, a tre chilometri, in direzione Mantova, troviamo Casteldidone, un borgo di quattro case, alla cui periferia, perfettamente isolata nella campagna, si scorge la Villa-Castello Mina della Scala. Il colpo d’occhio d’insieme è molto suggestivo perché i diversi elementi dell’edificio, le torri e i corpi di fabbrica, si armonizzano in una perfetta distribuzione dei volumi e delle proporzioni, quasi che il tutto sia una sorta di grande disegno abbandonato nel verde della campagna. Il palazzo fortificato fu eretto nel 1596 dai conti Schizzi di Cremona, passò poi ai Mina della Scala e fu ampiamente ristrutturato, prendendo più l’aspetto di una villa di delizie che quella di un castello. E’ visitabile la domenica nella buona stagione.

Risaliamo infine verso Piadena, che è un grosso borgo di campagna, un tempo centro della vita e dei commerci agricoli, oggi con qualche spruzzo di industrialesimo. Piadena non offre molto dal punto di vista artistico, ma è invece assai interessante sotto il profilo sociologico e culturale proprio in quanto  antico borgo agricolo, vocato ai commerci rurali. Qui abbiamo una delle storiche e meglio conservate (sotto ogni punto di vista) osterie  dell’intera bassa. Si tratta dell'Osteria dell’Alba, che situata proprio lungo la vecchia Postumia, (Vho di Piadena 0375 98539)  risale, come luogo di ospizio e di ristoro con ogni probabilità all’epoca romana (trovati nelle fondamenta resti di ganci da stallaggio dei cavalli di epoca romana). E’ una vera osteria, una delle poche rimaste, ossia un luogo dove si entra, durante l'orario di apertura della cucina, anche soltanto per bere e scambiare quattro chiacchere e non solo per mangiare. I posti a tavola sono pochi, dunque è meglio prenotare. La cucina è sul serio sopraffina, perché gli osti fanno questo mestiere da diverse generazioni, sanno tutto del mestiere, sono vivaci intellettualmente, spontanei e ricettivi, e dunque hanno saputo presentare la grande cucina mantovana, sia di impianto rurale che di impianto ducale, al meglio. Anzi aggiungono qualche tocco di virtuosismo presentando piatti che sono descritti dal celebre Platina (Bartolomeo Sacchi - XVI secolo, originario di Piadena, umanista alla corte papale e gran esperto di cucina). E poi la cantina che, in questo caso, è quasi esagerata con una presenza di etichette di qualità da ogni regione d’Italia. Insomma, mangiare bene e bere ancora meglio, ecco in due parole, quello che la casa offre.

Da qui i chilometri che ci separano da Torre de’ Picenardi sono una decina e con essi il nostro vagabondaggio circolare per la bassa cremonese e il primo casalasco è terminato.