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IL LAGO MAGGIORE E LE ISOLE BORROMEE

 

In realtà, su questa sponda del lago, vere ville di delizia, della nostra tradizione Seicentesca o Settecentesca, non ve ne sono per la semplice ragione che l’intero territorio fra lago e monti era feudo dei Borromeo e dunque le uniche ville storiche che possiamo incontrare sono i grandiosi palazzi, voluti da questa casata e costruiti sulle isolette prospicienti Stresa e Pallanza.

Il più noto di tutti è sicuramente quello dell’Isola Bella, iniziato Carlo III Borromeo che, in onore della moglie, Isabella d’Adda, così chiamò l’isolotto su cui si andava costruendo il palazzo. Si trattava di un’opera grandiosa, di enorme dispendio finanziario, che fu portata a termine in tre generazioni, per la durata di quasi un secolo. L’effetto scenografico è straordinario, in quanto, data la forma allungata dell’isola, palazzo e giardini generano, da lontano, l’impressione di un corpo unico, quasi si trattasse di un vascello, di cui il cassero è rappresentato dal palazzo e la prua dal giardino. Quest’ultimo, a sua  volta, è l’esempio più insigne di giardino barocco all’italiana. Dieci terrazze digradanti piramidalmente, dove sono state acclimatate le più diverse specie di piante da ogni parte del mondo e dove, con effetti scenogr­fici eccezionali, dovuti alle scalinate, alle fontane, a giochi prospettici, a statue che  simboleggiano stagioni, venti, fiumi, ci si perde in una in­finita serie di sorprese, di rimandi letterari, di suggestioni lasciate alla intelligenza e alla immaginazione del visitatore. A corona di questa fantastica piramide, l’enigmatica statua di Amore che cavalca l’Unicorno. Il più misterioso e poetico degli animali allegorici della tradizione medioevale, simbolo della castità attiva, quella, cioè, che ci permette di trascendere la pesantezza della materia.

Il Palazzo dell'Isolabella

LA CASATA DEI BORROMEO


In un certo senso il lago Maggiore è, sotto il profilo storico e culturale, una creazione e una propaggine di questa potente e accorta famiglia. Per un periodo si parlò, non a torto, dello Stato dei Borromeo, indicando appunto l’area del Maggiore, dove una flotta da guerra privata e un robusto esercito di terra presidiavano l’intera area. Ma i Borromeo erano gente accorta e lungimirante, sapevano che un bel gioco dura poco e, a fronte delle grandi potenze che si contendevano il milanese a partire dal XVI secolo, smisero di pensare ad una loro ‘signoria’ e realisticamente accettarono di mettere le loro risorse, non tanto militari, ma finanziarie e diplomatiche al servizio delle potenze che davvero contavano nella penisola, cioè il papato, da un lato, e la Spagna, dall’altro.
Le origini della famiglia non erano né milanesi né lombarde, bensì toscane, precisamente di San Miniato. Nel 1370 Firenze li mise al bando per avere tentato una sollevazione popolare; così rifugiarono in Lombardia, dove Gian Galeazzo Visconti li accolse e li protesse, offrendo loro i mezzi per proseguire le attività bancarie di cui erano esperti imprenditori. Nel 1393 i documenti attestano la presenza di una Compagnia bancaria a nome Borromeo, e nel 1395 ottengono la cittadinanza milanese.
Ma il decollo della casata, come una delle più importanti del milanese, si avrà con Vitaliano I (1391- 1449), che diverrà tesoriere del ducato e, grazie al sostegno finanziario che riuscì a garantire alle spese delle continue guerre di Filippo Maria Visconti, ottenne enormi privilegi e concessioni dal duca, come ad esempio la fornitura delle biade e del pane per gli eserciti ducali, piuttosto che l’investitura feudale in numerose parti della Lombardia. E’ in questo periodo che la famiglia si espande sistematicamente nell’area del lago Maggiore con l’acquisizione di Angera, Arona, Mergozzo, Cannobbio, Val Vigezzo. Ed è così che si comincia a parlare dello Stato dei Borromeo. Ma è con Giovanni III (1439-1495) e con il suo successore Giberto I (1460-1508), negli anni cioè che vedono la crisi del Ducato di Milano e la calata di Francesi e Spagnoli in Italia, che si consolida lo Stato dei Borromeo, nella misura in cui il Verbano viene svincolato dalla magistratura ordinaria di Milano e Novara e alla casata viene accordato il potere di armare i propri sudditi e imporre dazi sui traffici del territorio.
Col trionfo degli imperiali di Carlo V, la famiglia rinuncerà definitivamente all’ipotesi di una sua signoria autonoma nell’area del Verbano. Accentuerà, invece, il suo ruolo di grande famiglia aristocratica avvocata a compiti diplomatici di grande prestigio presso le potenze Europee che avevano interessi in Italia e, per altro verso, indirizzerà verso la carriera ecclesiastica i suoi membri intellettualmente più brillanti, badando, con un accorta politica matrimoniale, di tessere legami parentali con le famiglie che, a Roma, maggiormente contavano nella Curia dello Stato della Chiesa.
E’ appunto a partire dalla seconda metà del secolo XVI, che le fortificazioni del Verbano si trasformano in palazzi residenziali e inizia l’immensa opera di edificazione dei palazzi e dei giardini sulle tre isolette del lago Maggiore, oggi conosciute come l’Isola Bella, l’Isola Madre e l’isola dei Pescatori, destinate a certificare lo splendore, la potenza, il mecenatismo della casata.
Per altro verso, gli ecclesiastici di famiglia raggiungeranno posizioni non solo di vertice nella gerarchia della Chiesa cattolica, ma di grande prestigio personale e la loro opera pastorale avrà vasto seguito popolare. San Carlo Borromeo fu uno dei grandi nomi della rinascita della Chiesa Cattolica dopo il concilio di Trento e, con la sua opera pastorale continua e sollecita presso le parrocchie, ricondusse all’ovile clero e fedeli confusi da secoli di lassismo religioso. Suo cugino, il cardinale Federico, fu preso a modello dal Manzoni ne’ “I promessi sposi” come figura di alto prelato ideale, per la sua saggezza, per la sua umanità, per la sua determinazione.

 

Il palazzo d’impianto ad H chiusa sul retro, si dispone con la facciata rivolta verso la sponda di Stresa. All’interno una serie di sale di sublime pompa e spettacolare  potenza evocativa. In pratica, ciascuna di esse potrebbe essere la raffigurazione teatrale di un sogno di perfezione. Lo scalone, che dal piano terra porta al piano nobile, reca sulle pareti gli stemmi nobiliari dei Borromeo e quello delle cinque altre famiglie gentilizie con le quali erano imparentati: i Medici, i Farnese, gli Odescalchi, i Savoia, i Barberini.Le diverse sale sono arredate tutte con pezzi originali del Seicento e del Settecento e ciascuna di esse, per la finalità alla quale rispondeva, rappresenta oggi un piccolo museo a parte. Ad esempio, la sala d’armi all’ingresso è una piccola miniera di informazioni sulla realtà delle armi usate nei secoli XVII e XVIII, oppure, al piano nobile la cosiddetta sala della musica espone gli strumenti originali della musica seicentesca come la spinetta, l’arciliuto, la viola di gamba, il clavicordo.La biblioteca comprende migliaia e migliaia di volumi pubblicati in tutta Europa e magnificamente rilegati lungo un periodo di tempo di almeno tre secoli.Ovviamente la descrizione, anche riassuntiva di ciascun piano e di ciascuna sala del palazzo richiederebbe un volume a se stante, perché il numero delle opere d’arte di assoluto valore - sculture, arazzi, qua­dri- è talmente vasto che è impossibile riassumerlo in poche pagine. Fra tutte le sale, bisogna però almeno menzionare il Salone grande, perché in un certo senso è il cuore del palazzo stesso, e fu pensato come una sorta di sintesi simbolica del modo d’essere e modo in cui voler apparire nel mondo della famiglia. Per quanto terminato solo negli anni ’50 di questo secolo, l’impianto rimanda ai disegni del Ri­chini, che si era ispirato, con ogni probabilità, alla chiesa paleocristiana di San Lorenzo in Milano. Si tratta di una struttura circolare a cupola, al centro della quale spicca il motto e l’emblema della famiglia, ossia la parola HUMILITAS stilizzata. Quindi abbiamo delle sculture lignee che riprendono le figure allegoriche che compaiono nello stemma della casata: il cammello prostrato che regge un elmo piumato sul dorso. E’ il simbolo della pazienza. Poi il liocorno, ossia la castità che muove verso alti ideali. Il morso, ossia la forza  che mette freno alla violenza e al disordine delle pulsioni irrazionali e ag­gressive. Il cedro, che rappresenta la bellezza della natura.

Sull’Isola Madre, sorge il primo grande palazzo dei Borromeo sul lago Maggiore, la cui costruzione risale al XV secolo. Aperto al pubblico, presenta interessanti collezioni di livree, porcellane, oggetti d’epoca. Di grande interesse il parco, dove sono coltivate piante di ogni specie, perfettamente acclimatate. In primavera costituisce un evento che richiama migliaia di appassionati la fioritura si azalee, rododendri e camelie.

 
L'Isola Madre e il suo stupendo giardino

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