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IL COMPLESSO MONUMENTALE
DI
SANTA MARIA MAGGIORE A LOMELLO

Si tratta di un complesso architettonico grandioso di assoluta
rilevanza artistica che stupisce proprio per la sua collocazione in
un piccolo centro della pianura padana. In realtà Lomello in epoca
longobarda era un importante centro politico e commerciale, anche
per la sua collocazione strategica lungo la via che portava in
Francia. Del resto fu a Lomello che si celebrò il matrimonio fra
Teodolinda, principessa cattolica degli Avari, e il re longobardo
Agilulfo (590 d.c.). E fu appunto Teodolinda a dare l’essenziale
impulso al popolo longobardo affinché si convertisse al
cattolicesimo. Non meraviglia, dunque, se, probabilmente su di una
piccola chiesa paleo-cristiana si fosse deciso di costruire il
grande battistero di San Giovanni.

acqua terra cielo

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Verso il cuore della Lomellina
Il paesaggio lomellinese ha qualcosa di struggente fino alla
vertigine. Bisogna però mettersi in ascolto e cercare di entrare in
sintonia con esso, fino a quando decida di mostrarsi. Se non siamo
in grado di compiere su di noi quest’atto di umiltà e di devozione,
ci sembrerà solo una monotona piana senza attrattive. Le strade,
spesso sterrate, fra risaia e risaia, fra piccole macchie di bosco e
cascine in lontananza che sembrano monumenti all’eternità e alla sua
solitudine, offrono la possibilità, in quest’ angolo di terra assai
minuscolo, compreso fra Po e Ticino, di dimenticare la nostra
piccolezza o, se si preferisce, di misurare la nostra grandezza. Di
primavera, fra marzo e aprile, l’azzurro del cielo si specchia
nell’azzurro delle acque delle risaie non ancora verdi di erbe; in
autunno inoltrato, la bruna grigia che sale dalle acque e dalla
terra si congiunge al cielo plumbeo di nubi compatte come un’immensa
volta a botte che contiene l’intera terra. Insomma, nelle due
stagioni di passaggio il cielo sembra confondersi con la terra e la
terra essere parte del cielo, dando così, a chi lo sa cogliere, lo
spunto per un’idea non troppo scontata circa il nostro transitare
lungo le strade fra risaia e risaia.
E’un fazzoletto di terra che ha una sua identità inconfondibile,
quasi fosse una piccola patria. E’ un mondo sobrio e misurato, dove
il rosso ardente del mattone lombardo si tempera col bruno dei
colori e del sentire piemontese. Dove ogni piccolo centro ha
l’energia per affermarsi come fosse uno degli ombelichi del mondo e,
al tempo stesso, esibisce la velata malinconia di sapersi
all’estrema periferia del mondo conosciuto. A ben sentire è come
captare la vibrazione di vivere a Macondo, trasportato però per
miracolo al centro di Manahattan.
La stessa cucina è lo specchio assolutamente fedele di questo
sentire la vita: é rustica ed elegante; è ricca ma misurata; è
composta, ma quando è il caso, assolutamente eccessiva. Ne volete la
prova? Uno dei piatti più caratteristici è il ragò, vale a dire
costine, cotenne, piedini, salamini, verza. Gli antipasti più
abituali? Salame d‘oca, salame sotto grasso, salame di fegato e con
esso tutta una serie di robustissimi patè di diverso impasto e di
diversa speziatura. E poi le rane che sono la traccia culturale che
lega la memoria storica e il senso della comune appartenenza fra le
diverse generazioni.
Il viaggio che proponiamo mira al centro più intimo della Lomellina,
vale a dire Lomello con il suo magnifico complesso monumentale di
Santa Maria Maggiore e poi Sartirana e il lembo di terra selvaggio
che conserva quanto resta dell'antica abbazia cistercense di
Acqualunga. Ma la meta del viaggio è solo il suo pretesto, quello
che conta è il viaggio stesso come momento di apertura verso noi
stessi attraverso ciò che è fuori di noi. In questo senso, quello
che suggeriamo è una sintesi di emozioni che vengono dal paesaggio
naturale unite a quelle della riscoperta della cultura materiale del
territorio, delle sue specialità alimentari, della sapienza delle
sue tradizioni culinarie.
Subito fuori Vigevano, è assolutamente da provare I Castagni , un
ristorante di punta nella zona, condotto da un cuoco di sicuro
avvenire, anzi di nome già prestigioso per la sua capacità di
reinterpretare creativamente i piatti della cucina del territorio.
Arrivati a Mortara ci si può fermare da Naina, una cascina
ristrutturata che oggi è una trattoria popolare di grande richiamo
per alcuni suoi piatti classici, come i bolliti, e sempre nei pressi
di Mortara, ci si può fermare all’ Osteria il Giardino e, poco
distante, troviamo Guallina, un nome affermato e di sicura qualità
nel mondo della ristorazione lomellinese.
A Mortara si può dare dare un’occhiata a quello che resta (ben poco)
dell’Abbazia di Sant’Albino, che fu istituita da Carlo Magno a
memoria della sua storica vittoria, nella piana di Mortara, sui
Longobardi e magari comprare del salame d’oca presso un produttore
artigianale di grande qualità, come L’oca di S.Albino .
Prima di puntare su Lomello per visitare la sua splendida chiesa
romanica e collegato battistero, vale sicuramente la pena di deviare
in direzione Garlasco, dove rincontriamo il Ticino e il santuario
della Bozzola, meta di grandi pellegrinaggi popolari. Qui sono da
consigliare almeno due agriturismi ed è da segnalare un’autentica, e
persino poetica, osteria. Vicino a Bozzola, si trova la deviazione
per il bosco protetto LIPU, denominato Oasi del Vignolo. Al fondo
della strada sterrata abbiamo l’agriturismo Raimondi-Cominesi, un
punto di ristoro davvero da provare per la gentilezza e il calore
con cui si è accolti e per la qualità della ristorazione che è in
grado di offrire.
Alla periferia di Garlasco, sono da segnalare, la Piccola Trattoria
, nascosta in un boschetto alla periferia del borgo e, in località
Barbesina, l’agriturismo Il Bivacco , bello per la sua rusticità e
per la simpatia della famiglia Pinna, che lo gestisce. Da Garlasco
si può procedere adesso verso Lomello e l’abbazia di Acqualunga a
Frascarolo, senza peraltro dimenticare una possibile sosta in due
punti di ristoro nel cuore stesso della Lomellina, ossia la
trattoria assolutamente popolare Da Romè e l’elegante ristorante
Mira , che sorge isolato nell’incanto della pianura.
E così si arriva a Lomello dove sorge il complesso di Santa Maria
Maggiore e del contiguo battistero di San Giovanni. Si tratta di un
complesso architettonico grandioso di assoluta rilevanza artistica
che stupisce proprio per la sua collocazione in un piccolo centro
della pianura padana. In realtà Lomello in epoca longobarda era un
importante centro politico e commerciale, anche per la sua
collocazione strategica lungo la via che portava in Francia. Del
resto fu a Lomello che si celebrò il matrimonio fra Teodolinda,
principessa cattolica degli Avari, e il re longobardo Agilulfo (590
d.c.). E fu appunto Teodolinda a dare l’essenziale impulso al popolo
longobardo affinché si convertisse al cattolicesimo. Non meraviglia,
dunque, se, probabilmente su di una piccola chiesa paleo-cristiana
si fosse deciso di costruire il grande battistero di San Giovanni.
La pianta è ottagonale e su ciascun lato troviamo una nicchia,
alternativamente rettangolare o circolare. E’ un tipo di costruzione
il cui impianto ne ricalca altri come l’antico battistero di San
Giovanni sotto il duomo di Milano, o quello di Novara o di Chieri o
quello di Arcisate. E’ diviso in un piano inferiore ed uno
superiore. La cupola semisferica è composta di otto spicchi
triangolari che partono da ciascun lato dell’ottagono. Al centro, la
fonte battesimale che è di forma esagonale, in contrasto dunque con
la geometria ottagonale della costruzione. Questa forma è rara in
Lombardia ma è presente ad Aquileia e in Istria, ragion per cui si
pensa che i costruttori del battistero di Lomello venissero da fuori
della Lombardia e in particolare da regione dell’Italia
nord-orientale.
A fianco del battistero sorge la basilica di Santa Maria Maggiore,
opera sicuramente molto più tarda, da datarsi intorno al secolo XI.
Purtroppo la chiesa ha subito, nel secolo XVIII, una profonda
manomissione, vale a dire l’arretramento della facciata. Lo spazio
un tempo occupato dalla facciata è così rimasto vuoto, ma ha
lasciato i ruderi delle antiche arcate che sostenevano le tre navate
dell’edificio.
La chiesa è a tre navate e tre absidi con un piccolo transetto e
priva di tiburio. Caratteristiche queste che la collegano alle prime
esperienze architettoniche pavesi e, in particolare, mostrano alcuni
elementi stilistici che ritroveremo in San Michele a Pavia.
L’interno è tutto in cotto, sia come paramento sia come materiale
per la costruzione dei grandi pilastri, tutti delle medesima forma e
dimensione, che reggono le navate. I capitelli, a loro volta, sono
tutti eguali a forma di cubo con gli angolo smussati. Da notare il
modo del tutto particolare e abbastanza anomalo con cui sono stati
scanditi i volumi degli spazi interni. Lungo i pilastri delle arcate
della navata centrale si elevano degli archi trasversali che marcano
un succedersi rettilineo e prospettico dei diversi spazi
longitudinali. Le navate laterali sono coperte con volte a crociera,
mentre il presbiterio e i bracci del transetto presentano una volta
a botte.
Sotto l’abside centrale, i recenti restauri hanno mostrato la
costruzione di una cripta, peraltro non ultimata, a cui si accede
tramite una scala posta dietro l’altare. Non si conoscono le ragioni
per cui non sia stata portata a termine e sia stata quindi
pavimentato il suo ingresso, nascondendola per secoli. Tuttavia,
poiché prima dell’anno Mille non si aveva mai la costruzione di
cripte nelle chiese lombarde, questo ritrovamento conferma l’ipotesi
che Santa Maria Maggiore sia da datarsi intorno al secolo XI.
L’abbazia di Acqualunga a Frascarolo può essere presa come meta,
soprattutto come scusa per potere attraversare per intero la
Lomellina fino ai suoi confini col Piemonte. Di essa, infatti, oggi
non resta praticamente nulla,se non la vecchia chiesa in grave stato
di degrado, sebbene sia ancora usata per celebrare messa in alcune
speciali ricorrenze.
Eppure, in un certo, senso, una visita a questi antichi e
dimenticati ruderi vale la pena farla. In primo luogo per il luogo
stesso, una radura totalmente appartata nella piana, dove sono
rimaste le vecchie case dei braccianti agricoli che oggi non
esistono più, mentre è ancora abitata e produttiva la bella cascina
che sorge con ogni probabilità nello spazio cinto dalle mura che un
tempo segnavano il perimetro dell’abbazia. Sappiamo che fu fondata
nel 120, come filiazione di Lucedio, a sua volta filiazione di La
Ferté. Piccola e disagiata, fu trasformata in commenda nel secolo XV
e quindi Galeazzo Petra, suo commendatario divenuto Vescovo di
Vigevano, ottenne da papa Clemente VII che i beni dell’abbazia
fossero incamerati dalla diocesi di Vigevano.
Ad ogni modo, la sosta ad Acqulunga può anche essere lo spunto per
visitare l’estremo lembo della Lomellina, e cioè l’antico borgo di
Sartirana, famoso per il suo possente castello visconteo, oggi sede
di associazioni culturali ed artistiche che organizzano eventi e
manifestazioni di notevole importanza. Inoltre, molto bello è
l’intero centro storico di Sartirana, caratterizzato da antichi
palazzi e chiese artisticamente notevoli come la parrocchiale
dell’Assunta (XV secolo) e quella barocca di San Rocco.
Subito dopo Sartirana troviamo Valle Lomellina, grosso borgo
agricolo noto per le sue riserie, molte delle quali offrono uno
spaccio aziendale, e dove, alla domenica, si tiene mercatino
all’aperto molto frequentato perché è l’unico dell’intera zona.
A Valle ci si può fermare per pranzare all’agriturismo Cascina
Mirellina, che è proprio all’entrata del paese, ed è situato in un
spiazzo verde ben ombreggiato. L’antica stalla è stata ristrutturata
in una accogliente e caratteristica sala da pranzo. I padroni di
casa sono persone cordiali ed affabili che vi offriranno i piatti
della cucina del territorio realizzati con la bravura delle donne di
casa di un tempo.
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